La torre dei fuggiaschi ora è disabitata, c’è stata
la retata degli scheletri appesi al gancio
d’acciaio di un robot, il mare è in apnea
la marea scende e ulula il vento del nord
il lord è in fin di vita e l’ultima strega del nocchiero
straniero è morta d’appendicite tre anni fa.
Là c’è un sasso, un masso credi sia un monolite
capostipite delle pietre della congrega dei rabdomanti
ti sbagli, dice la dea dei monti spogli. Non è la genesi
ma la protesi dell’odio, quella è stata avvistata.
Sotterrata dall’altra parte della terra, al confine
di spine della regione dei giganti astemi e della terra
azzurra delle fontane zampillanti. La regina
divina dei comizi è stata deportata, ora recita
dita nel naso e sguardo basso, per gli abitanti
tonti di una città senza finestre, i torrenti
dei venti forti sono inquinati dalla marmellata
concentrata di catrame, una farfalla
può guadarla, gli uomini, invece, stanno al passo.
Il collasso degli empi, degli stolti e dei blasfemi
scemi non è previsto dai maghi dei boschi.
I foschi presagi dei saggi si sono avverati
armati di leggi arruffate i predoni ladroni
di droni hanno vinto, gli eletti sono confinati
braccati inseguiti da prepotenti nel girone
campione d’incassi degli impotenti
i resistenti sono abbattuti dalla rivolta
indotta dagli elefanti sordi. I briganti
morenti del sud sono protetti da mosche
fresche danzanti al suono della canzone
di un’amazzone. Le donne invecchiate male
al sole stanno all’aperto, le più belle non sono nate.
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