"Vede lì? Giù....in fondo...l'ultimo lampione?" Lo guardai per verificare che mi stesse a sentire e che mi avesse capito. L'uomo appena appena annuì con il capo. In verità appena intravidi il movimento ondulatorio di asserzione che fece: sia perché appena accennò a quel: "si" con la testa, e sia perché non eravamo proprio sotto il lampione, e la luce fioca fioca che ci raggiungeva non permetteva certo di vederci bene in viso. "Ecco", aggiunsi, "appresso a quello, passata la curva, ce né un altro; però è spento: non funziona"; restai ancora un attimo in sospeso ma subito ripresi: "Guardi...tra un lampione e l'altro quanto ci sarà?...sessanta, settanta metri? -mostrando lo spazio tra un lampione e l'altro con il gesto del braccio - Quindi lei, raggiunto l'ultimo lampione che vede: quello illuminato, farà ancora sessanta metri....al buio, raggiunge l'ultimo lampione, quello spento, e lì, proprio lì, appena un po' in salita e a sinistra, trova l'Osteria". "L'inganno?"; mi chiese conferma l'uomo. "Si", mi affrettai a rispondere per rassicurarlo. In fondo si vedeva benissimo che non era del luogo e sai, lo capisci benissimo che a quell'ora tarda...che saranno state? Le nove passate? Passate da poco si, ma le nove insomma a Febbraio cavolo! E' buio e poi...senza l'ultimo lampione! Si fa per dire, che anche gli altri lampioni, quelli che aiutavano il cammino fuori dal paese....non è che chissà che luce emanassero! Che lì, all'Osteria poi, mica eri certo che ti ospitava: era sempre una scommessa: e per tutti; potevi arrivare da chissà dove e...e che era certo che lei, la Signora, come tutti la chiamavamo, che eri certo che ti dava posto? Ah si, vero, l'Osteria era: "l'inganno"; no, ma che dico: noi, la si chiamava: "l'inganno"; altri la chiamavano: "l'inganno della Signora"; altri, quelli più provati, addirittura: "l'inganno delle donne", facendo di tutta l'erba un fascio. Quindi, per rassicurare l'ometto....che delizia però quell'ometto: un abito semplicissimo, una camicia lisa al colletto che, da bianco che era si vedeva che era lisa anche con la poca luce che c'era. La giacca consunta ed inadatta al freddo che era; pantaloni...a no, quelli non li ho visti bene, ma che fossero abbastanza logori lo si poteva facilmente intuire: anche perché avrebbero stonato con il resto dell'abbigliamento abbastanza misero che era, se così non fossero stati; e larghi: quello lo si notava anche a colpo d'occhio. Dicevo: quindi, per rassicurare l'ometto che si trovava sulla retta via, dissi sia il nome che noi altri si usava per indicare l'Osteria della Signora, e sia il nome dell'Osteria: quello vero. E quello vero quale era? Mah! In quel momento per miracolo mi ricordai il nome dell'Osteria, ma poi? Ce lo siamo tutti scordati il nome: quello vero; a forza di non pronunciarlo mai. Prima l'Osteria, la si chiamava con il proprio nome; poi la si iniziò a chiamare con il nome del marito della Signora: e quello tutti lo conoscevamo: Cesare, o Cesarone, che era grasso grasso e con una risata che copriva il suono delle campane a festa; "dove ci vediamo?": "da Cesarone allora"; oppure: "ho visto nino: ti cercava: era da Cesare"; e così via; ma poi, con la mancanza di Cesarone, l'Osteria la iniziammo a chiamare: "l'Osteria della Signora", poi, dato che la Signora ci portava sempre un menù lungo come una quaresima e appresso la lista dei vini, ma puntualmente quando poi noi ordinavamo ci diceva: "....