Ho un ricordo strano
di un muso estraneo
che lecca piano le cortecce
e guarda gemere le foglie
di un muso estraneo
che lecca piano le cortecce
e guarda gemere le foglie
con tutti i sensi
ho un disaccordo di intervalli
un panno sulla bocca
e l’aria lenta
la lontananza che atterrisce
ho un’astrazione da restituire
a te
una scultura d’ombra
senza sguardo
il mio peso vuoto
devastante
più tardi sarà la calma ai vetri
niente avrà nome,
la realtà-invenzione
com’è che scivola -vedremo -
giù dalla testa
ho un disaccordo di intervalli
un panno sulla bocca
e l’aria lenta
la lontananza che atterrisce
ho un’astrazione da restituire
a te
una scultura d’ombra
senza sguardo
il mio peso vuoto
devastante
più tardi sarà la calma ai vetri
niente avrà nome,
la realtà-invenzione
com’è che scivola -vedremo -
giù dalla testa

Commenti
Brava, Rita!
questa mi è piaciuta tantissimo, è sempre un incontro nel sogno ad occhi aperti, tra l'essere svegli e il volare nella poesia.
Grazie.