Quest’anno, no ! Festeggerò il Santo Natale in un locale prenotato con amici e parenti. In casa mai più ! Non dopo lo scorso anno, che è stato un vero disastro. Si, capisco la fibrillazione che nasce durante il periodo che lo precede e che si prolunga fino ad arrivare al capodanno ed oltre, ma bisogna darsi una calmata. E’ una festa, una ricorrenza, per chi crede, non la sublimazione delle patologie nervose. Lo scorso anno, una settimana prima di Natale, subii l’invasione della mia tranquilla dimora da parte di mia suocera e di mia cognata, con relativo marito e tre figli di cui il più grande aveva appena sei anni. Niente di male, a parte mia suocera con la quale non abbiamo mai condiviso un sentimento di simpatia e stima reciproca e a parte mia cognata, degna figlia di sua madre con la quale, lei si, condivide tutte le doti di antipatia. Niente di male neanche per la presenza del marito di quest’ultima, un pover’uomo plagiato e ridotto a pura presenza visiva con la licenza di annuire solo quando parlava la moglie. Che dire dei tre frugoletti, nati dall’incesto dei due degenerati genitori ? Solo tre piccoli corpi, più che anime, votati alla distruzione incondizionata di cose e persone. Ora, penserete che parli della famiglia Adams ! Per carità, parlo di molto, molto peggio ! Arrivarono tra capo e collo, una mattina, contando sul fatto che ho una casa molto capiente, vantando quasi un diritto di prelazione su eventuali altri ospiti che avessi dovuto avere. Tacqui, per l’amore che porto a mia moglie e alle mie coronarie anche se mi sarei aspettato ben altra festa. In breve tempo la casa si riempì di regali di ogni genere, ritrovai pacchi e pacchettini anche nel mio studio, sulla mia scrivania. C’era un andirivieni nervoso per tutta la casa da farmi presagire la necessità, prima o poi, di ricoverare qualcuno in clinica neuro. Per non parlare della cucina. Vi andai per prendere il mio solito yogurt pomeridiano, dovetti fare a sportellate per poterlo aprire, tanto era pieno. Durò poco, perché venni inibito ad entrare in cucina perché dovevano preparare il cenone della vigilia. Una settimana prima ! ! Pazientemente, presi il giornale ed andai ad occupare la mia fida poltrona. Non lo avessi mai fatto. Quel pomeriggio dovetti buttare i pantaloni che avevo indosso perché le cinque pesti (tre di mia cognata e due mie), avevano deciso di mangiare “i dolci di Natale”, tutta roba untuosa e zuccherata, sulla mia amata, vecchia, coccolata poltrona, con il risultato di renderla lercia, appiccicosa e quant’altro. Intanto le spese continuavano all’impazzata e non mi meravigliò che il direttore della mia banca, indignato, mi dicesse che dal mio conto era in atto una vera e propria fuga di capitali ! Tuttavia subivo volentieri, per l’amore che ho per mia moglie, per le mie coronarie e per la mia stabilità psichica. Ma lo scandaloso deve ancora venire. Una sera, tornando a casa dopo una giornata a dir poco massacrante, trovo la famiglia seduta attorno al tavolo del soggiorno intenta a pianificare non so quali danni ancora. Appena mi videro assunsero, pro forma, un’aria sorniona, distratta. I Farisei, cioè, scusate, i miei familiari, aggiunta una sedia al tavolo (ovviamente la sedia che cigolava un po’), mi invitarono a sedere ed iniziarono ad illustrarmi come si sarebbe svolta la serata della vigilia. Quindi mi portarono a conoscenza di quali sarebbero stati i rispettivi ruoli. Neanche se avessimo dovuto pianificare lo sbarco in Normandia ! Comunque li ascoltai, giusto per farli star buoni. Infine mi dissero del ruolo che avrei dovuto ricoprire io. Incredibile ! Avrei dovuto vestirmi da Babbo Natale, vista la leggera prominenza che mi caratterizza lo stomaco e distribuire quella montagna di regali sparsi per casa. No, non ci potevo stare ! Sono una persona seria. Aiuto nel reparto di chirurgia di uno dei più noti centri di cardiochirurgia, stimato dal primario e dagli assistenti. Non mi sarei mai vestito da Babbo Natale, avevo una dignità da difendere, io. Ma dovetti farlo, per l’amore che porto a mia moglie, per le mie coronarie, per la mia stabilità psichica e per mettere a tacere quelle boccacce che mi stavano ossessionando quasi con insolenza. Avevano già acquistato il vestito (con i miei soldi, naturalmente). Dovevo solo misurarlo. Mi rifiutai di farlo, mica mi dovevo sposare, dovevo solo fare il pagliaccio per qualche minuto !
Arrivò la fatidica sera della vigilia e, non mi spiegavo, guardando dalla finestra, come tutta la gente facesse così in fretta a voler tornare a casa mentre, invece, io, se avessi potuto, sarei andato lontano, molto lontano dalla mia. Mia suocera avrebbe voluto assistere alla vestizione del Santa Klaus di turno, cioè io ! Mi opposi con tutte le mie forze giusto per non provocarle ricordi che l’avrebbero resa più assatanata. Volli solo mia moglie, con me. Quella sera fu la prima sera in cui mi domandai perché Babbo Natale avesse dovuto vestirsi a quel modo. Sicuramente era in combutta con mia suocera ! Infine la sorpresa. I pantaloni erano stretti ! Non riuscivo ad indossarli. Gioii come quando Altobelli segnò la terza rete ai mondiali di Spagna contro la Germania. L’urlo, però mi morì in gola quando, mia moglie, mia suocera e mia cognata decisero di mandarmi “in scena” ugualmente, vestendo solo la parte superiore dell’abito, la barba finta e il cappello sopra una parrucca di capelli bianchi. E…sotto ? Risposero in coro : Resterai in mutande ! ! ! Mi rifiutai, ma loro, con grande nonchalance “non” mi convinsero affermando che mettendo qualche sedia davanti, ricoperte da un telo natalizio, non si sarebbe visto nulla ed io avrei potuto, così, assolvere alle mie funzioni. Follia pura ! Quindi allestirono il tutto all’uopo e mi trascinarono, in mutande, dietro le sedie. La casa era piacevolmente riscaldata ma le mie gambe, nude, non se ne avvidero. Battevo i denti come un fabbro batte il ferro e, comunque, non mi arresi. Non avevo ancora distribuito un dono che suonarono alla porta di casa. Mia moglie andò ad aprire e tornò che dire sconvolta è poca cosa. Balbettava. Ma che le era preso, mi chiesi.
