Dio del mare,

il capitano ha paura. Lo si puo` chiaramente capire. Cosi` anche noi.

Ormai sono trascorsi 75 giorni di navigazione, e con il morale dell’equipaggio azzerato e con le cambuse vuote e con i venti avversi, stanno venendo meno anche le capicita` del comandante di comandare.

Tutto quello che conta per lui in questo momento sono i suoi libri, le sue carte e i suoi incubi illuminati.

Al principio, appena partiti, eravamo tutti entusiasti perche’ nessuno di noi era mai stato imbarcato su una nave cosi’ bella, nessuno aveva mai ricevuto una paga cosi’ alta e nessuno era mai stato ad Atlantide.

Inutile dirti che nessuno aveva pensato per piu` di un minuto che questa citta’ non aveva latitudine ne` longitudine, insomma che non esisteva.

O forse tutti noi lo sapevamo e ci volevamo segretamente illudere di poter entrare nella storia come i marinai del Creuza, la nave che ha scoperto Atlantide.

Ma ora, Dio del mare, le cose sono diverse.

I venti strappano i capelli ai marinai e spettinano le idee al capitano.

La pioggia appesantisce le vele e questa nebbia fitta scherma ogni nostro grido.

Non possiamo neppure permetterci di piangere, perche’ un’altra goccia a bordo e il nostro prossimo scalo si chiamerebbe abisso, o inferno.

Ti scrivo questa lettera, Dio del mare, perche’ onestamente non capisco.

Non capisco perche’ ti accanisci con noi, non capisco a che gioco stai giocando.

Forse Atlantide non esiste, forse stiamo solo rincorrendo un sogno vuoto, forse stiamo solo seguendo le lune di quel vecchio pazzo di un capitano.

Ma non e’ proprio il sogno la nostra piu’ grande ricchezza ? Non e’ proprio il sogno il tramite tra dio e uomo ?

Chiudero’ questa lettera in una bottiglia, e, come consuetudine, la donero’ al mare, perche’ le onde la possano portare a te.

Quello che ti chiedo, Dio del mare, e` un segno, una risposta.

Quello che ti chiedo e` Atlantide o la patria e` la vita o la morte.

Quello che ti chiedo e` di non lasciarci qui, dimenticati, facili prede di un incontrollabile e doloroso istinto di sopravvivenza.

Donaci la citta` nascosta o guidaci alle nostre case, uccidici con l’inganno o salvaci con la tua grandezza.

E ricordati che nelle nostre allucinazioni collettive non ci sono marinai e capitani, neppure uomini e dei, ed Atlantide e’ il piu’ banale di tutti I sogni infranti.

Nelle nostre allucinazioni collettive forse ci siamo gia’ incontrati,

perche’ si ambientano all’inferno, e l’inferno ha il sapore del mare.....

 

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Profilo Autore: Charlie  

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Commenti  

Debora Casafina
# Debora Casafina 08-09-2011 09:35
Avvincente ...peccato che sia breve ;-)

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