Corre il pensiero,
incespicando tra i rovi.
Tra ruvidi cocci e spighe taglienti
indefinito il ricordo
ferisce la mia mente malata...
La bambina della porta accanto.
Creatura dall'animo impavido,
dalla scorza di diamante.
Entrai nel suo cuore,
infrangendo i cristalli.
Mi insegnò a volare,
ad acchiappare le stelle,
a tuffarmi nel vuoto,
a vedere le fate...
Maledetto destino!
Il suo ricordo brucia ancora...
ma nei miei sogni mi stringe
ancora
forte
la mano.
incespicando tra i rovi.
Tra ruvidi cocci e spighe taglienti
indefinito il ricordo
ferisce la mia mente malata...
La bambina della porta accanto.
Creatura dall'animo impavido,
dalla scorza di diamante.
Entrai nel suo cuore,
infrangendo i cristalli.
Mi insegnò a volare,
ad acchiappare le stelle,
a tuffarmi nel vuoto,
a vedere le fate...
Maledetto destino!
Il suo ricordo brucia ancora...
ma nei miei sogni mi stringe
ancora
forte
la mano.
2 commenti
Eri cresciuta spirale vorticosa
nella memoria di una strada
quando divenne invadente
il canto delle tue rosse gote,
ignaro delle mie buie lacrime.
C’eri ancora a riempire d’amore
le vampate di aria calda evanescente?
Rimasi in piedi a sacrificar le mani
per un’ora solitaria e impaurita
ché i tuoi passi corrompevano il selciato,
disperso al vento il profumo dei capelli,
s’erano sforcinati e gridavano molesti.
C’eri ancora a sfoltire le parole irruenti
che si appressavano sull’ansito dei tuoi seni?
Avevo un sacco di storie da raccontare,
un mucchio di avventure, predicai,
che crepitavano ancora nel cuore
i balzi scombinati dei sentimenti
lungo la scia che le tue gambe snelle
tracciavano nelle fessure delle pupille.
nella memoria di una strada
quando divenne invadente
il canto delle tue rosse gote,
ignaro delle mie buie lacrime.
C’eri ancora a riempire d’amore
le vampate di aria calda evanescente?
Rimasi in piedi a sacrificar le mani
per un’ora solitaria e impaurita
ché i tuoi passi corrompevano il selciato,
disperso al vento il profumo dei capelli,
s’erano sforcinati e gridavano molesti.
C’eri ancora a sfoltire le parole irruenti
che si appressavano sull’ansito dei tuoi seni?
Avevo un sacco di storie da raccontare,
un mucchio di avventure, predicai,
che crepitavano ancora nel cuore
i balzi scombinati dei sentimenti
lungo la scia che le tue gambe snelle
tracciavano nelle fessure delle pupille.
Sfoglio il cuore stasera
la malinconia prende gia
il ricordo di domani
svelto m'abita un senso di pianto
improvviso
non più colore nè calore
ma nitide le sere d'estate
si ricordano di me
ed io di loro
non c'è tempo per ricordare
E' il fumo di questa colazione
al balcone del mare
che mi culla di vent'anni fa
lasciami spostare le lancette
si, con l'orologio posso farlo
con la clessidra posso solo andare avanti
e nei ricordi vivo io
e i ricordi vengono a ma
gia da domani.
la malinconia prende gia
il ricordo di domani
svelto m'abita un senso di pianto
improvviso
non più colore nè calore
ma nitide le sere d'estate
si ricordano di me
ed io di loro
non c'è tempo per ricordare
E' il fumo di questa colazione
al balcone del mare
che mi culla di vent'anni fa
lasciami spostare le lancette
si, con l'orologio posso farlo
con la clessidra posso solo andare avanti
e nei ricordi vivo io
e i ricordi vengono a ma
gia da domani.
Cieca ho sognato e intrecciato
il mio tempo al suo egoismo.
Persa nella profondità di un etereo sguardo
ho amato tanto, senza riserve,
e trasportata da calde vibrazioni
ho vissuto spazi inesplorati.
