c'è del malumore,
e poichè l'orrore di reciproca sfiducia
batte bandiera,
non ha senso alcuno
più la primavera,
e l'incoscenza brucia
nell'indole di ognuno
sin dall'aurora
e fino alla sera, per rovinare poi
ancher i puliti sogni della notte.
Così che tutto diviene fuoco
e nessun'acqua spegne
le fiamme che hanno
libero campo e provvido vento
nell'incendiare ormai
tutti i valori
che della vita ci danno un senso.
Si spegne quella luce d’essenziale
che irradia le cose
il profondo senso d’essere
il volo metafisico nel forse
le intuizioni illimitate
nel raggio amplificato
oltre il circuito d’immenso
fragile smisurato
nella quiete ombrosa,
là dove è parte di noi.
Si spegne il silente passo
nell’abbandono incorporeo
alla sostanza che ci contiene,
come aquiloni folli erranti
al vento stagnante di primavera.
Quiete,
nel profondo.
son morto già vivo, son sempre morto;
e questa speranza di luoghi lontani
di gente felice, di terre, di mari,
di grandi pianure, di monti, sorgenti,
di eventi infiniti, di pace suprema,
è qui che concorre a farmi finire
in pallida angoscia questo che vivo,
questa miserrima parte di vita
che a me fu assegnata per controfigura
di quello che esiste, di quello che sento,
di quello che vedo goduto dagli altri,
sempre, ogni tempo, ogni dove,
di quello che anelo
e non posso trovare,
perchè so che esiste ma ignoro dov'è.
f i n e
e si consumano le mie speranze,
quì mi consumo, come succhiato
da angustia mortale.
Quando il tramonto fa piangere il giorno
per l'annunziata prossima fine
mille fiammelle s'accendono intorno
per consolargli il ricordo del sole.
Bianca la Luna riprende a danzare
per adombrargli la malinconia
fino all'aurora che nasce dal mare
che lo riprende in sua compagnia.
Così che il giorno muore e rinasce
nell'altalena che dolce si estende
per secoli eterni.
da magre rivincite
col peso del mondo
che mi crolla addosso
schiacciato da misere incerte idee
io sto.
Del sole fulgido
non canto la gloria,
e tutto il mio tempo è quì
senza capire come si vive
chiuso e ristretto in questo ambiente,
senza spazziare,
in mezzo a deboli meschinità.
e questa pioggia
che cade incessante
da alcuni giorni,
battendo continuamente alla finestra.
m'affaccio e scorgo in lontananza
un piccolo passerotto infreddolito
che cinguetta ripetutamente
pare un pianto,
sarà sicuramente caduto dal nido
ed ora si sente perso
perché non sa ancora volare.
Piange,un continuo stridio
accompagnato dal vento,
dissolvendosi nell'aria.
Dio mio voglio salvarlo,
scendo di corsa,
la pioggia è fredda,
prendo con delicatezza quel piccolo passerotto,
è ancora caldo,
mi guarda con i suoi occhietti spaventati
ma sembra capire
che sono io il suo solo aiuto
si lascia fare,
appoggiando teneramente la testolina nella mia mano
addormentandosi oramai stanco....
Mi chiese il dolore
“Osserva le lacrime
piangere le paure
la loro dolcezza
così crudele”.
“Riesci a guardarmi negli occhi?”
ripeté sfacciato
l’arrogante .
L’aria era fresca
E l’estate sempre più vicina.
I pensieri si cullavano al sole
e l’odore di pulito della vita
steso all’amore in gola.
Fu allora che gli sorrisi
come chi aveva capito.
“Ti lascio alla tua fame di dolore”
Gli risposi con ghigno audace
“ Non vedrai mai la disperazione
incorniciare il viso
o pianto serrare il cuore !”.
E lasciatolo solo.
Mi allontanai.
Io cerco in te quel che è mio
che non siano paure
o insicurezze date in pasto
all’aquila in volo.
Cogliere il fiore raro
che possa ammirare
nel mio giardino
e annaffiarlo di lacrime
per sentirlo vivo e vicino.
Io per sempre mio.
E l’altro che sia il mio dio!
