Scorri il dito sulle labbra morsicate
a trattener quei baci strappati,
agghiaccianti le gesta narrate,
da petali di rosa porpora celate.
Con il far gentile di garbato adulatore
nascondesti l’anima di dannato seduttore.
Fredda è la rabbia che anima i tuoi gesti
scagliati ad imbrattare le sue vesti.
Ancora una volta e una volta ancora,
per quanto l’hai straziata… vigliacco predatore!
Quell’ innocente corpo più volte colpito,
quei seni tumefatti che hanno nutrito.
Perché non ricordi le carezze donate
quando la tua paura tuonava nel vuoto?
Perché non ricordi le mani piccine,
tese verso colei amorevole e cortese?
Ancora una volta, una volta ancora
le tue mani accanite a dare dolore.
Non c’è terra che possa ospitarti,
non c’è Dio che possa perdonarti,
il tuo vivere è un marchio infetto
ad onta di chi merita rispetto,
e ogni uomo che di tal nome si fregia
al sentir di te… sulla pace non si adagia.

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