“ A hard rain a gonna fall” quanto è bella
questa versione orchestrale, toglie il fiato
almeno quanto te. Che mi manchi
lo puoi capire, ma se proprio mi tocca
soffrire è meglio che stia lontano
che sia la tua assenza a farmi male
non i tuoi silenzi. Ho messo il sale
nel caffè, ho cercato nessuno
e non mi ha risposto, la filastrocca
è di zucchero filato e se i tuoi fianchi
sono di marmo è perché c’è uno strato
di polvere nella tua voce, stella.
Non sarà infine una guerra nucleare
stella, a seppellirci, ma una fredda distanza
un tuffo nel congelatore delle emozioni
un pianto senza lacrime e uno spettacolo
teatrale con la sala vuota. L’errore
è stato esserci incontrati sull’orlo
di un precipizio, se ancora c’è un urlo
è strozzato, ma finché c’è amore
è la fragilità a spiccare il volo
tra le strofe di queste canzoni
stonate. Quanto pesa quest’assenza
ma così con te non potevo più stare.
La domanda è la stessa ma la risposta
è un vento impetuoso, un insulto
sfuggito alla rabbia. Se ci rifletti
te lo sei meritato, ma era meglio
tacerlo. Era altro che volevo dirti
ma a che sarebbe servito, se la sabbia
della tua clessidra è più veloce
della mia? Ho sentito la tua voce
alterata per colpa mia, è la follia
a dettare queste frasi, accarezzarti?
Magari succederà quando l’orgoglio
si sarà spento. I temi sono corretti
e la scuola può cominciare, lo stolto
ti ha pregato, ma non ha ricevuto posta.