Il freddo soffio dei venti invernali
raggelava il suo sguardo,
ormai perso nelle atrocità
del mondo di chi non è più.
La dura cavalcata non provava
la carne, destinata da tempo
a nuotare nel sangue,
quanto annientava ad ogni passo
lo spirito ribelle del viaggiatore.
Credo che forse non parlò
per quasi tre giorni, mentre
immobile nel suo volere,
proseguiva la sua marcia
verso la fabbrica dell’utopia.
Si potevano udire solo i pianti
e i lamenti degli ingannati,
degli ingenui, di tutti coloro
che hanno creduto negli ideali sbagliati,
di tutti coloro, insomma,
che hanno avuto casa nel caldo e
doloroso mondo
dell’incedere con gli occhi chiusi
e la testa nelle nuvole.

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