Ritorno alla terra
Affondai la lama del vomere nella profondità della zolla,
scavai con tenacia, osando fino al cuore della terra
per trovare il seme perfetto.
Cercai fra i rami degli ulivi quando gemono al Mistral
nelle notti di plenilunio,
quando cani scalzi vagano ferendosi
lottando per la libertà e tori acquietati
sognano arene senza sangue.
Andai cercandomi in assurde chimere
scoprendo che guardare negli abissi
può far tanto male.
La mia dura pelle d’uomo si sciolse
nella tua così arrendevole e inerme,
con un grido antico che sa di rinascita.
Non notasti nel mio sguardo
la paura del cerbiatto quando si sente accerchiato:
mi accettasti come si accetta la freccia
che spaccherà il cuore.
Torneranno ancora notti
quando il gelsomino si aprirà alla luna,
quando la terra più non assorbirà
il sangue dei malvagi
e tu mi toglierai di mano l’arco
puntandomelo contro, allora,
aperto il petto ti impossesserai del cuore
rendendolo fertile.
Affondai la lama del vomere nella profondità della zolla,
scavai con tenacia, osando fino al cuore della terra
per trovare il seme perfetto.
Cercai fra i rami degli ulivi quando gemono al Mistral
nelle notti di plenilunio,
quando cani scalzi vagano ferendosi
lottando per la libertà e tori acquietati
sognano arene senza sangue.
Andai cercandomi in assurde chimere
scoprendo che guardare negli abissi
può far tanto male.
La mia dura pelle d’uomo si sciolse
nella tua così arrendevole e inerme,
con un grido antico che sa di rinascita.
Non notasti nel mio sguardo
la paura del cerbiatto quando si sente accerchiato:
mi accettasti come si accetta la freccia
che spaccherà il cuore.
Torneranno ancora notti
quando il gelsomino si aprirà alla luna,
quando la terra più non assorbirà
il sangue dei malvagi
e tu mi toglierai di mano l’arco
puntandomelo contro, allora,
aperto il petto ti impossesserai del cuore
rendendolo fertile.

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