è rimasto solo lo spezzatino con patate" e quindi solo questo si poteva prendere; e il vino....anche solo quello bianco c'era, ed annacquato quanto basta, e che andava a stonare non poco con lo spezzatino, iniziammo a chiamarla: "L'Osteria dell'Inganno", e poi solo: "L'inganno". Così si restituiva alla Signora il menù lungo una quaresima e si diceva puntualmente: "Allora va bene...spezzatino con patate per tutti?", "si, bene...per me va bene lo spezzatino con patate", e l'altro: "si dai...qui è buono: anche per me"; e l'altro ancora: "per me va bene"; "e da bere?" Chiedeva la Signora pretendendo la risposta; mai che avesse detto: "vino bianco da bere allora?", visto che solo quello c'era. No: noi dovevamo rispondere: "si...va bene vino". Magari qualcuno provava a prenderla in giro o forse a scherzare fra di noi, ci si guardava e si diceva: "bianco va bene?" e gli altri..."si...si...vino bianco va bere". No: io non ho mai preso in giro la Signora; scherzato si; ma preso in giro....no: quello mai; che sapevo quanto per lei fosse la perdita di Cesarone; e che il vino bianco annacquato quanto basta era un piccolo aiuto alle spese. Chissà quando e con chi, qualcuno, qualche parente venuto da dove, non sapendo l'antifona, provava a chiedere: "vino rosso?", a quel punto calava un silenzio che non avvertivi neanche al campo Santo passato il podere dei Pignatelli; si, perché al Campo Santo forse sentivi il sussurro di poche preghiere, ma lì in Osteria, quando qualcuno, e non dei nostri certo, chiedeva: "vino rosso?", no, anche il fiato si tratteneva; i movimenti delle mani e del corpo tutto, si immobilizzavano, lo sguardo fisso sulla tovaglia: nessuno tra noi clienti fissi ci si guardava più negli occhi; i parenti si; gli avventori certo: quelli che non erano a conoscenza del menù fisso, vino bianco compreso; così aspettavano una risposta: incerti per la mancata risposta; increduli da quel silenzio di tomba che calava anche nei pochi tavoli a fianco, con altri di noi clienti fissi che sai....ma quando mai ci siamo fatti gli affari nostri lì a paese, e che ovvio: avevano ben sentito la domanda inopportuna, assurda, sconveniente, che muoveva a commozione. Così, ecco che, ordinare diventava un inganno; o meglio: il portare un menù che non c'era nulla ma solo spezzatino con patate ecco, quello era l'inganno. Ma poi: questo spezzatino con patate, era scritto sul menù? Chissà? Nessuno lo guardava più in fondo quel menù. Poi, come dicevo, qualcuno passò a chiamare l'Osteria: "L'inganno della Signora", e successivamente, associando il comportamento della Signora a quello generico di molte donne o di tutte le donne, secondo il parere di alcuni misogini, l'Osteria prese anche il nome de: "L'inganno delle donne"; ed infine, quando lì, passato l'ultimo lampione: esatto! Quello rotto, raggiungevi il ponte che sovrastava il fiume di almeno sessanta metri e...e come va la vita? Lo sai meglio di me: da quel ponte qualcuno preferì volar giù dopo un ultimo bicchiere di vino bianco annacquato dalla Signora, ecco che ancor più in generale qualcuno...ma pochi e per breve tempo, chiamò l'Osteria: "L'inganno della vita". Ma ciò durò poco, che altrimenti sai....si va a finire che la colpa che quello o quella, ha voluto prendere il volo dal ponte...