mi buca il labbro
e mi punzecchia
l'ombelico,
vi è l'alluce
che entra nella cruna
e vi si incastra,
tra le retine
dei pescatori
e le corna
di lumache e tori...
Alquanto arcano
come si barrisce
per non ridursi
a squittire
con la proboscide
nell'alcool...
Destati un attimo,
scansa le narici
e dipingiti l'iride,
con la tonalità intensa
del caffè amaro:
destati per sempre,
devi essere come lui;
il preistorico affamato
che sbraitava grezzo
al mammut crepato
che ora tu sei...
su sentieri di ripido cammino
come un'enigma che si specchia
tra sponde poco profonde
di luce penetrante
e disegna punti di domanda
in trasparenze di sorgente
che sanno di montagna
e aria fresca e pungente
e immeritati nuovi mattini
e svogliati silenzi graffianti
come raffiche di vento
la mia discesa aspettando.
I cambiamenti penetrano la vita
come raggio di luna
che illumina la notte
finora sempre buia
o come frecce avvelenate
aprono ferite piangenti sangue
Le scelte di vita
non sono abiti indossati
da manichini inerti
che voce non hanno
sono fermate di un metrò
dove l'obbligo di scendere
se pur non vuoi è irrevocabile
lo impone la vita
Cosciente di trascinare con te
coloro che ami
provocando dolore,
lacrime che nessun fazzoletto
può succhiare
perchè non di carta assorbente
è composto
Stanca, smembrata
da un vecchio treno a vapore
mentre sui binari riposo
mi ricompongo per magia
come in un cartoon network,
lacrime d'acciaio bucano
la pensilina mentre osservo la luna
NON ERA QUESTO IL FINALE
DEL MIO LIBRO
sconvolgendo il giorno.
Livide l'onde guidano alla terra
fragor di tramontana,
solo creste bianche di spuma
si distinguon dal ferrigno.
Curvo, avanzo scagliando pensieri
contro la barriera di sferzanti rovesci,
che da sghimbescio si riversano
quasi a cercar diverse vie
per meglio ferire.
Eppur al cuore e ai sensi
vulnerabili e inquieti,
la corale maestosa dell'incombente burrasca
non reca affanno.
Rinfocola anzi il sangue
un dì guerriero
temprandolo a inevitabili contese
che il vivere comporta.
Ogni giorno, si perde
ogni giorno in modo, differente.
Esala, insieme ai discorsi,
rimati dentro, chiusi
nell'isolamento, della pena.
Muore, senza accogliere
la vita che, arabesca il mondo
smarrito, come nebbia
in quest'aria che, esaspera.
Muore, camminando,
nell'apparente crepuscolo,
imbrogliato dal grigio delle ore
mentre dentro, diluvia
e ride a crepapelle, la solitudine.
Ai piedi di questo albero vorrei sostare
ritrovando la preziosa pace
inglobando la mente e l’anima
tramutando il tutto in versi scritti
per far si non svaporino
Riconoscere e ritrovare i profumi
quelli persi, le antiche memorie
reperire quelli che ancor sono ignoti
Vorrei
affidare la mia testa su una spalla
benamata, sentire il respiro impercettibile
di una carezza, lieve che sia endemica
che parte dalla pelle per arrivare al cuore
Sentir le lacrime che inondano il mio volto
in ogni goccia che scivola e va
c’è un dolore che se ne va
si, vorrei.
Invano il mio richiamo giunge a te
così...
rimettendo le redini
di un dolce sentire per un dolce desiderio
Mi perdo nella notte in solitario eremitaggio
dissiparsi...
dove ancor sconosciuto evo
Voli notturni, in veglia
rivoltandomi…
turbandomi
in queste lenzuola non più miei
dove s’impregnò l'odore
di quella ormai amica veglia.
tutto ciò che fa apparire
chiaro e limpido il mistero,
tutto ciò di cui
non dobbiamo preoccuparci
di risolvere e pensare,
ma è lì pronta
a sfamarci o ad accecarci.
