Si spegne in un bianco livido
la luce del sole
azzurrandosi
di fredde sfumature verdognole.
 
Come un lago racchiuso tra aspre rocce
il mio cuore contempla
fragili increspature dell’anima
e vaghi torpori maliziosi.
 
Cresce l’ansia dell’immaginazione
in un immobile biancore elettrico,
ritagliato nel remoto
e in fittizie insensibilità.
 
Nella fossa irraggiungibile
brilla il diamante,
pena dell’universo reale,
come stendardo
d’un esercito incognito.
 
E sulle labbra
della mia coscienza
sale un grido di redenzione.
 
 
 
 
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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Commenti  

ugo ciccetti
+1 # ugo ciccetti 27-04-2013 00:10
Poesia sofisticata e cesellata dotata di lessico appropriato e ricercato. Chiara nella esposizione ma forse troppo carica di concetti metafisici orlati da paesaggi tecnologico-straluna ti che se da una parte la impreziosiscono dall'altra la rendono poco godibile e liricamente non intarsiata di pathos-suspence come il finale vorrebbe far intendere.

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