Sembra marmo il planare
come ali di cristallo
alla sommità di un percorso
corda tesa
mutevole flusso
perfetto bassorilievo
vuoto emisfero
da cui luce esonda
perfezione
indotta
dal nostro essere
assenti e distanti
come amorfi corpi
impeto e tempesta
di un nulla che
scrivemmo di noi
inabissati della fine
superstiti di passioni
riluttanti
giacenti rami
del rinnegato sogno
rivissuti
al nostro stesso amore
nel silenzio, avviticchiato in quell’angolo
scandagli d’animazioni veloci dei passanti
osservi smanioso andature difformi
di cert’uni, tentenni ad imitare
omologhe di animali mescolati a prede
Folate di fiati sbuffanti
puzzolenti refoli ti cadono addosso
e tu, pigiato nel buio pesi e soppesi
il peso delle asfissie
rigetti e richiedi, a quel santo, ricusazioni
t ‘ascolta svettandoti la molla
T’alzi e ti scuoti, sputi sull’asfalto
sgrassandoti la bocca con la manica
del primo miserando che t’urta
ciondoli sfrontato ossequiandoti
rizzandoti prosegui non curante
dei marciapiedi che son pieni d’impronte grevi
Hai deciso, svolti e sali
inciampando e strisciando
turgori nel tuo corpo, ma non ti fermi
affondi il naso nella terra
esprimendo riconoscenza, t’inchini ad essa
E’ codesto profumo che reclami.
Ho demolito a mani nude
con lacrime di ghiaccio
il muro di filo spinato
che come un lager virtuale
intrappolava l'anima mia
la vista del sole
negava al mio sguardo
Viva e libera di vibrare
nel cielo il mio volo
sfiorando il mondo
accarezzando emozioni
vere, profonde
Assaporo il profumo
di sentimenti sconosciuti,
fiducia forte, resistente
ai venti più impetuosi
come sequoie secolari
Amicizia indissolubile
non esiste distanza
nemmeno la morte
potrebbe distruggerla,
è come un amore
marchiato a fuoco nel cuore
Trafitta da freccia avvelenata
del tradimento
amaro come il fiele
rigagnoli di sangue gocciola
dalla pelle lacerata …
Per questo esiste il perdono
cicatrizzante naturale
segni sulla pelle del cuore
non rimarranno
…. ed il sole riprende a splendere
Un gruppo di rondini
squarciano il cielo,
volano basso,
annunciano ai duri
che da li a poco potranno respirare,
che da li a poco
i loro occhi
potranno lasciarsi andare.
Manca così poco
ed invece sembra un'eternità!!!
Perchè, domando....perchè?
La gioia mescolata alla tristezza
artefici di emozioni folli
eppure...c'è, esiste e allora
cosa manca...quanto manca
un attimo, manca quell'attimo
che sembra sospeso
fermo lì, impalato ad osservarmi
sembra goderne della mia alternanza d'umore
sembra dirmi
è palese quell'attimo, aspetta...è qui...è adesso
Volo tra le tue braccia
ed inciampo nel tuo cuore
mi annido come piccolo uccello appena nato
ti guardo implorante di darmi
quel cibo desiderato
quel cibo di cui ho bisogno
quel cibo
AMORE.

La primavera si fa desiderare
in questo giovane anno
pieno di acciacchi
e di scontentezza
Nel mio cuore la primavera
è morta
non vedo rinascita
la vita non si rinnova,
scorre sbuffando a fatica
su vecchi binari consumati
rischiando il deragliamento
ad ogni attimo
Ad ogni risveglio il cuore
perde un battito
vorrei non aprire gli occhi
non stimolare la mente
al giorno che nasce
Dimmi o mio Dio e Padre
quanto durerà questo cammino,
l'essenza Tua forza mi dona
i tuoi angeli sento cantare
ma sono stanca e vorrei
lasciarmi andare,
svenire su un prato
all'ombra di un salice piangente
perchè io lacrime più non ho
Il mio sguardo si posa
sul mio amore che ancora riposa
sento il suo profumo
sa di primavera
non posso fermarmi ora ….
che cosa mi tormenta:
il sole
e le galassie
son fuori dalla mente,
lo spirito che freme
mi cerca dentro il corpo.
La vita
è un’illusione
che manca di certezza.
Son qui
come una bolla
inutile a me stesso
attento a non sprecare
quest’anima ribelle