Quella notte, per fortuna, mia moglie si ravvide e sentendomi nervoso, smanioso mi accarezzò dolcemente chiedendomi di far l’amore per acquetarmi.
Quest’anno, invece, sono qui, seduto sulla mia poltrona ripulita, nella mia casa in ordine, ad aspettare la vigilia, in assoluta tranquillità. Ripenso allo scorso anno, a tutto quel trambusto e quasi non mi par vero di tanta tranquillità. Troppa tranquillità. I bambini giocano in silenzio, mia moglie stira gli abiti che indosseremo nel locale pubblico che abbiamo prenotato. Anche le luci del presepe sembrano annoiate e pulsano debolmente. L’albero non è nemmeno acceso. Insomma, che mortorio, proprio ora che dovremmo festeggiare la più grande delle natività. Bisognerebbe essere in allegria e invece…Prendo il telefono, chiamo prima mia suocera, poi mia cognata e…le invito a venire da me a trascorrere le festività…senza armi improprie, però, a cominciare dalle grandi idee ! Corro a dirlo a mia moglie che mi subissa di baci e mi fa una promessa…intima. Non certo come la promessa di Gesù all’umanità, molto più terrena ma gradita. Dai, che avete capito, ed è sempre bello parlare d’amore.
Arrivò la fatidica sera della vigilia e, non mi spiegavo, guardando dalla finestra, come tutta la gente facesse così in fretta a voler tornare a casa mentre, invece, io, se avessi potuto, sarei andato lontano, molto lontano dalla mia. Mia suocera avrebbe voluto assistere alla vestizione del Santa Klaus di turno, cioè io ! Mi opposi con tutte le mie forze giusto per non provocarle ricordi che l’avrebbero resa più assatanata. Volli solo mia moglie, con me. Quella sera fu la prima sera in cui mi domandai perché Babbo Natale avesse dovuto vestirsi a quel modo. Sicuramente era in combutta con mia suocera ! Infine la sorpresa. I pantaloni erano stretti ! Non riuscivo ad indossarli. Gioii come quando Altobelli segnò la terza rete ai mondiali di Spagna contro la Germania. L’urlo, però mi morì in gola quando, mia moglie, mia suocera e mia cognata decisero di mandarmi “in scena” ugualmente, vestendo solo la parte superiore dell’abito, la barba finta e il cappello sopra una parrucca di capelli bianchi. E…sotto ? Risposero in coro : Resterai in mutande ! ! ! Mi rifiutai, ma loro, con grande nonchalance “non” mi convinsero affermando che mettendo qualche sedia davanti, ricoperte da un telo natalizio, non si sarebbe visto nulla ed io avrei potuto, così, assolvere alle mie funzioni. Follia pura ! Quindi allestirono il tutto all’uopo e mi trascinarono, in mutande, dietro le sedie. La casa era piacevolmente riscaldata ma le mie gambe, nude, non se ne avvidero. Battevo i denti come un fabbro batte il ferro e, comunque, non mi arresi. Non avevo ancora distribuito un dono che suonarono alla porta di casa. Mia moglie andò ad aprire e tornò che dire sconvolta è poca cosa. Balbettava. Ma che le era preso, mi chiesi.
- Caro, il…il..tuo primario e signora sono passati per farti gli auguri !
- Tanti auguri caro Antonio – disse la moglie del mio capo, tendendomi la mano per il solito bacio a cui l’avevo abituata ed avvicinandosi, pericolosamente, alle sedie che coprivano le mie nudità !
Quella notte, per fortuna, mia moglie si ravvide e sentendomi nervoso, smanioso mi accarezzò dolcemente chiedendomi di far l’amore per acquetarmi.
Quest’anno, invece, sono qui, seduto sulla mia poltrona ripulita, nella mia casa in ordine, ad aspettare la vigilia, in assoluta tranquillità. Ripenso allo scorso anno, a tutto quel trambusto e quasi non mi par vero di tanta tranquillità. Troppa tranquillità. I bambini giocano in silenzio, mia moglie stira gli abiti che indosseremo nel locale pubblico che abbiamo prenotato. Anche le luci del presepe sembrano annoiate e pulsano debolmente. L’albero non è nemmeno acceso. Insomma, che mortorio, proprio ora che dovremmo festeggiare la più grande delle natività. Bisognerebbe essere in allegria e invece…Prendo il telefono, chiamo prima mia suocera, poi mia cognata e…le invito a venire da me a trascorrere le festività…senza armi improprie, però, a cominciare dalle grandi idee ! Corro a dirlo a mia moglie che mi subissa di baci e mi fa una promessa…intima. Non certo come la promessa di Gesù all’umanità, molto più terrena ma gradita. Dai, che avete capito, ed è sempre bello parlare d’amore.
7 commenti
Piango
e m'attristo
pensando al dolore
che non risparmia
neanche un dottore
Non è la morte
che fa paura
ma la sofferenza
che abbiamo in natura
Soffrono i belli
soffrono i brutti
al mondo soffrono
proprio tutti
Soffrono poveri e poverelli
sempre pe' fame a canta' stornelli
soffono ricchi ed arricchiti
che manco alle corna sono sfuggiti
Soffrono servi e pure padroni
a cui non basta grattarsi i coglioni
soffrono ladri e politicanti
esseri biechi e assai birbanti
Or che lo sai
se non vuoi soffrire
non fare il saggio…
è meglio impazzire!

e m'attristo
pensando al dolore
che non risparmia
neanche un dottore
Non è la morte
che fa paura
ma la sofferenza
che abbiamo in natura
Soffrono i belli
soffrono i brutti
al mondo soffrono
proprio tutti
Soffrono poveri e poverelli
sempre pe' fame a canta' stornelli
soffono ricchi ed arricchiti
che manco alle corna sono sfuggiti
Soffrono servi e pure padroni
a cui non basta grattarsi i coglioni
soffrono ladri e politicanti
esseri biechi e assai birbanti
Or che lo sai
se non vuoi soffrire
non fare il saggio…
è meglio impazzire!
Quella mattina niente e nessuno avrebbe potuto distoglierla dalla decisione di andare a fare shopping:
beh, a dare un’occhiata in giro, perché di soldi ne giravano pochi in tasca, poi magari…
Ma aveva deciso, lei ed Angelo suo marito, che avrebbero fatto quella tanto sospirata vacanza a
S. Domingo, così si erano autotassati, impegnati a fare un salvadanaio e, stando al tempo che era trascorso e all’impegno messo, il gruzzoletto doveva esser lievitato abbastanza. Certo si tirava un po’ la cinghia, ma chi non lo fa: il fine giustifica i mezzi, e qui il fine risultava ancor meno sacrificante.
