“C'era una volta... – un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.” Cit.
Da una qualunque
delle mille case piccole,
da sempre abbarbicate
sul pendio scosceso
di una frazione surreale,
ti mando un caro saluto
ed ancora un ultimo bacio:
l’alburno fresco delle guance,
il durame inerme del cuore.
E se siano state 80 crazie,
o 400 miseri quattrini;
se sia stato per caso
e senza troppa voglia,
o se sia stato il singulto
di un vero amore:
io questo non posso saperlo.
So solo che ci sono un focolare
e una vecchia pentola
dipinte sul muro umido
di questa fredda prigione.
So solo che la carne è nel legno
e la germinazione nella durezza,
e che purtroppo
il mio vestituccio è carta fiorita,
le mie scarpe sono scorza d'albero,
e il mio cappellino è midolla di pane.
Intanto puoi pensare quello che vuoi, tu,
ma non è vero che sono un burattino di legno,
incline alla menzogna e sempre nei guai:
è solo che tu sei troppo lontana,
mia dolce fata turchina,
e il fumo grigio marrone
del mio corpo che arde
non sarà per sempre favola.
Perché sono morto da tempo,
io, senza saperlo;
e se sono rimasto qui,
nell’immaginario collettivo,
è solo per poter sognare ancora:
di averti, di baciarti
e di scaldarti,
col mio proprio fuoco.
“Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.” Cit.

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charlie