Donna di Palestina perché piangi?
Perché righi il tuo viso?
Il cielo è azzurro anche se quaggiù vi è ferita di filo spinato
A causa dei muri che non puoi potare né irrigare come facevi con i tuoi cedri e olivi
ormai estirpati?
Sai che la stagione delle pioggia ancora non è giunta?
E tu continui a piangere per il mare di Galilea;
luogo di lavoro dei tuoi pescatori
- li furono scelti alcuni dei suoi apostoli
ma questo è irrilevante per me e per te-
Sotto il peso del buio della notte
che un qualsiasi tuo uomo non ha zittito
il grido suo di intifada.
Per questo dettaglio che ti disperi?
Per il cielo coperto che nega il chiarore della luna che gemi?
Donna, Innegabilmente tu neghi alla tua verità
alla tua mente…
alla tua presenza
-che come granello di polvere è fastidio insopportabile per i miei occhi-
che sono io il figlio della promessa.
Perciò acquieta il tuo disprezzo.
Pianta nel tuo recito le tue parole di maledizione.
Credi di conservare in Agar il sacro seme di Abramo?
Agar fu e resterà schiava.
Tienilo bene a mente!
Perciò come una donna claudicante non ti ostinare a maledire il mio giorno
solo perché non puoi correre e guardare l’alba e il tramonto sul tuo cielo
perché distratta dai miei acri fuochi su ciò che ti appartiene.
Non lagnarti quindi come fa il tempo d’autunno.
Non fremere di rabbia come fa il cielo per il frastuono della tempesta
rumore dei cingolati
la polvere dei bulldozer.
Non ti disperare se molti tuoi vecchi vogliano affrancarsi dal silenzio con un Tasbeeh
e coprire il pianto impaurito di bambini e bambine.
Né sentirti umiliata quando elemosini un permesso per attraversare la linea…
quando tuo figlio oltrepassa il tracciato per la scuola;
ciò che divide la transumanza dalle tue vacche
-già avvenne a Betlemme tempo fa ed io non vidi-
Sappi,quindi, donna di Palestina
che io non umilio i tuoi uomini in fila,
dentro una gabbia, che nel cuore della notte attendono,
per ore, di superare i check point
per recarsi a lavorare e sentono urlare “WALA” “WALA”
e non accusare la mia bocca di maledirti
perché io,
nonostante tutto questo
in ogni momento,
sono fedele alla "Torah".
Perché righi il tuo viso?
Il cielo è azzurro anche se quaggiù vi è ferita di filo spinato
A causa dei muri che non puoi potare né irrigare come facevi con i tuoi cedri e olivi
ormai estirpati?
Sai che la stagione delle pioggia ancora non è giunta?
E tu continui a piangere per il mare di Galilea;
luogo di lavoro dei tuoi pescatori
- li furono scelti alcuni dei suoi apostoli
ma questo è irrilevante per me e per te-
Sotto il peso del buio della notte
che un qualsiasi tuo uomo non ha zittito
il grido suo di intifada.
Per questo dettaglio che ti disperi?
Per il cielo coperto che nega il chiarore della luna che gemi?
Donna, Innegabilmente tu neghi alla tua verità
alla tua mente…
alla tua presenza
-che come granello di polvere è fastidio insopportabile per i miei occhi-
che sono io il figlio della promessa.
Perciò acquieta il tuo disprezzo.
Pianta nel tuo recito le tue parole di maledizione.
Credi di conservare in Agar il sacro seme di Abramo?
Agar fu e resterà schiava.
Tienilo bene a mente!
Perciò come una donna claudicante non ti ostinare a maledire il mio giorno
solo perché non puoi correre e guardare l’alba e il tramonto sul tuo cielo
perché distratta dai miei acri fuochi su ciò che ti appartiene.
Non lagnarti quindi come fa il tempo d’autunno.
Non fremere di rabbia come fa il cielo per il frastuono della tempesta
rumore dei cingolati
la polvere dei bulldozer.
Non ti disperare se molti tuoi vecchi vogliano affrancarsi dal silenzio con un Tasbeeh
e coprire il pianto impaurito di bambini e bambine.
Né sentirti umiliata quando elemosini un permesso per attraversare la linea…
quando tuo figlio oltrepassa il tracciato per la scuola;
ciò che divide la transumanza dalle tue vacche
-già avvenne a Betlemme tempo fa ed io non vidi-
Sappi,quindi, donna di Palestina
che io non umilio i tuoi uomini in fila,
dentro una gabbia, che nel cuore della notte attendono,
per ore, di superare i check point
per recarsi a lavorare e sentono urlare “WALA” “WALA”
e non accusare la mia bocca di maledirti
perché io,
nonostante tutto questo
in ogni momento,
sono fedele alla "Torah".