I disegni correvano muti sui muri delle stazioni,
si dileguavano veloci, assenti di qualsiasi colore 
trasformandosi in una scia informe 
che imprimeva nel mio sguardo 
il solo motivo di quelle folli corse.

Cancelletti di cemento bianco 
ove dall'una e dall'altra parte 
c'era la fuga verso la libertà.

Come era ostile allora parlare di libertà,
era una parola dura 
che si incideva negli animi 
di coloro che ormai erano fossili 
della propria vita,

a stupendo agio nel loro calco di città immobile,
succube della propria storia 
da cui nulla ha saputo trarre 
per rendersi umanamente varia e piacevole.

Statuaria quanto declinante 
pur di rinunciare al dolore 
a cui inevitabilmente portano 
le nostre scelte 
si è resa luminosa quanto abulica.

Tristemente comune,
alla ricerca del sentimento 
che essa aveva soffocato 
fra le sue afose ed umide giornate,
ho dovuto rendere esule 
prima il mio pensiero,
e di seguito il mio corpo.
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Profilo Autore: Giuseppe Trucchia  

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Commenti  

Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 06-05-2020 14:51
Introspezione molto profonda, mi ha anche emozionata, grazie complimenti.

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