Recluso in questo carcere di specchi
coatto è'l cristallo mio a brillare
per alcuno se non per se e mai vecchi
desiosi fieno i raggi di volare

e rapir soli fulgidi e lucenti
oltr'ogne lieto zàffìro o rubino.
E straziano lo scarno cor pungenti,
riflessi e giovan aghi sul bambino

ch'è ancora la mia vita. Or piange
con lagrime di sangue onde lenisce,
issando ilar sorrisi su cui frange,
quest'algia del mentir che non perisce.

Come immoto legato in maglia odiata
pazzo opaco s'agita'l fer brillante,
smanioso de la luce ben placata
diviene servo in pugna più straziante

che lo sventra, e ritorna su lo scudo
avversario e amico a quel mio "vuole",
squarciato da una tema in su del crudo,
segnato da un talento ch' ancor duole

ed emacia e scolora in logoranti,
in minute, in opache gemme l'ore
mie valenti or ora più ch'avanti
perché chi muore viene e chi vien muore.
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Commenti  

Alorian
+1 # Alorian 15-06-2014 02:54
Il cuore, qui visto come cristallo, è costretto a non poter brillare come vorrebbe. E quale peggiore punizione e luogo per un qualcosa che vuole emanare luce se non un "carcere di specchi"? Il cristallo, il cuore, è costretto quindi a brillare solo per se, perché all'emanare un raggio di luce questo viene riflesso pungendolo come un ago.
Il senso di questa prigionia del cuore, sta tutto in una scelta. La scelta di non dover esternare sentimenti che altrimenti avrebbero intaccato e distrutto altri rapporti. Quindi è la scelta di un amore silenzioso che rimbalza continuamente tra le pareti dell'anima e non può venir fuori, anzi, non deve. Per non far soffrire e non abbandonare persone care per il puro egoismo di ottenere qualcosa che si desidera si sceglie solidalmente di darsi due, tre pizzicotti sulla pancia. Abnegazione. Metaforicamente il cuore è un cristallo che emana "raggi d'amore" che vengono però riflessi (volontariamente e forzatamente) in seguito a quella decisione di non dover dir nulla, come uno dei più possenti personaggi delle tragedie dell'Alfieri Mirra. Amore silenzioso avvolto dal senso di colpa.
Rosaria Chiariello
+2 # Rosaria Chiariello 15-06-2014 11:50
E' davvero così bello e nobile immolare la propria vita alla felicità degli altri? E' davvero giusto e onesto mentire e far apparire vero ciò che non è per preservare uno status quo che dia serenità agli altri!? L'eterna domanda: vivere per sé o per gli altri? Non conosco la risposta ma di una cosa sono convinta che non è il sacrificio il fine ultimo della nostra esistenza anche se d'amore! Essere eroi o meglio sentirsi eroi non ci verrà riconosciuto da nessuno, nessuna gratitudine come è giusto che sia! Esserci per esserci senza convinzione con un cuore altrove è davvero giusto nei nostri confronti e nei confronti di chi amiamo? Poesia molto sentita! Grazie! :-)
Silvana Montarello*
+1 # Silvana Montarello* 15-06-2014 18:51
Soffrire da soli pur di non far soffrire gli altri, non so dovrei trovarmi nella situazione per capire cosa sarebbe giusto.

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