Strano modo, però, il suo d’amarmi
e mentre il tempo, da maestro,
accompagnava gli anni,
le sue parole, quali dolci gemme,
divennero lividi tra le pieghe dell’anima
e le violenti mani scavarono solchi
di profonde ferite in petto.
Incomprensibili e martellanti quelle parole,
inspiegabili i divieti e le minacce
e insopportabili gli insulti e le percosse,
fino all’ultimo mio alito di vita.
Così un dì volai anch’io al confine
tra la storia e il cielo, ancor giovane e bella,
corpo trafitto dalla vile mano.
Quella stessa mano che per mille volte
le mie calde labbra teneramente baciarono.
Ora all’ombra dei miei profondi occhi,
rileggo, dall'al di là, il diario in cuore dei ricordi
e riposano sopiti i miei sogni di vita.
il mio tempo al suo egoismo.
Persa nella profondità di un etereo sguardo
ho amato tanto, senza riserve,
e trasportata da calde vibrazioni
ho vissuto spazi inesplorati.
Strano modo, però, il suo d’amarmi
e mentre il tempo, da maestro,
accompagnava gli anni,
le sue parole, quali dolci gemme,
divennero lividi tra le pieghe dell’anima
e le violenti mani scavarono solchi
di profonde ferite in petto.
Incomprensibili e martellanti quelle parole,
inspiegabili i divieti e le minacce
e insopportabili gli insulti e le percosse,
fino all’ultimo mio alito di vita.
Così un dì volai anch’io al confine
tra la storia e il cielo, ancor giovane e bella,
corpo trafitto dalla vile mano.
Quella stessa mano che per mille volte
le mie calde labbra teneramente baciarono.
Ora all’ombra dei miei profondi occhi,
rileggo, dall'al di là, il diario in cuore dei ricordi
e riposano sopiti i miei sogni di vita.
( se vai a fare la via che un giorno sapevi
la strada con la ghiaia che canta del tempo sospeso
vedrai le mie mani ferme là in fondo
a tenere intrecciate le dita con lo spago dei ragni)
ero così piccolo che si arrivava appena a parlare
con le vecchie case indiscrete già allora
allusive come storie opache nel ventre
si andava a dire la sera con le donne
nei fazzoletti legati alla gola, di lacrime
sul tavolo, del vino e del secchio del latte
con i campi ed il fieno disteso nel sole
tra le mie dita
se ci sono questi gradini ed il numero civico
le vecchie strade della guerra infinita
stavo in silenzio, nel minuscolo silenzio
che fanno i bambini, nel mazzo di carte
a giocare era solo uno spazio
tra la sedia e le scarpe sporche di fango
si usciva a riempire il cortile di voce
stare fermi e respirare il taglio
del fieno che si sapeva il suo limite
e nulla era per me un dopo improvviso
Scende un peso giù per lo stomaco
e mi trasporta nell’oscurità dove mi trovo ora.
Una poesia diretta,
istantanea
fulmine che squarcia il cielo tenebroso
in una notte senza luna
come la mia anima.
In ogni luogo vedo gente che conosco
e prende forma nel mio cervello
aggrovigliato come il mio cuore
una riflessione dalle tonalità grigie.
si può davvero conoscere una persona?
Ci contorciamo nell’appagamento,
si può davvero conoscere una persona?
Ci contorciamo nell’appagamento,
convinti di poter giudicare un essere
che nemmeno conosce se stesso,
quanto ha bisogno l’essere umano
dell’approvazione altrui!
Esperti di vita,tuttologi
in grado di esprimere giudizi
e prendere decisioni dall’alto
della nostra ignoranza.
Son versi o forse prosa queste amare parole?
Il dubbio mi assale opprimente e sleale,
colora la mia anima come una cartina al tornasole
e appaiono le tonalità della tristezza che sale.
Fluiscono dirompenti e scoordinati i miei pensieri,
una danza di colori,odori e goffi movimenti
infettano il mio essere come una schiera di batteri
e sento ogni parte di me perire piano con sordi lamenti.
aggrappato alla vita,le mie energie stanno svanendo
aggrappato alla vita,le mie energie stanno svanendo
non so per quanto ancora soffieranno questi venti
scivolano i polpastrelli in questo gioco crudo e lento
vorrei mollare,abbandonarmi alle feroci correnti.
