Dolce piccola Isa, vestita a festa come mai. Io ti ricordo con il sorriso sempre pronto ad allietare il tuo viso minuto, a fugare la tristezza che noi altri, insensatamente, nutrivamo per un nonnulla.
Piccola Isa, ti ho accarezzata, mi sembravi più piccola che mai nei tuoi abiti lindi, accomodati per l’appuntamento supremo, avevo la sensazione che stessi per aprire gli occhi e chiedermi di R., se avesse fatto i compiti. Odo ancora la tua voce che mi dice “sono bambini”, ogni volta che si parlava, si parlava e si parlava.
Tu che mi sembravi così temprata, eri invece così fragile, il tuo cuore tenero e colmo di tristezza. Quante volte mi sono chiesta quando ti vedevo commossa, mentre canticchiavi canzoni d’amore che davano in tv, canzoni di tanto tempo fa, se tu avessi mai avuto un amore.
Mi sentivo commossa nel vederti lì a sognare chissà cosa di fronte alla tv, sempre lì, seduta alla stessa sedia, poi a sbrigare le faccende di casa, poi a dormire.
Mi dicevo che la tua vita era stata ed era questa...forse, chissà, un fidanzato tanto tempo fa che non ti meritava…e poi solo abbracci e baci relegati nell’immaginario della fanciulla che fu, che forse si addormentava assopendosi nella dolcezza di uno sguardo innamorato.
Dolce Isa, ti ho amata.
Piccola Isa, ti ho accarezzata, mi sembravi più piccola che mai nei tuoi abiti lindi, accomodati per l’appuntamento supremo, avevo la sensazione che stessi per aprire gli occhi e chiedermi di R., se avesse fatto i compiti. Odo ancora la tua voce che mi dice “sono bambini”, ogni volta che si parlava, si parlava e si parlava.
Tu che mi sembravi così temprata, eri invece così fragile, il tuo cuore tenero e colmo di tristezza. Quante volte mi sono chiesta quando ti vedevo commossa, mentre canticchiavi canzoni d’amore che davano in tv, canzoni di tanto tempo fa, se tu avessi mai avuto un amore.
Mi sentivo commossa nel vederti lì a sognare chissà cosa di fronte alla tv, sempre lì, seduta alla stessa sedia, poi a sbrigare le faccende di casa, poi a dormire.
Mi dicevo che la tua vita era stata ed era questa...forse, chissà, un fidanzato tanto tempo fa che non ti meritava…e poi solo abbracci e baci relegati nell’immaginario della fanciulla che fu, che forse si addormentava assopendosi nella dolcezza di uno sguardo innamorato.
Dolce Isa, ti ho amata.
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Mio padre piegava il ferro
schiena dritta e polmoni al vento,
respirava fumo di brace dalla forgia.
Mia madre rammendava calze
schiena curva e intonata voce
cantava sempre la stessa canzone.
Mio padre mi diceva:
"impara un mestiere,
un giorno ti potrà servire"
e mia madre dall' altra stanza urlava:
"devi studiare un pezzo di carta
ti aprirà la strada".
Ed io che guardavo il cielo
e annusavo la terra
correndo a piedi nudi sui prati verdi
respiravo profumo d' erba
e non pensavo che questo giorno
arrivasse davvero.
Non tornerà più quel tempo
spensieratezza e mulini al vento.

Millenovecentonovantasette
quattro anni,
l’aria intrisa di profumi partenopei
è solo una stazione
aspettavamo e basta
era di passaggio come noi
tutte le volte
un treno che non prendevamo mai.
Non ci sono più molte poesie
per i treni che passano
solo una fotografia da finestrino a finestrino
di tanto in tanto,
e il conducente che ne sa della sua filosofia
sui binari
un treno per andare, un treno per tornare
tutte le volte
e noi lo guardavamo e basta
passare
un gigante di ferro
veloce come niente prima
a togliere il respiro
tutto vuoto
da riempire di cose da portare altrove.
Troppo piccola per capire
mani nelle mani
adesso che sarebbero le mie a coprire le sue
ci sarebbe da chiedersi
cosa lasciasse o cosa cercasse in quei treni senza sosta.
Un tempo andato in corto che si ripete
tutte le volte
e non ho mai trovato la risposta alla domanda,
in un mondo di memorie
un tempio di metallo che sfreccia
sposta e ricompone
le persone.
l’aveva visto dalla prima volta
tutte le volte
leggeva lei, da fuori
in un treno le memorie di mille
come a far scorrere le pagine di un libro
a suon di rotaie
assimilandole tutte in solo battito di ciglia
in una sola piccola stazione.
