“E lontano, lontano nel mondo | una sera sarai con un altro, | e ad un tratto, chissà come e perché, | ti troverai a parlargli di me, | di un amore ormai troppo lontano.”
(Luigi Tenco)
Forse forse sarà stata
l’assoluta mancanza di sonno,
ma io lo vedevo quel che pensavo,
come un vago fenomeno arcobaleno:
rosso, arancione, giallo, verde, blu,
indaco, e poi quasi violetto.
Troppa superstizione
e troppo, troppo
digiuno
perché noi
si potesse sperare
nel fascino della metamorfosi,
perché l’umiltà si facesse magia
e la breve evoluzione del tempo
mutasse pian piano in memoria.
Avresti dovuto socchiudere
i tuoi occhi al mio buio
perché la mia arte
assumesse
la forma
di un piccolo
sogno romantico.
Ora lo sai, Mariposa,
che ci vuole penitenza,
che ci vuole frustrazione,
perché un mistero diventi
sfumatura di sangue e fuoco;
e che serve equilibrio e calma,
perché gli opposti
si facciano
unità.
E lo so anche io,
che se ci fossimo privati
della materia del sonno
e della sua superbia,
di già
saremo eterni:
come il pensiero ebbro
che impallidisce al sole,
ma che vive protetto
e non muore mai,
finché si crogiola
nella cavità
nutrice
del suo
geode.
“Perché scrivi solo cose tristi? -Perché quando sono felice esco.”
(Luigi Tenco)