Uscivano poco il sabato sera, solo una pizza e via e, magari , non tanto spesso. Niente extra, niente regali a destra e a manca; un po’ di cose in meno, insomma.
Ma quella mattina, quel sole, quell’aria dolce la stuzzicavano, la solleticavano esageratamente…. E poi aveva visto un vestitino,… e quella borsa in verde…. e poi voleva trovare qualcosina di nuovo per la casa! Ma no!!... Poi ripensandoci si convinceva che avrebbe solo buttato l’occhio qua e là. Non voleva litigare con Angelo che già aveva da digerire, per così dire, una sua “sorpresina” di non molto tempo prima che aveva tolto un po’ di risparmi dal salvadanaio. Lei era sempre distratta già di natura, per la verità, forse nemmeno lo ricordava, ma lui ancora ci pensava…
Telefonò all’amica perché le facesse compagnia, poi, si preparò con la solita cura ed uscì.
Tante le tentazioni, ma resistette alle sollecitudini della civetteria femminile, fece solo un giro cercando di farsi distrarre solo dai pettegolezzi dell’amica. Sbirciava, buttava l’occhio che talvolta diventava languido, si fermavano davanti ai negozi godendo delle chiacchiere di donne davanti a una vetrina. Alla fine di quel giro, Carla fu fiera di sè, conoscendosi: aveva resistito ed era stata brava, anche se il suo sorriso somigliava a quello delle faccine che accompagnano gli sms sui cellulari, quello che ha gli angoli della bocca tirati all’ingiù che significa un poco di malcontento!
Al rientro raccolse la posta e cominciò ad aprirla.
…” Come?!... Quando?!... Oddio, Oddio!... E mò?! Come è potuto succedere?! “ e sedette: è sempre meglio sedere quando si ricevono certe notizie!...
“ E mò chi glielo dice ad Angelo? COME glielo dico?!! “
Eh già!... Notizie così non si accolgono con piacere e col sorriso sulle labbra. Tanto più che, in certe cose lui, ora, aveva acquisito un po’ di tranquillità, perlomeno fino a quegli ultimi eventi. Perché prima!!...
Studiò a lungo la cosa: doveva dirglielo in modo dolce, senza fargli prendere un colpo. Poverino, a volte certe notizie ti arrivano tra capo e collo, come una mazzata.
Visto che era il suo giorno libero e non doveva andare a scuola, restò tutto il pomeriggio a casa. Cercò di creare un’atmosfera dolcemente calda, si diede da fare anche tra i fornelli, voleva prendere Angelo anche per la gola: è il peccato di molti uomini, insieme a qualcos’ altro, e conoscendo suo marito, non era da meno!... Ed Angelo arrivò.
“ Ciao amore! “ lui. “ Ciaoo… amò! “ rispose lei con fare da gattina e lo abbracciò caldamente.
“ Che c’è? Festeggiamo qualcosa? “ Notando tutta un’atmosfera di luci, candele, profumi e… profumini. Ah, le donne, se ci si mettono ne inventano una più del diavolo.
…“ No, amò! E’ che da un po’ non ci concediamo una serata romantica,… allora! “ disse lei con aria sempre più ammiccante, continuando ad usare quel linguaggio un po’ dialettale e quel vezzeggiativo che, sulla sua bocca, suonava come la più dolce delle parole.
“ Ma che mi vuoi stuzzicà stasera, mi vuoi sedurre?...” stringendola a sé, lui, e poi baciandola.
“ Ma no! Figurati, che c’è bisogno?... Lo so che mi vuoi… bene!....” E mentre lui trafficava con le sue cose, lei, andando avanti e indietro per finire di preparare, gli passava attorno, usando tutto il suo animo felino per turbarlo. E lui notava, eccome se notava: gli ridevano, per così dire, anche le orecchie; forse, chissà, si leccava anche i baffi mentre le lanciava qualche occhiata da… gattone in amore....
Lei, Carla, sapeva bene cosa intrigasse Angelo… Aveva indossato, all’occorrenza, un max-pull, uno di quei mini abiti in lana, color cipria che lasciava godere la vista delle sue belle forme. Corto: sicchè si notassero le belle gambe in un paio di autoreggenti dei quali, di tanto in tanto, s’intravedeva il pizzo sfumato di tortora. Altro che i soliti leggins: quella sera ne aveva fatto a meno, ci voleva altro!...
Aveva alzato i capelli, fermandoli alla buona quasi spettinati, affinchè le cadesse qualche ricciolo scomposto sul viso e sulla fronte, regalondole un’aria dolcissima, da bambina. Ogni tanto andava camminando scalza ma sulle punte, assumendo un’andatura davvero sensuale nell’ancheggiare: meglio che su di un paio di tacchi. Eh si, il suo sculettare era molto sexy a piedi scalzi: chiedete a qualche maschietto se ha visto mai!...
Tutto questo in un’atmosfera caldamente coinvolgente, data dalla luce soffusa di lumetti e candele, e dall’odore di un incenso che accompagnò la loro cena tra sguardi e sorrisetti ammiccanti di Carla.….
Il divano accolse Angelo dopo cena, mentre Carla fece la solita sosta in bagno, come si addice ad una signora, per andare a completare la sua scena di seduzione dandosi un’aggiustatina. Nel mentre che aspettava la sua… gattina, Angelo esordì: “ Sai amore, ho fatto un po’ di conti e penso che partiremo per S. Domingo, quest’estate. Si, penso proprio che ci siamo: manca poco ma ce la faremo questa volta.” Dal bagno lei fece una smorfia di rammarico; strinse gli occhi come per dire – Mamma mia che faccio?-- Si agitava, muoveva qualche passo, batteva l’una contro l’altra le mani, come per dire – O mamma mia come faccio? – ancora una volta. Poi, con un filo di voce, quasi a mordersi le labbra chiese:
“…E quando sarebbe questo poco…? “
Lui: “ Beh, così su due piedi, forse mancano un 500/600 euro, al massimo. “
--Oddio! Caspita, azzeccato! -- penso lei.
Eh già, proprio azzeccato!... Finito che ebbe di pensare, mise qualche goccia di profumo, vestì il sorriso più ammaliante e, col fare suo sensuale, andò sul divano.