[quel ponte passato l'ultimo lampione, quello rotto si, esatto], la colpa del volo poi va a finire alla Signora...e che c'entra la Signora? Forse ha solo annacquato un pochino il vino.... Ma torniamo all'omino con la giacca sgualcita ed inadatta al freddo di Febbraio. Sollevò il cappello per ringraziarmi dell'informazione datagli. Che gesto! sollevarsi il cappello! Restai incantato da quel fare. Solo allora feci caso al cappello: era un Lobbia: grigio scuro, o forse nero; ma si notava però mezzo dito di polvere sul cappello che, se anche fosse stato nero, lo rendeva grigio. Ecco: solo quel cappello dava un tocco non indifferente di signorilità all'omino. Perché "omino"? Era abbastanza agile, basso: quasi un nano; un fisico quasi asciutto, le mani...non lo so: teneva i pungi stretti e vicini ai pantaloni. Insomma, non era un Signore di come lo si intendeva noi quando passava un Pignatelli; era piuttosto un agricoltore, un fattore, un mugnaio, un fabbro, un falegname, un carpentiere, un carrettiere, o almeno: poteva esserlo. Alzai la mano per ricambiare il saluto e ci avviammo ognuno per la sua strada. Cercando di essere indifferente, mi voltai appena con la coda dell'occhio a cercarlo, e già era giù, verso l'ultimo lampione funzionante e che emanava una luce che appariva fioca, ma così fioca, che giusto intravidi il riverbero della luce sul colletto bianco della camicia lisa. Vidi l'omino prendere la curva, e sparì. Restai lì, fermo; fermo come un broccolo quasi all'altezza di uno dei lampioni che ora, in verso opposto a quello dell'omino, conducevano invece al paese. Mi tornò agli occhi l'abbigliamento dell'omino: la sua giacca, la camicia, i pantaloni larghi....le scarpe? Perché non guardai le scarpe? Ah si, certo, mi dissi: "per rispetto!"; certo mi confermai da solo: "ma che ti metti ad osservare un omino dall'alto in basso? Che deve star bene a te? Se pure fosse stato scalzo?....tu solo un'informazione devi dare, non far le lastre". E poi: ha sollevato il cappello; e quello non lo fa neanche un nobile: dall'alto al basso che ti scrutano! Così mi trovai felice nell'avergli dato quell'informazione restando con lo sguardo fisso nei suoi occhi; poi sai: tutto il resto gli occhi lo vedono ugualmente vero? L'Anima? Gli occhi vedono l'Anima? Ma io, da dove provenivo? Dal Campo Santo; dal podere dei Pignatelli o dall'Osteria? O.....dal ponte? Ti ricordi come si diceva? "...i cornuti ci ripensano....". E chi si ricorda? Ora che c'entra quella mia domanda sull'Anima? Oh! Che voglia che avevo ricordo, di tornare indietro e raggiungere l'omino, seguitare a parlare con lui, vedere se avesse trovato posto all'Osteria...ecc...ecc... E magari chiedergli: "da dove viene?", seguitare la conversazione con: "un cappello così, pensi, lo aveva il marito di una mia vecchia zia siciliana: zia Paolina, la moglie di zio Vincenzo: due cari zii siciliani, che venivano di tanto in tanto dall'America che lì erano emigrati nel 1890, e ricordo che quando ci salutava, zio Vincenzo diceva: "Good night", con l'accento Siciliano che io ero bambino e sognavo di andare in America, tanto mi incantava quell'accento siculo-americano"...e tutto questo lo avrei detto all'omino solo per carpire la storia sul suo Lobbia, mica per parlare di zia Paolina e zio Vincenzo, che pure meritavano, per il solo fatto di essere emigrati in America, e pure un Lobbia zio Vincenzo aveva. Ma come potevo fare? Sarebbe stata una cosa strana se l'omino mi avesse visto nuovamente; e poi nuovamente visto lì: all'Osteria, dal verso opposto di strada dalla quale provenivo. Guardai in fondo verso il paese, in salita. L'orologio del campanile portava le nove passate: da poco. Alcune luci nelle case erano ancora accese: fioche e gialle come le luci dei lampioni. Quella poteva essere la casa di Bettina; lì appresso, forse Enrico; ma la