Scavano un solco nel mio cuore, forza instancabile,
il confine tra realtà e finzione si fa sempre più labile
in questo testo diviso come la mia esistenza martoriata
prende il volo nella tempesta la mia anima alata.
E il viaggio è amaro come la morte.
Crescevamo io ed i giorni insieme
tra preghiere, pane e marmellata
ed ero già pur grande per i tagli
delle confezioni in latta ad ogni tonno
Mia madre preparava pranzi e cene
alle sue tante generazioni
strette e con ginocchia sotto il tavolo -lucido gambo-
in ataviche sedie disuguali
La scuola che gestiva le mie ore
potevo salutarla alla ringhiera
ed ogni tozzo d'amore quotidiano
da chi il sapere in gessi mi donava
finiva dritto dritto in tasca al giorno
T'amo, maestra dei miei verbi
nei ricordi in braccio al tempo ad incorniciare giochi
e t'amano oggi ancora le mie mani
nel digitarti a sera fiori a mazzi
tra preghiere, pane e marmellata
ed ero già pur grande per i tagli
delle confezioni in latta ad ogni tonno
Mia madre preparava pranzi e cene
alle sue tante generazioni
strette e con ginocchia sotto il tavolo -lucido gambo-
in ataviche sedie disuguali
La scuola che gestiva le mie ore
potevo salutarla alla ringhiera
ed ogni tozzo d'amore quotidiano
da chi il sapere in gessi mi donava
finiva dritto dritto in tasca al giorno
T'amo, maestra dei miei verbi
nei ricordi in braccio al tempo ad incorniciare giochi
e t'amano oggi ancora le mie mani
nel digitarti a sera fiori a mazzi
Tracciano solchi profondi
i ricordi
arano e di sè lasciano traccia
un seme.
A poterli guardare divengono
campi
di tutti i colori e d'essenza
che sale,
un sale che a trovar la coscienza,
per l'aria,
pare debba andare, altrimenti
muore.
S'affacciano e da Eudemonia accompagnati
ridono
ma se sospinti o da Eris trascinati
piangono.
Alla loro mercè e non quello che vogliamo
estraiamo
e in sapidità noi d'umore
cambiamo.
Rumore, riflesso tremendo da alcuni
il temporale
che al silenzio s'alterna perché torna
sereno.
Alcune figurine mancano, non han trovato
posto
o, troppo pesanti, si son staccate e ben più lontano
han radicato
per poterci regalare la loro sostanza
senza dover scendere
... e iniziare a scavare
i ricordi
arano e di sè lasciano traccia
un seme.
A poterli guardare divengono
campi
di tutti i colori e d'essenza
che sale,
un sale che a trovar la coscienza,
per l'aria,
pare debba andare, altrimenti
muore.
S'affacciano e da Eudemonia accompagnati
ridono
ma se sospinti o da Eris trascinati
piangono.
Alla loro mercè e non quello che vogliamo
estraiamo
e in sapidità noi d'umore
cambiamo.
Rumore, riflesso tremendo da alcuni
il temporale
che al silenzio s'alterna perché torna
sereno.
Alcune figurine mancano, non han trovato
posto
o, troppo pesanti, si son staccate e ben più lontano
han radicato
per poterci regalare la loro sostanza
senza dover scendere
... e iniziare a scavare
E questo esistere ad ogni costo
ha rivelato i suoi confini
il passato
inganna il presente
il ricordo
sfiora l'attimo
e si deforma nel rimpianto
La verità
è nelle parole mai dette
la verità
è quello che non sono
la verità
è soffio leggero che nutre l'anima
è tempesta
che lacera e rinnova...
ha rivelato i suoi confini
il passato
inganna il presente
il ricordo
sfiora l'attimo
e si deforma nel rimpianto
La verità
è nelle parole mai dette
la verità
è quello che non sono
la verità
è soffio leggero che nutre l'anima
è tempesta
che lacera e rinnova...