Un treno per il futuro
un treno dal passato
che non tornava mai
e lei lo sapeva.
E come allora
tutte le volte
per ogni treno che passa oggi,
c'è un suo pensiero su ogni vagone
per ogni treno che prendo
lei che aspetta all’altra stazione.
quattro anni,
l’aria intrisa di profumi partenopei
è solo una stazione
aspettavamo e basta
era di passaggio come noi
tutte le volte
un treno che non prendevamo mai.
Non ci sono più molte poesie
per i treni che passano
solo una fotografia da finestrino a finestrino
di tanto in tanto,
e il conducente che ne sa della sua filosofia
sui binari
un treno per andare, un treno per tornare
tutte le volte
e noi lo guardavamo e basta
passare
un gigante di ferro
veloce come niente prima
a togliere il respiro
tutto vuoto
da riempire di cose da portare altrove.
Troppo piccola per capire
mani nelle mani
adesso che sarebbero le mie a coprire le sue
ci sarebbe da chiedersi
cosa lasciasse o cosa cercasse in quei treni senza sosta.
Un tempo andato in corto che si ripete
tutte le volte
e non ho mai trovato la risposta alla domanda,
in un mondo di memorie
un tempio di metallo che sfreccia
sposta e ricompone
le persone.
l’aveva visto dalla prima volta
tutte le volte
leggeva lei, da fuori
in un treno le memorie di mille
come a far scorrere le pagine di un libro
a suon di rotaie
assimilandole tutte in solo battito di ciglia
in una sola piccola stazione.
Un treno per il futuro
un treno dal passato
che non tornava mai
e lei lo sapeva.
E come allora
tutte le volte
per ogni treno che passa oggi,
c'è un suo pensiero su ogni vagone
per ogni treno che prendo
lei che aspetta all’altra stazione.
Ho messo tutto agli atti,
nell’albo che ho disciplinato
dentro mani cortesi e grandi.
Nulla andrà perduto.
Una cosa e l’altra ancora
cercano riparo scivolando
tra le pieghe della pelle adulta
senza neanche lacerarla un po’.
Riascolto all’infinito
le voci del mio ieri
e, quanto bravo sono diventato,
oggi vedo addirittura i suoni.
Se ti avvicini a questo regno,
guarderai i colori miei migliori.
Se appena appena un po’ ti importa,
le musiche magiche ascolterai.
Cavalloni e rive ferme,
scogli aguzzi e sabbie bianche,
corde di chitarre improvvisate
in un Sud che non muta.
E note alte, note basse ed impazzite
che brillano davanti agli occhi scuri.
E gonne fiammanti di scintillanti domeniche,
abbandonate nei quadranti delle mie speranze.
Vedrai vernici rosse gialle e blu
di barche, ore ed ore al sole,
sgangherate, che infilano l’acqua
con la mia troppa prudenza.
Ti resteranno impresse
lenze ed ami da sbrogliare in fretta,
prima che il mio mare cambi idea
e solo per un’ora da catalogare.
nell’albo che ho disciplinato
dentro mani cortesi e grandi.
Nulla andrà perduto.
Una cosa e l’altra ancora
cercano riparo scivolando
tra le pieghe della pelle adulta
senza neanche lacerarla un po’.
Riascolto all’infinito
le voci del mio ieri
e, quanto bravo sono diventato,
oggi vedo addirittura i suoni.
Se ti avvicini a questo regno,
guarderai i colori miei migliori.
Se appena appena un po’ ti importa,
le musiche magiche ascolterai.
Cavalloni e rive ferme,
scogli aguzzi e sabbie bianche,
corde di chitarre improvvisate
in un Sud che non muta.
E note alte, note basse ed impazzite
che brillano davanti agli occhi scuri.
E gonne fiammanti di scintillanti domeniche,
abbandonate nei quadranti delle mie speranze.
Vedrai vernici rosse gialle e blu
di barche, ore ed ore al sole,
sgangherate, che infilano l’acqua
con la mia troppa prudenza.
Ti resteranno impresse
lenze ed ami da sbrogliare in fretta,
prima che il mio mare cambi idea
e solo per un’ora da catalogare.
Nel mio pensiero
l’immagine sfocata
di un lontano passato.
Rivive il girotondo
dell’infanzia
in lampi di ricordi
inafferrabili,
tra evanescenti profumi
di gelsomini in fiore,
stelle notturne a
ricamare attese.
Gioisce il mio ricordo
nel giardino fanciullo
odoroso di petali di viole
e biancospini aulenti,
di aromi freschi e
innocenti promesse,
fiorite ghirlande a
coronare sogni.