“ Amò, ma che sei stanco?... Ma che hai sonno?... “ diceva con sguardo sempre più languido e a bassa voce. Angelo continuava a leggere il giornale, aveva già gli occhi rossi, un po’ presi dal sonno, ma, nonostante, alzava lo sguardo tra un rigo e l’altro; sorrideva e allungava la mano per cercarla sul divano.
Era bella la sua Carla, sebbene fossero passati parecchi anni, lo charme di lei conquistava divinamente lui, sempre, che amava essere intrigato da lei.
Intanto su quel divano, complice, lei gli si faceva sempre più vicina; giocava con le dita tra i capelli e, distrattamente, faceva finta di leggere dal giornale di lui e, continuando con fusa da gatta, gli si strusciava di tanto in tanto. Dopo un po’ lui cedette alle moine, a quegli inviti provocatori, e cominciarono le sue risposte alle avances!...
… “ Amò, ma tu sei sicuro che faremo questa vacanza? E se non potessimo neanche questa volta? “ tra un bacio e una coccola, lei.
E lui “ … Ma no, vedrai…” distrattamente, continuando a stringerla e a baciarla. A scoprire, piano, tutto ciò che d’intrigante aveva Carla.
… “ Amò, ma ci rimarresti male?... “ continuò ancora lei. Ormai Angelo era cotto a puntino e rispondeva con leggero ritardo. I fuochi della passione cominciavano ad arrivare e lei tra una stretta, un bacio e un sorriso decise di parlare.
… “ Amò... dobbiamo un arretrato di 500 euro alla società elettrica!!... “
Tutto d’un fiato l’aveva detto e strinse gli occhi ancora, come per dire – O mamma mia che succede, mò? –
Lui la guardò con aria stupita, anche un po’ intontita di chi, in quel momento, non capiva cosa volesse dire, perché aveva altro a cui pensare. Ma dovette concentrarsi molto, tutto d’un colpo, perché dal suo mezzo sorriso si capì che, forse, aveva messo in conto che potesse presentarsi un intoppo del genere. Eh si, conosceva bene la sua “gattina” distratta: mica era la prima volta!... Aveva dimenticato, di nuovo, di pagare qualche bolletta.
La guardò, come guarda un uomo innamorato: era proprio bella la sua Carla e col contrasto del divano bianco, ancora di più. E poi , quell’aria da bambina dispiaciuta la faceva apparire dolcissima ai suoi occhi. E che dire di tutto il resto…!
Quindi la sfiorò con una carezza e rispose: “ Che vuoi che sia! S. Domingo aspetterà, io no, però!... Vieni qua e stai zitta,... Amò! “
… Ah l’amour, l’amour! Andava pensando Carla mentre si abbracciava ad Angelo; ma anche questa volta aveva dovuto rinunciare. Accidenti alla sua distrazione…
Ma all’amore di Angelo no: a quello non avrebbe mai rinunciato e neanche Angelo al suo, visto i fatti…
In verità è che in amore vince sempre la complicità e… l’Amore, quando c’è.
beh, a dare un’occhiata in giro, perché di soldi ne giravano pochi in tasca, poi magari…
Ma aveva deciso, lei ed Angelo suo marito, che avrebbero fatto quella tanto sospirata vacanza a
S. Domingo, così si erano autotassati, impegnati a fare un salvadanaio e, stando al tempo che era trascorso e all’impegno messo, il gruzzoletto doveva esser lievitato abbastanza. Certo si tirava un po’ la cinghia, ma chi non lo fa: il fine giustifica i mezzi, e qui il fine risultava ancor meno sacrificante.
Uscivano poco il sabato sera, solo una pizza e via e, magari , non tanto spesso. Niente extra, niente regali a destra e a manca; un po’ di cose in meno, insomma.
Ma quella mattina, quel sole, quell’aria dolce la stuzzicavano, la solleticavano esageratamente…. E poi aveva visto un vestitino,… e quella borsa in verde…. e poi voleva trovare qualcosina di nuovo per la casa! Ma no!!... Poi ripensandoci si convinceva che avrebbe solo buttato l’occhio qua e là. Non voleva litigare con Angelo che già aveva da digerire, per così dire, una sua “sorpresina” di non molto tempo prima che aveva tolto un po’ di risparmi dal salvadanaio. Lei era sempre distratta già di natura, per la verità, forse nemmeno lo ricordava, ma lui ancora ci pensava…
Telefonò all’amica perché le facesse compagnia, poi, si preparò con la solita cura ed uscì.
Tante le tentazioni, ma resistette alle sollecitudini della civetteria femminile, fece solo un giro cercando di farsi distrarre solo dai pettegolezzi dell’amica. Sbirciava, buttava l’occhio che talvolta diventava languido, si fermavano davanti ai negozi godendo delle chiacchiere di donne davanti a una vetrina. Alla fine di quel giro, Carla fu fiera di sè, conoscendosi: aveva resistito ed era stata brava, anche se il suo sorriso somigliava a quello delle faccine che accompagnano gli sms sui cellulari, quello che ha gli angoli della bocca tirati all’ingiù che significa un poco di malcontento!
Al rientro raccolse la posta e cominciò ad aprirla.
…” Come?!... Quando?!... Oddio, Oddio!... E mò?! Come è potuto succedere?! “ e sedette: è sempre meglio sedere quando si ricevono certe notizie!...
“ E mò chi glielo dice ad Angelo? COME glielo dico?!! “
Eh già!... Notizie così non si accolgono con piacere e col sorriso sulle labbra. Tanto più che, in certe cose lui, ora, aveva acquisito un po’ di tranquillità, perlomeno fino a quegli ultimi eventi. Perché prima!!...
Studiò a lungo la cosa: doveva dirglielo in modo dolce, senza fargli prendere un colpo. Poverino, a volte certe notizie ti arrivano tra capo e collo, come una mazzata.
Visto che era il suo giorno libero e non doveva andare a scuola, restò tutto il pomeriggio a casa. Cercò di creare un’atmosfera dolcemente calda, si diede da fare anche tra i fornelli, voleva prendere Angelo anche per la gola: è il peccato di molti uomini, insieme a qualcos’ altro, e conoscendo suo marito, non era da meno!... Ed Angelo arrivò.
“ Ciao amore! “ lui. “ Ciaoo… amò! “ rispose lei con fare da gattina e lo abbracciò caldamente.
“ Che c’è? Festeggiamo qualcosa? “ Notando tutta un’atmosfera di luci, candele, profumi e… profumini. Ah, le donne, se ci si mettono ne inventano una più del diavolo.