distanza sai: poteva ingannare. Immaginai Enrico seduto sul divano, costretto com'era dalla sua disabilità; però anche sereno, sereno immaginai, per il solo fatto di star con la madre, di godere della presenza della madre; chissà? O almeno sempre quella sensazione mi aveva dato ogniqualvolta andavo da lui a trovarlo: sereno; solo per il fatto di godere della compagnia della madre! E se la madre fosse morta prima di lui? Mi chiesi con questa giostra di pensieri. Ah! ma io sarei andato da Enrico ogni giorno, ed anche tre, quattro volte al giorno; e ci saremmo presi il caffè insieme, gli avrei portato alcuni dolcetti, ed avremmo letto un libro, ed avremmo parlato di qualcosa, e cavolo però, mi dissi: "ma non fu proprio lui a portarmi in Cina?"; che mi disse: "ci vieni in Cina?"; ed io: "Si", tutto lì. E si partì! E neanche ci conoscevamo ancora! Alla faccia della disabilità! E quanti, mi confidò Enrico, gli avevano detto: "Si"; un falso "Si", prontamente smentito dal comportamento successivo, con il "non" andare, trovando valide scuse, si fa per dire valide; che le scuse sono scuse: e la famiglia, ed il lavoro, ed ora ho da fare questo, ed ora devo fare quest'altro ed ora....ed ora....ed ora. Ma in Cina Enrico ci è stato, ed io con lui; e ci è pure morto; e voi, quei voi che dico io...mica tutti voi; solo: "quei voi": crepate qui coglioni! Nei vostri piccoli paesini; ah no, un momento: non mi riferisco mica alla vita nei paesini; che la vita è vita, ovunque tu la faccia; mi riferisco a quelli che forse, nell'incontrare quell'omino o qui, o in Cina, O a New York, dicono poi fra di loro: "hai visto che nano?"; "hai visto che giacca!", non sapendo neanche definire lo stato di una giacca; "hai visto che scarpe"; "ed il cappello? Tutto impolverato!"; non notando magari che un Lobbia potesse avere un'eternità da raccontare....e se quel Lobbia fosse stato del padre del padre? Come facilmente poteva essere. Se quel Lobbia avesse una storia infinita da raccontare? Se fosse stato in America nel 1890? Anzi: certamente aveva una storia da raccontare; ma bisogna vederla quella storia e non soffermarsi al solo criticare l'altezza di un omino che...che era più signore di un nobile sollevando di quel tanto il cappello come a ringraziare. Mica a tutti i: "Voi" mi riferisco; mica a tutti: "gli altri", solo tutti quelli che dicono "si"; e poi.....e poi c'è il lavoro, e poi c'è la famiglia e poi adesso non ho molti soldi, e poi...e poi....e poi. Crepate nella vostra ignoranza, nella vostra superficialità, nei vostri luoghi comuni, nel criticare, nel giudicare. E l'Anima? Che forse questi: "voi", vedono l'Anima di qualcuno? Figurarsi se vedono l'Anima di un cappello! E se quel Lobbia avesse scelto lui, si: proprio il Lobbia; e se quel Lobbia avesse scelto quell'omino dall'America, per darmi un ultimo saluto? Un omino che se lo solleva, e lui: il Lobbia, saluta un vecchio nipote. Enrico è crepato in Cina, si...vero, sempre morto è, ma non aveva luoghi comuni; ed ha avuto il coraggio di prendere un aereo fino in Cina e morire lì, da invalido che era, che tanto desiderava vedere. Ecco: tutto qui. Ancora ho negli occhi Enrico che, in aereo, mi indicava le luci sottostanti dei paesini, delle città, e diceva: "che città potrebbe essere quella?"; e poi: "guarda! Che distanza sarà tra quella luce e quell'altra, da qui? Saranno almeno cento chilometri?". Così, ogni tanto mi dico: "noi vediamo le luci da qui; le luci dei lampioni; da qui, dalla strada. E lui: Enrico, le vede dall'alto".
