Cenai col crepuscolo dei tuoi sguardi
e nevicarono divisioni d’inverno,
desinenze senza casa
di un apostrofo di noi.
E spendemmo matematica d’anima
a leggere solstizi del nostro incerto,
mareggiate d’intimità cardiache
planarono sull’uscio socchiuso
dei meridiani del nostro ricordo.
Il silenzio ferirà ancora
i pochi petali dei nostri battiti,
lacererà appuntamenti lunari
come ossimoro pronominale
del nostro vuoto infinito
ma tu, amami senza tempo
e sarò nuda pioggia d’eterno.
