E il deposito delle tempeste disposte in doppia fila
l’ho rimesso a nuovo da poco, rifatto l’intonaco
le pareti imbiancate, tutto lucidato per l’arrivo
di una nuova regina. Di spazio c’è n’è ancora
se vuoi scatenarne altre, magari posso guardarti
mentre cerchi il tuo centro di stabilità
nel raggio di luce che ci accarezza al mattino
o quando la notte ti chiude gli occhi in verticale
dopo il nostro saluto in codice accidentale
nella lingua che ci è ignota. E’ il tuo destino
ma mi riguarda da vicino, ti sento dentro la cavità
dei polmoni, il cuore in apnea, è per amarti
che ti ho cercata all’alba delle tue vesti di porpora
le orbite cieche dei pianeti nani, il tuo ulivo
che è rimasto a guardare il mare, il suono sinfonico
delle tua labbra nel soffio lieve sulla candela.

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