Suona per noi
questo violino che ho scordato
sull’uscio indifeso di me stessa
e d’improvviso con la mente,
danzo come un tempo
fra i campi di cotone
come la magia di una stella
caduta dal cielo di maggio
ed il vento mi ricuciva l’anima,
era quel carillon dimenticato
che un tempo eran le tue braccia.
Ed il riflesso
d’una coreografia d’orizzonte
tagliava in due una nostra vecchia foto:
mamma, contavo i tuoi biondi capelli,
parevan raggi di sole che sfioravo
come fossero sogni di cristallo
e tu, solo per me, lacrimavi una nenia
di fate, principi e cavalieri.
Mi manca mamma,
disegnare i battiti del tuo cuore
che musicavano un orologio di storie,
mi mancan mamma
le tue mani stanche, come pane di luna,
perdute nella sartoria dei tuoi affanni,
mi mancan mamma
i tuoi occhi verdi, come scampoli di mare.
Ecco chi sono io:
una piccola conchiglia abbandonata
sulla spiaggia dei tuoi ricordi.