è cenere
memoria
e voci
disperse nel vento.
memoria
e voci
disperse nel vento.
Fra i calanchi verdeggianti,
si snoda la strada dei ricordi.
Imprigionati dal tempo,
dentro allo scrigno della memoria.
La realtà si scontra,
con le senzazioni del passato.
Il lago è ormai sienzioso,
l'erba alta sovrasta i sentieri battuti,
le panchine arrancioni sono vuote.
Ma nell'aria si sentono le voci sommesse
dei pescatori che si rincorrono,
sui sentieri battuti coppiette innamorate
passeggiano con le mani che si stringono,
amici, pescatori, che camminano curiosi,
chiedendosi
"Chissà se la giornata è pescosa?"
Poco più in là sui prati,
tavolini da picnic sono aperti,
con le tovagli di plastica,
dove bambini disegnano
sui fogli bianchi quel lago,
che a loro sembra di sogno.
E la bambina dai capelli,
biondi e ricci,
guarda le piccole onde
infrangersi sulla sponda,
mentre una trota salta,
e una miriade di gocce
brillano al sole formando arcobaleni.
Il silenzio ritorna,
la bimba si ritrova donna
in quel silenzio carico di ricordi.
La strada riprende,
tra ponti sospesi fra cielo e terra,
attraverso antichi paesi.
Un cartello stradale,
un luogo conosciuto,
la strada diritta,
circondata da case che si fondono
le une con le altre,
i campi verdi dove la donna bambina
raccoglieva fiori, non ci sono più,
a stento riconosce i luoghi
dov'era cresciuta.
Dov'è la scuola che l'aveva vista,
scolara un po' monella,
il palazzo dove c'era la sua casa,
si perde nel nuovo ambienta.
Solo un luogo è rimasto fermo,
la chiesa,
si la chiesa
ancora là, dietro alla curva,
dietro al ponte della ferrovia,
come congelata dal tempo,
come se fosse la conferma
che era il luogo del ricordo,
Poi la strada si snoda ancora,
trasformando nella via dell'oggi,
raccogliendo nuovi ricordi.
si snoda la strada dei ricordi.
Imprigionati dal tempo,
dentro allo scrigno della memoria.
La realtà si scontra,
con le senzazioni del passato.
Il lago è ormai sienzioso,
l'erba alta sovrasta i sentieri battuti,
le panchine arrancioni sono vuote.
Ma nell'aria si sentono le voci sommesse
dei pescatori che si rincorrono,
sui sentieri battuti coppiette innamorate
passeggiano con le mani che si stringono,
amici, pescatori, che camminano curiosi,
chiedendosi
"Chissà se la giornata è pescosa?"
Poco più in là sui prati,
tavolini da picnic sono aperti,
con le tovagli di plastica,
dove bambini disegnano
sui fogli bianchi quel lago,
che a loro sembra di sogno.
E la bambina dai capelli,
biondi e ricci,
guarda le piccole onde
infrangersi sulla sponda,
mentre una trota salta,
e una miriade di gocce
brillano al sole formando arcobaleni.
Il silenzio ritorna,
la bimba si ritrova donna
in quel silenzio carico di ricordi.
La strada riprende,
tra ponti sospesi fra cielo e terra,
attraverso antichi paesi.
Un cartello stradale,
un luogo conosciuto,
la strada diritta,
circondata da case che si fondono
le une con le altre,
i campi verdi dove la donna bambina
raccoglieva fiori, non ci sono più,
a stento riconosce i luoghi
dov'era cresciuta.
Dov'è la scuola che l'aveva vista,
scolara un po' monella,
il palazzo dove c'era la sua casa,
si perde nel nuovo ambienta.
Solo un luogo è rimasto fermo,
la chiesa,
si la chiesa
ancora là, dietro alla curva,
dietro al ponte della ferrovia,
come congelata dal tempo,
come se fosse la conferma
che era il luogo del ricordo,
Poi la strada si snoda ancora,
trasformando nella via dell'oggi,
raccogliendo nuovi ricordi.