…“ No, amò! E’ che da un po’ non ci concediamo una serata romantica,… allora! “ disse lei con aria sempre più ammiccante, continuando ad usare quel linguaggio un po’ dialettale e quel vezzeggiativo che, sulla sua bocca, suonava come la più dolce delle parole.
“ Ma che mi vuoi stuzzicà stasera, mi vuoi sedurre?...” stringendola a sé, lui, e poi baciandola.
“ Ma no! Figurati, che c’è bisogno?... Lo so che mi vuoi… bene!....” E mentre lui trafficava con le sue cose, lei, andando avanti e indietro per finire di preparare, gli passava attorno, usando tutto il suo animo felino per turbarlo. E lui notava, eccome se notava: gli ridevano, per così dire, anche le orecchie; forse, chissà, si leccava anche i baffi mentre le lanciava qualche occhiata da… gattone in amore....
Lei, Carla, sapeva bene cosa intrigasse Angelo… Aveva indossato, all’occorrenza, un max-pull, uno di quei mini abiti in lana, color cipria che lasciava godere la vista delle sue belle forme. Corto: sicchè si notassero le belle gambe in un paio di autoreggenti dei quali, di tanto in tanto, s’intravedeva il pizzo sfumato di tortora. Altro che i soliti leggins: quella sera ne aveva fatto a meno, ci voleva altro!...
Aveva alzato i capelli, fermandoli alla buona quasi spettinati, affinchè le cadesse qualche ricciolo scomposto sul viso e sulla fronte, regalondole un’aria dolcissima, da bambina. Ogni tanto andava camminando scalza ma sulle punte, assumendo un’andatura davvero sensuale nell’ancheggiare: meglio che su di un paio di tacchi. Eh si, il suo sculettare era molto sexy a piedi scalzi: chiedete a qualche maschietto se ha visto mai!...
Tutto questo in un’atmosfera caldamente coinvolgente, data dalla luce soffusa di lumetti e candele, e dall’odore di un incenso che accompagnò la loro cena tra sguardi e sorrisetti ammiccanti di Carla.….
Il divano accolse Angelo dopo cena, mentre Carla fece la solita sosta in bagno, come si addice ad una signora, per andare a completare la sua scena di seduzione dandosi un’aggiustatina. Nel mentre che aspettava la sua… gattina, Angelo esordì: “ Sai amore, ho fatto un po’ di conti e penso che partiremo per S. Domingo, quest’estate. Si, penso proprio che ci siamo: manca poco ma ce la faremo questa volta.” Dal bagno lei fece una smorfia di rammarico; strinse gli occhi come per dire – Mamma mia che faccio?-- Si agitava, muoveva qualche passo, batteva l’una contro l’altra le mani, come per dire – O mamma mia come faccio? – ancora una volta. Poi, con un filo di voce, quasi a mordersi le labbra chiese:
“…E quando sarebbe questo poco…? “
Lui: “ Beh, così su due piedi, forse mancano un 500/600 euro, al massimo. “
--Oddio! Caspita, azzeccato! -- penso lei.
Eh già, proprio azzeccato!... Finito che ebbe di pensare, mise qualche goccia di profumo, vestì il sorriso più ammaliante e, col fare suo sensuale, andò sul divano.
“ Amò, ma che sei stanco?... Ma che hai sonno?... “ diceva con sguardo sempre più languido e a bassa voce. Angelo continuava a leggere il giornale, aveva già gli occhi rossi, un po’ presi dal sonno, ma, nonostante, alzava lo sguardo tra un rigo e l’altro; sorrideva e allungava la mano per cercarla sul divano.
Era bella la sua Carla, sebbene fossero passati parecchi anni, lo charme di lei conquistava divinamente lui, sempre, che amava essere intrigato da lei.
Intanto su quel divano, complice, lei gli si faceva sempre più vicina; giocava con le dita tra i capelli e, distrattamente, faceva finta di leggere dal giornale di lui e, continuando con fusa da gatta, gli si strusciava di tanto in tanto. Dopo un po’ lui cedette alle moine, a quegli inviti provocatori, e cominciarono le sue risposte alle avances!...
… “ Amò, ma tu sei sicuro che faremo questa vacanza? E se non potessimo neanche questa volta? “ tra un bacio e una coccola, lei.
E lui “ … Ma no, vedrai…” distrattamente, continuando a stringerla e a baciarla. A scoprire, piano, tutto ciò che d’intrigante aveva Carla.
… “ Amò, ma ci rimarresti male?... “ continuò ancora lei. Ormai Angelo era cotto a puntino e rispondeva con leggero ritardo. I fuochi della passione cominciavano ad arrivare e lei tra una stretta, un bacio e un sorriso decise di parlare.
… “ Amò... dobbiamo un arretrato di 500 euro alla società elettrica!!... “
Tutto d’un fiato l’aveva detto e strinse gli occhi ancora, come per dire – O mamma mia che succede, mò? –
Lui la guardò con aria stupita, anche un po’ intontita di chi, in quel momento, non capiva cosa volesse dire, perché aveva altro a cui pensare. Ma dovette concentrarsi molto, tutto d’un colpo, perché dal suo mezzo sorriso si capì che, forse, aveva messo in conto che potesse presentarsi un intoppo del genere. Eh si, conosceva bene la sua “gattina” distratta: mica era la prima volta!... Aveva dimenticato, di nuovo, di pagare qualche bolletta.
La guardò, come guarda un uomo innamorato: era proprio bella la sua Carla e col contrasto del divano bianco, ancora di più. E poi , quell’aria da bambina dispiaciuta la faceva apparire dolcissima ai suoi occhi. E che dire di tutto il resto…!
Quindi la sfiorò con una carezza e rispose: “ Che vuoi che sia! S. Domingo aspetterà, io no, però!... Vieni qua e stai zitta,... Amò! “
… Ah l’amour, l’amour! Andava pensando Carla mentre si abbracciava ad Angelo; ma anche questa volta aveva dovuto rinunciare. Accidenti alla sua distrazione…
Ma all’amore di Angelo no: a quello non avrebbe mai rinunciato e neanche Angelo al suo, visto i fatti…
In verità è che in amore vince sempre la complicità e… l’Amore, quando c’è.
