“Sei seduto sul balcone di casa tua,
assopito al sole,
la testa fra le mani,
e pensi.
Apri gli occhi per un attimo
e ti fissi ad osservare
una piccola
formica
nera.
La segui per un po’
nel suo cammino,
poi,
all’improvviso,
il tuo piede scatta,
ormai indipendente
al volere.
Nello spazio di un secondo,
forse meno,
si trova sopra di lei
teso dalla volontà
di uccidere.
Stomp!!
Tornato in te sollevi il piede
con l’atavico desiderio
di guardare la morte
attraverso la morte.
Ma è viva.
Si incammina.
Claudicante.
Decisa a sopravvivere,
ferma nel suo istinto,
cieca
come mai è stata prima.
La guardi e provi una fitta
al nervo ottico,
ma sei mosso dalla sua
determinazione,
è ancestrale.
Allora decidi di salvarla.
Poi,
distratto dai tuoi pensieri,
forse rapito
da un desiderio più grande,
la perdi di vista.
Ma lei cammina
cammina,
abbandonata,
atavica,
forse rapita
da un destino più grande.
Lei non ti è grata,
non è commossa,
non capisce che tu l’hai salvata.
Ma siccome ogni causa
ha un effetto,
la formica zoppa
sviluppa il gene dell’una tantum.
Cosa vuol dire?
È tutta una coincidenza,
il risultato di una comunicabilità
impossibile,
il risultato di un nervo fragile,
che cede ai moti dell’inconscio.
La natura, quindi,
in un impeto di solidarietà,
ha regalato il dono dei grandi,
l’essere magnetico, l’intelligenza.
Quelle che contraddistinsero Napoleone,
per intenderci.
La formica, quindi,
si moltiplica in un esercito di formiche
che,
guidate da un vecchio zoppo,
punta diritto,
freneticamente,
all’adempimento della sua missione.
C’è un gene impazzito
nel DNA.
Lo stuolo delle formiche, ora,
ti entra in casa,
si moltiplica,
si moltiplica.
In un attimo sono già imbattibili.
Una generazione di mostri,
prodotti dall’odio,
sta divorando la tua famiglia,
sta pian piano divorando anche te.
Come spiegarti, adesso,
che non c’è più niente da fare?
che la colpa è solo tua?
È difficile, lo so.
Era un po’ come spiegare
alla formica
che non sei stato tu a calpestarla,
che era stato il tuo inconscio,
che tu in realtà hai voluto
solo salvarla”

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Ciao S.