Tremo forte quando il mondo si accorge di me,
e con me tremano gli alberi al soffio del vento.
Sulle strade che attraverso ogni giorno
crescono fiori dal profumo del mare
e il vociare confuso degli altri
sembra il pianto di una balena.
Fiori che vedo solo io, voci che non esistono.
Il vecchio faggio domina ancora la vallata
e fra le sue onde il mio respiro trova pace,
attardato a spillare una lacrima.
È così triste e severo e mi educa al mondo,
come posso non sentirlo mio padre?
Non lo vedo ma la sua ombra mi segue,
mi guida al livello del mare.
La storia, il tuo nome, le mie assenze,
la tua personalità, sono l’universo
sciolto in rima.
Ti ho fatto male, ti ho picchiata con amore,
ti ho ricordata, dimenticata, ho scritto,
ho cancellato.
Ora lo so, è colpa mia.
Se avessi vinto l’insicurezza
apparterei ancora ai vagiti del vento e del mare.

Commenti
anche io leggendola provo la stessa sensazione.
è bello concedersi un po' di indolenza ogni tanto...
questa più che altro è una riflessione, come dice giustamente Rosella, sul senso di insicurezza, di impotenza e di incertezza che ci lascia la fine di un grande amore.
grazie!