In volo su effluvi di memorie
mentre la danza del tempo
mi travolge.
Non so se rivedrò ancora mio padre e mia madre
ma è il ricordo di loro che non muore.
Sopravvissuto a cotanto dolore
vago ramingo orfano di un amore
che pure è inestinguibile
o almeno così a me pare
se ancora non mi riesce di campare
senza il calore di un abbraccio
vissuto per un attimo
in un passato ahimé ormai remoto.
Cos'altro può nutrire la nostra anima
se non codesta corrispondenza d'amorosi sensi,
un fiore portato al cimitero
può ancora farci la grazia
di far sì che il pianto
non sfoci nello sterile rimpianto
di cose ormai perdute
ma si tramuti in canto
e così sia.
ma è il ricordo di loro che non muore.
Sopravvissuto a cotanto dolore
vago ramingo orfano di un amore
che pure è inestinguibile
o almeno così a me pare
se ancora non mi riesce di campare
senza il calore di un abbraccio
vissuto per un attimo
in un passato ahimé ormai remoto.
Cos'altro può nutrire la nostra anima
se non codesta corrispondenza d'amorosi sensi,
un fiore portato al cimitero
può ancora farci la grazia
di far sì che il pianto
non sfoci nello sterile rimpianto
di cose ormai perdute
ma si tramuti in canto
e così sia.
Nitidi e timidi
come grovigli di chiome,
appaiono scatti di luce
nei rullini sbiaditi
dal fumo della gioventù
che profuma di polaroid usa e getta;
mentre s’alzano razzi nel cielo
a disegnare gigli bianchi
nel firmamento nero.
memorie su pagine ingiallite dal tempo.
Vita che scorre tra gioie e dolori.
Rivivo il giorno più bello,
un sogno che non ho mai realizzato.
Chiudo gli occhi
mentre stringo tra le mani un diario.
Non serve leggere
ogni attimo è un colpo nel cuore :
emozione di cose mai dette
sguardi fuggenti e solo parole volate nel vento,
il giallo si tinge d'azzurro
due occhi mi guardano fissi
ed io mi perdo....
Son passati tanti anni
il mio diario ha cambiato colore
il ricordo è sempre più azzurro nel mio cuore.
Vita che scorre tra gioie e dolori.
Rivivo il giorno più bello,
un sogno che non ho mai realizzato.
Chiudo gli occhi
mentre stringo tra le mani un diario.
Non serve leggere
ogni attimo è un colpo nel cuore :
emozione di cose mai dette
sguardi fuggenti e solo parole volate nel vento,
il giallo si tinge d'azzurro
due occhi mi guardano fissi
ed io mi perdo....
Son passati tanti anni
il mio diario ha cambiato colore
il ricordo è sempre più azzurro nel mio cuore.
Voce di canto leggiadra
soffia con il vento
nell'orecchio stanco
con l'acufene.
Nuvola di primavera
con la palma in mano
con fulmini colpisci la carne
arde il silenzio in cenere
brucia
fustigando la congiura.
L'anima è un armadio vuoto
con esalazioni di naftalina
con mille indumenti
mai vissuti
in ginocchio prego
e chiedo perdono.
Sulla panchina dei ricordi
aspetti la morte.
Vorrei le ali per raggiungervi
essere sicura d'incontrarvi
e nell'abbraccio eterno
restare con Voi.
soffia con il vento
nell'orecchio stanco
con l'acufene.
Nuvola di primavera
con la palma in mano
con fulmini colpisci la carne
arde il silenzio in cenere
brucia
fustigando la congiura.
L'anima è un armadio vuoto
con esalazioni di naftalina
con mille indumenti
mai vissuti
in ginocchio prego
e chiedo perdono.
Sulla panchina dei ricordi
aspetti la morte.
Vorrei le ali per raggiungervi
essere sicura d'incontrarvi
e nell'abbraccio eterno
restare con Voi.
Bella, come nulla al mondo…
Mi deliziavo ai tuoi motivi un po’ retrò,
dolcemente stonati
Il tuo sguardo di fanciulla,
sfogliava le emozioni del passato
La gonna larga,
le tue belle gambe a imbuto,
ancoraggio per le mie braccia scarne,
per questo tuo bocciolo in fioritura
Profumosa di speranze e sugo fresco,
calda come il sole di un mattino di agosto
Camuffavi la stanchezza, col sorriso…
Nessun velo di rimpianto sul tuo bel viso
Ancora adesso, che manchi ai giorni miei,
ricolmi i vuoti, alimenti i sogni bei.