Per caso a volte è capitato
di spazzare la mia anima,
da tutto ciò che non lo è,
attimi solo attimi
bagliori accecanti
in mezzo a molta nebbia,
piccoli attimi di pace
in mezzo a confusione e indecisioni,
e lì capire che ogni mistero
non è altro che un po
di polvere su di essa,
la nostra anima è amore
solo e soltanto amore
cibo e luce
per ogni passo che cammini
calma quite e appagamento
ad ogni tua domanda
Chiamiamo fede dunque
tutto ciò che è già in noi
basta spolverarla un pò
e potrà sfamare tutta la tua vita
E se dio è amore e solo amore
come detto da dottrina
allor vuol dire
che sono fatto anch'io
un po di dio,
e la mia fede non è altro
che pigrizia
leggerai di me
un giorno,
sarò presente
nei pensieri tuoi,
cercherai dei fogli
capirai le mie lacrime
tra le righe.
non era un gioco
io l'amore l'ho vissuto
realmente
io ti sedevo accanto
ti prendevo per mano
accarezzavo il tuo viso
tu
non mi vedevi
mi cibavo di un tuo sorriso
di una parola dolce
di un bacio volante
chissà quanti ne avrai lanciati
ma io lo raccoglievo
ne facevo poesia
una storia intessuta
tra i miei sogni
eterna fanciulla mi dicesti....
eternamente innamorata
dovevi dire...
avresti dovuto
leggermi l'amore negli occhi
forse lo hai capito
ma non hai saputo cogliere,
forse eri distratto
non hai avuto il tempo di pensarci..
la lontananza
è un male dell'amore.
un giorno
capirai,
riprenderai i miei scritti tra le mani
sentirai una stretta al cuore...
capirai il mio dolore,
io
non ci sarò più....

Il pendolo del nonno
scandisce in rintocchi regolari il tempo
… don don don ...
ricordandomi come se già non lo sapessi
quanto fluiscono veloci le ore, gli anni
Ogni giorno una ruga nuova
appare sul mio viso
e gli occhi si truccano da soli di un blu
partorito dalla stanchezza
con cui convivo come un'ombra
da quanto non ricordo
Oggi il cielo è di un sereno
che ferisce gli occhi
dalla finestra godo
lo spettacolo naturale delle montagne,
del Monviso dalle guglie innevate
e vorrei avere un paio d'ali
per raggiungere quel luogo di pace
sentirmi più vicina a Dio,
piangere tutte le mie lacrime calde,
scioglierebbero la neve
in un ruscello e potrei dissetarmi
Perchè tanta è la sete
arsa la mia gola, secche le labbra
non riesco nemmeno a parlare
mentre vorrei urlare
Dall'alto di quei monti maestosi
in eco risuonerebbe
il mio canto d'amore per l'amica vita
amore da lei non ricambiato …..
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ti chiederò di essere te stessa
e raccoglierò ogni attimo di attesa
come se fosse festa
...o resa.
Ma tu,
prima di sbattere di nuovo quella porta
ti volterai a guardarmi un'altra volta
poi correrai nel tuo infinito vuoto
per un amore mai capito
o verso un altro cuore,
inquieto...
Fallire,
è la certezza che mi dava la tua "scuola"
quella che non ha mai saputo dirmi una parola
almeno, una volta sola...
Ma
per una volta sola
non lasciarmi al mio dolore,
e alla tua triste e fredda
immagine d'Amore.
...Mentre io,
vado oltre
calpestando la mia stessa anima.
quelli morti e anche quelli senza speranza
Il rumore delle cesoie alleggerisce i ricordi
ormai sfocati, senza forma, senza più un nome
son morti
M’inginocchio davanti a quei resti
nessun richiamo e nessuna preghiera
son morti senza speranza di rinascita
Son morte anche le ombre che d’intanto
m’accorgevo d’aver dentro la testa
Non ricordo più neppur le voci e neppur i tocchi
son morti tutti
Accendo un fiammifero e la fiamma viva
li brucia lasciando quella polvere grigia
anch’essa senza profumo e senza nome
son davvero morti
Seppellisco quelle sagome nella terra d’inverno
saranno concime per quei bulbi selvatici
che sbucheranno in primavera
Loro avranno un nome
ma certo non il nome di chi è stato da concime.