Mi guardo allo specchio. Mi piaccio. Mi spruzzo un po’ di profumo, ci vuole ! Oggi è domenica, uscirò e, per strada, incontrerò tanta gente. In genere scambio un bacio con tutti, conosco tutti i miei compaesani e con loro, con tutti loro condivido un forte sentimento di affetto ed amicizia. Forse sarà il caso che ne metta un po’ di più, essendo domenica, tra la Santa messa e la canonica passeggiata sul lungomare incontrerò parecchie persone. Mi riguardo allo specchio, sistemo meglio ciò che è rimasto dei miei capelli e mi meraviglio di me stesso, di come la mia pelle sia rimasta liscia, senza rughe, un faccione rotondetto anzichenò. A proposito di rotondità, forse dovrei tirare indietro lo stomaco. Mentre faccio per tirarlo indietro, entra mia moglie. Mi osserva e dice :
Intanto il mio amico Giacomo se la ride sotto i baffi. Lo guardo stizzito. Mi fa :
La sera la passo alla tv insieme a mia moglie e poi, a nanna. Sdraiato sul letto, ripasso tutto quel che ho fatto durante la giornata. Lo faccio sempre. Mi aiuta molto a correggermi. Arriva mia moglie. Spegniamo le luci. Oggi è domenica. Le sfioro la spalla con una mano nel buio.
- Lascia perdere, tanto sei da rottamare lo stesso ! Ormai sei appesantito. Succede a tutti a una certa età. Mi sa che stai facendo solo del training autogeno, ma l’età non si cancella !
- Buongiorno signor Mario.
- Buongiorno, dottore (un titolo che ho acquisito da piccolo perché mio padre era l’unico medico del posto e così, la gente, aveva eletto dottore tutti i componenti della famiglia !). Come va ? Ha dormito bene ? Si copra, si copra, le malattie fanno presto ad arrivare ad una certa età !
- Dottore, dottore (aridaje). Buona domenica, dottore.
- Grazie signora, anche a lei e alla sua famiglia.
- Mi scusi se mi sono permessa di fermarla, ma volevo che la mia bimba conoscesse il dottore che l’ha salvata !
- Ma no… non è merito mio, il merito è, semmai del vostro medico di famiglia !
- Se voi, non foste stato scrupoloso e non aveste eseguito altri esami non richiesti, la mia bambina se la sarebbe vista brutta ! Ma…eccola…Tiziana vieni…
- Tiziana, saluta il dottore !
Intanto il mio amico Giacomo se la ride sotto i baffi. Lo guardo stizzito. Mi fa :
- Non te la prendere, anzi prendila con filosofia, la vecchiaia in fondo è solo una stagione della vita !
- Che dovrei fare, ridere forse ? Ebbene si ! Ci rido su. Tanto io non mi sento affatto vecchio !
- Vecchio proprio no ! – rispose sarcastico il “mio amico” – Tuttavia, mi dicono, che già qualche museo si interessa a te !
- Allora vuoi litigare ! Falla finita, accompagnami in pasticceria, prendo le pastarelle per la nipotina.
- Abbiamo ospiti a pranzo ?
- No, siamo solo noi due e la nipotina. – risponde mia moglie. –
- Ma come… - dico sbalordito – dov’è andato a finire tutto il ben di Dio che hai cucinato ?
- Taci e mangia ! Hai dimenticato il Diabete ? Ormai dimentichi tutto ! Ma rallegrati, di secondo hai una bella fettina di carne al sangue e un’insalata verde. Non sei contento ? L’altra roba è per il pranzo che ha organizzato la mia associazione di volontariato per i malati. Non per te !
- Deciditi, se sono malato devo mangiare come i tuoi malati. Cosa sono queste prevaricazioni dei miei diritti ?
- Ecco un’altra cosa, non avevo previsto che da vecchio saresti diventato anche spiritoso !
La sera la passo alla tv insieme a mia moglie e poi, a nanna. Sdraiato sul letto, ripasso tutto quel che ho fatto durante la giornata. Lo faccio sempre. Mi aiuta molto a correggermi. Arriva mia moglie. Spegniamo le luci. Oggi è domenica. Le sfioro la spalla con una mano nel buio.
- Che c’è, ti senti male ? – mi fa lei –
- No, sto bene.
- Hai preso la pillola per il diabete ?
- Certo !
- E quella per il cuore ?
- Anche.
- Allora, cosa vuoi.
- Oggi è domenica.
- Si, certo, e domani è lunedì !
- Ricordi ? Lo facevamo sempre alla domenica…quasi a voler santificare la festa !
- Ma cosa ti salta in mente adesso, dormi vecchio.
- Caro amore mio, anche tu mi dai del vecchio spesso, ma dimmi, chi è più vecchio tra noi due ? Almeno io vorrei far l’amore con te con le residue forze che mi restano. Tu…tu non sei vecchia, sei morta !
Sarò anche un provolone,
come sostengon tanti,
sarà per aberrazione
di geni assai mutanti.
Mi piace navigare
tra i siti dei poeti
scrivere e poetare
piazzarmi tra i discreti.
La cosa che io adoro
fra tante narratrici
non è prender l’alloro
ma renderle felici.
Perché se mia condotta,
tra il subdolo e l’ameno,
il corteggiar scimmiotta
me po’ fregà de meno ?
Che quando scambi rime
con gente intelligente
ne puoi versar di lacrime
ma non c’approcci niente !
Son quelle signorine
a cui forse piacerà
sentire mie manfrine,
a farsi infinocchià.
Lasciamo quindi perdere
generi alimentari,
non li possiamo mordere
per affari poco chiari.
Che fare il provolone
non si potrebbe mica,
se manca autorizzazione
sarebbe una fatica !
Quanto sei bella Nannarella mia
ar cielo mancherà certo na stella
la tua bellezza non andrà più via
nell’universo sei oro che scintilla.
Du occhi sul tuo volto incastonati,
so le finestre de sogni proibiti.
Le labbra so du petali pensati
pe dispensà li baci più graditi.
Un corpo armoniosamente modellato
me fa sognà l’amore più ardito.
Er tuo annare morbido e ondulato
Me fa salì de più ogni appetito !
Me piaci quanno parli con le mosse
de le dita lunghe e affusolate
quasi parola senso non rendesse
se da queste nun fossero sposate.
Mai uno strillo, sol voce celestiale,
nacque dar petto tuo e infine uscì,
quanno che er nome mio da esso sale
in tutto er creato se capì !
Beata chi t’ha messa ar monno,
chi di bellezza seppe approfittare
pe cesellatte un giardino intorno,
in modo che potessi risaltare.
Pensandoce un dubbio me ribolle.
A fatte queste forme sì leggiadre
tua genitrice fu e non un…folle !
