Qui nella quiete tra loculi e sepolture,
siedo sulla calda panchina delle rimembranze,
nel silenzio sacro che mi avvolge.
Una carezza alle loro immagini in foto
e con esse rivedo le dolci braccia
che un dì m’accolsero nel tepor di tenerezza.
Avverto il rifiorir tra noi dei momenti salienti,
come di un ridar equilibrio all’anima:
mio padre che, qual energica colonna,
m’infondeva criterio e direzione nel discernimento,
e mia madre che con sapienza
conduceva i miei passi negli apprendimenti.
Rileggo in pochi luminosi istanti
l’amore che copioso mi è stato elargito,
con mille dottrine in concordanza.
Negli anni che scorrono
e che sempre più valutano la lontananza,
considero il retaggio d’amore che mi fu sottratto.
E pur se tal infinitamente distanti,
sento tra noi forte l’interiore connessione,
nella mia presenza e nei miei atti.
Nel loro amore io vivo difesa e avviluppata,
nella profondità del nostro respiro
con il Cielo e con l’Eterno.

