Ti sorrido al di là della stanza
segretamente pensando al suicidio;
ti racconto le storie degli altri,
lievitandole con qualche bugia,
e mi trascino davanti allo specchio
col cruccio spinoso di un profilo da schiavo.
Ho raccolto i miei deboli riccioli,
modellato le mie rose ribelli,
e ho creduto di essere un dio,
un profeta che parla parole di perle.
Ma la vita è sfuggita di mano
col ricordo di Coppi l’airone,
e il cammino si è spinto a metà
nell’ozio inutile di mite incertezza.
Dolce poesia che non conosci la penna,
ti affido i miei vuoti e i miei trenta quaderni,
che possa il tuo legno solcare l’Atlantico
e nel Mare Ligustico trovare bisboccia.

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