Allora, sai che te dico, amò ? Sposo tu madre !
ar cielo mancherà certo na stella
la tua bellezza non andrà più via
nell’universo sei oro che scintilla.
Du occhi sul tuo volto incastonati,
so le finestre de sogni proibiti.
Le labbra so du petali pensati
pe dispensà li baci più graditi.
Un corpo armoniosamente modellato
me fa sognà l’amore più ardito.
Er tuo annare morbido e ondulato
Me fa salì de più ogni appetito !
Me piaci quanno parli con le mosse
de le dita lunghe e affusolate
quasi parola senso non rendesse
se da queste nun fossero sposate.
Mai uno strillo, sol voce celestiale,
nacque dar petto tuo e infine uscì,
quanno che er nome mio da esso sale
in tutto er creato se capì !
Beata chi t’ha messa ar monno,
chi di bellezza seppe approfittare
pe cesellatte un giardino intorno,
in modo che potessi risaltare.
Pensandoce un dubbio me ribolle.
A fatte queste forme sì leggiadre
tua genitrice fu e non un…folle !
Allora, sai che te dico, amò ? Sposo tu madre !
“Chiare, fresche, dolci acque ove le belle membra pose colei che sola a me par donna…”. Avrete riconosciuto l’input. Ho citato la più famosa delle canzoni del Petrarca, tratta dal suo Canzoniere. Avevo pensato, irriverentemente, ad essa, quel mattino di una torrida estate, quando posi le mie, non altrettanto poetiche, membra sotto l’ombrellone, in cerca di una frescura che latitava all’interno della mia abitazione. Più che altro, ero stato invogliato a raggiungere quelle latitudini da mia moglie, per strapparmi alla mia beneamata sedentarietà. E si, che il mio desiderio più grande è di consegnarmi alla morte nel peggior modo possibile ! Tuttavia la mia ineffabile coniuge vede il mio bene a partire dalla sua comodità. Dev’essere bello, per lei, non avermi attorno, non vedermi quasi dialogare col mio computer, non essere costretta ad ascoltare quei noiosissimi racconti che, la mia mente, mai doma, partorisce nella ricerca di un’ironia che riesca a strappare qualche sorriso. Diciamocela tutta : più sto lontano, più la sua sopportazione aumenta ! Fu principalmente per questo che, stamani, indossato il costume, migrai verso l’ombrellone che il gestore dello stabilimento balneare, aprì tra i primi della giornata. A dire il vero, oltre che calda, la giornata era anche tranquilla. Ero riuscito a sedermi essendo colpito solo da un paio di spruzzi di un fucile ad acqua e due palle di sabbia bagnata e compressa, dai primi Lanzichenecchi. Non sapete chi sono i Lanzichenecchi ? Bhe, non intendo, quelli storici, calati dal nord Europa. Intendo quelle orde assatanate di bambini che devastano il territorio balneare in questa stagione dell’anno. Io li capisco ! Sono stato un giovane Lanzichenecco anch’io, tra i più agguerriti. Per noi, osservatori distratti delle loro gesta, la loro presenza è motivo di piacere specie quando vengono accompagnati da mamme giovani e belle. Questo per dire che, oltre ad essere un vecchio bavoso, non ho ancora smaltito l’ardore giovanile. Essendo conscio delle mie capacità e per non entrare in conflitto con me stesso, decisi di fumare il calumet della rassegnazione debitamente sdraiato. Il sole picchia sul Glauco Jonio e si riflette nei miei occhi, inducendomi a socchiuderli. Siccome il buon Dio, quando mi ha creato, si è distratto un po’, mi ha procurato qualche problemino. Se, infatti, chiudo gli occhi, automaticamente comincio a pensare. Avete capito bene, ho detto pensare. Non mi è riuscito bene per tutta la vita, ma da qualche tempo anch’io penso. In contrasto col detto cartesiano : Cogito ergo sum. Con la differenza che io, prima “fuit” e poi cogitai ! Poi mi successe che le palpebre si appesantirono e si chiusero definitivamente, forse per non affaticare i miei pensieri e lasciando solo posto ai sogni che si rivelarono migliori, decisamente migliori, di essi.
- Signore…signore…dico a lei signore, mi scatta una foto ?
- E’ forestiera ? Di dove esattamente ?
- SI, Sono torinese
- Anch’io sono nato in Piemonte !
- Ma guarda che caso.
- No, non per caso.La cosa è stata premeditata dai miei. E’ venuta…da sola ?
- Si certo. In effetti sono venuta a lavorare…per i beni culturali, oggi ne approfitto per fare il bagno.
- Mi scusi, come mai ha scelto di farlo qui, vicino a me ?
- Perché lei…lei…è così serio, distaccato…
- Non vada oltre…sono così vecchio, lo so, ma che ci posso fare ?
- Ma no ! Che vecchio e vecchio, maturo si, non vecchio. Un po’ imbronciato, ma sento che ha dell’altro.
- Bontà sua, ma non sono imbronciato, sono brutto di mio.
- Vede ? E’ allegro e divertente. Mi piace !
- Divento sempre divertente quando ho a che fare con un gioiellino come lei, mannaggia al DNA ! Attenzione, non la sto corteggiando.
- Peccato, ci corteggiano i più insulsi e non gli uomini interessanti.
- Attenta a classificarmi interessante, potrei montarmi la testa fino a diventare insulso per poterla corteggiare !
- Mi fa morir dal ridere, non ci avrei creduto.
- Qualche difetto ce l’ho, come vede, faccio ridere.
- Non mi invita a cena ?
- Dovrei ?
- Lo fanno tutti gli uomini, in genere…
- Uomini ? Aspetti che controllo, sa, ho dimenticato…
- Vuol farmi morire dal ridere ?
- Assolutamente no, ma se insiste…non riesco a dir di no ad una donna !
- Ora che fa, torna a casa ? Dirà a sua moglie che è stato con una donna…semisvestita ?
- Certo che si. A mia moglie dico sempre tutto. Tanto, non mi crede ! Non mi ci vede a trattare con donne o affini. Come se lei non ci fosse già cascata nella mia trappola e…per prima !
- Quindi lei è una sorta di playboy…
- Ariecco la solita storiella. Io sono io e se qualcun altro mi crede diverso…lo lascio fare. Ma ora vado, mia bellissima piemontesina.
- Le posso dare un bacio ?
- Perché no ! Un bacio non si nega a nessuno.
Tornato a casa con l’animo lieto per quella mattinata trascorsa al mare, trovai mia moglie ad attendermi sull’uscio. Non perché temesse per me, ma solo per il pasto che si stava freddando. Mi sedetti al desco familiare ed avrei voluto iniziare a parlare di ciò che mi era capitato, ma lei m’interruppe bruscamente.
- Per favore mangia e non ci annoiare con le tue storie. Sappiamo già che avrai avuto un’avventura galante, che però hai resistito, bla bla bla. Sai cosa vuoi fare ? Scrivi uno di quei tuoi fantastici e stucchevoli racconti per il sito che ti ospita. Vedrai, almeno loro ti capiranno…o no ?
Salve,
Saluto Strano e Sarcastico il Succitato,
e che Solo Scorrendo Sino in fondo Saprai comprendere...
Sento Semplicemente Scottare i Sensi Scrivendo Simili espressioni...
E' Solo che in Sogno Spesso Sobbalzi tu, Sempre Sorridente,
Semplicemente Sconvolgente e Stupendamente Satura del tuo Solito e Saporito Sarcasmo
che mi Scioglie come Se fossi faccia al Sole Senza Scottarmi...
So che Sono uno Stupido Senza Speranze di Salvezza Scrivendo Solo ciò,
ma lo Scopo era Soltanto Saldare uno Sproloquio di 'S'...
Suppongo che ora avrai Scoperto la Soluzione di questo Scempio Sillabico,
e Soprattutto il Significato Secondario del Suddetto Salve come Saluto...
E Se il tutto ti fosse ancora Sconosciuto, Svelo Senza Scrupoli il tuo nome,
Spogliandolo di ogni Sua Singola Sobrietà Sussurrandoti che:
Rapendoti Amore Saprò Amarti...!
Saluto Strano e Sarcastico il Succitato,
e che Solo Scorrendo Sino in fondo Saprai comprendere...
Sento Semplicemente Scottare i Sensi Scrivendo Simili espressioni...
E' Solo che in Sogno Spesso Sobbalzi tu, Sempre Sorridente,
Semplicemente Sconvolgente e Stupendamente Satura del tuo Solito e Saporito Sarcasmo
che mi Scioglie come Se fossi faccia al Sole Senza Scottarmi...
So che Sono uno Stupido Senza Speranze di Salvezza Scrivendo Solo ciò,
ma lo Scopo era Soltanto Saldare uno Sproloquio di 'S'...
Suppongo che ora avrai Scoperto la Soluzione di questo Scempio Sillabico,
e Soprattutto il Significato Secondario del Suddetto Salve come Saluto...
E Se il tutto ti fosse ancora Sconosciuto, Svelo Senza Scrupoli il tuo nome,
Spogliandolo di ogni Sua Singola Sobrietà Sussurrandoti che:
Rapendoti Amore Saprò Amarti...!
“Ciao, amore, scusa se ho fatto tardi”, disse allegramente Anna, entrando in casa come una folata di vento primaverile.
“Ciao”, mormorò cupamente Dario.“Cosa hai?” chiese Anna, poggiando la borsa sulla sedia vicina,”ti ho chiesto scusa, può capitare, no?”
“Ormai ti capita spesso”, mugugnò il marito.
“Ma non posso mica abbandonare su due piedi un alcolista che mi vuole parlare dei suoi guai, ti pare?”
“C’è sempre un alcolista nei guai, possibile che non dicano tutto durante le riunioni del club!? E sì che v’incontrate ben due volte alla settimana, almeno l’anno scorso andavi solo al giovedì!”
“Eh già, l’alcolismo diventa un problema sempre più grave e per noi operatori del SERT diventa sempre più impegnativo.”
“Una sera voglio venire anch’io al club, per vedere cosa fate realmente.”
“Lo sai che non si può. L’operatore deve essere assolutamente libero dai suoi legami quotidiani, lì contano solo i pazienti, se vogliamo chiamarli così.”
“Non ti preoccupare, dicevo per dire. Anche se non mi piace questo tuo impegno bisettimanale, a sera tardi. Talvolta m’immagino persino che il club lo segua qualcun’altra e che tu vada invece da un altro uomo.”
“Ma che dici? Guarda, se la cosa ti dà tanto fastidio, io posso anche lasciare, solo mi piace sentirmi utile, ho fatto anche dei corsi per poter seguire meglio quelle persone che cercano di rimediare alla loro situazione di alcolisti.”
“Scusa, lo so che per te è importante e lo vedo che torni a casa quasi fischiettando, tanto sei gratificata dal ciò che fai.”
“Non esagerare. E non voglio tornare a casa stanca e trovare un musone geloso di un fantasma.”
“Si, sono geloso, lo sai, e poi tu sei più bella che mai, sei nella età perfetta per le donne, l’inizio di una piena maturità con un fisico da giovane,” disse Dario, avvicinandosi con fare ammaliatore alla moglie, davvero seducente nel suo vestito bianco a scollatura quadrata e senza maniche, che lasciava intravedere l’incurvatura dei morbidi seni e le braccia ben tornite, dalla pelle chiara e leggermente lentigginosa.
“No, caro, ti conosco. Ti ho detto, sono stanca. Mi faccio una bella doccia e vado a letto. Tu finisci pure di guardare il programma in tv. Ciao.”
Dario la guardò mentre si dirigeva verso la parte notte dell’appartamento. Il vestito aderente metteva in risalto le curve ondeggianti delle natiche e le cosce lunghe e sode. Sentì aumentare il calore che l’aveva afferrato al basso ventre e si trovò ad inseguire la moglie in stanza da letto.
“No, cara, non mi puoi scappare; sono tre ore che ti aspetto con i pensieri più cupi, ti ho persino immaginata nuda fra le braccia di uno Schwarzenegger qualunque, voglio respirare il profumo della tua pelle, lo sai che mi fa impazzire.”
Dario la prese fra le braccia, la girò verso di sé e la baciò, accarezzandole la schiena.
“No, Dario, cosa fai, ti ho detto…”
“Dio, come sei bella e morbida…questa zip è maledetta, ah ecco…”
Anna cercò blandamente di divincolarsi, poi non oppose più resistenza.
L’amplesso iniziò quasi selvaggiamente, ma dopo poco Dario riprese il controllo e cominciò ad usare tutta la sua esperienza erotica per portare la coppia al massimo godimento.
Anna lo assecondò abbandonandosi totalmente e presto raggiunse l’acme del piacere.
“Ah, si, ahh, si ancora, si, ah, si, amore si, ancora, si Alberto, si, ah,si Albertooo!!”





