
Aspro sapore di terra sudata,
quante volte, io t’ho baciata,
di vigneti e frutteti affondi radice,
sacrifici e fatiche, Dio benedice.
Sapori veri, nostrani e gustati,
dal palato son sempre apprezzati,
vino ed olive in grande allegria,
fra un tocco e l’altro la notte va via.
Molti abbandonano, vanno lontano,
sudore e fatica incalliscono la mano,
son chiamati terroni, a volte cafoni,
loro sopportano, non attaccan bottoni.
Ognuno cerca una vita più facile,
ma i giovani la rendono difficile,
cercano un lavoro meno faticoso,
ma l’avvenire si mostra dubbioso.
Molti però tornano, non ci riescono,
forse è ambito quello che vogliono,
zappare la terra non è un disonore,
lì, ha seminato il nostro genitore.
Semi di ortaggi, fiori e frutti,
hanno fatto famiglia e non è da tutti,
un pezzo di pane diviso fra amici,
dice che lì, sono le nostre radici.

Commenti
Si, sono d'accordo, una riflessione molto profonda e sensata che mira ad invogliare i giovani contadini emigrati a rientrare per riprendere a coltivare la terra ove sono le loro radici ed i sacrifici dei propri genitori.
Anche se è una vita dura e pesante molti, dopo aver tentato di rendersela più leggera, ritornano perchè scoprono che il loro vero avvenire è proprio in quella terra senza la quale nessuno potrebbe vivere.
L'emigrazione ha spopolato le terre ma noi, cosa mangeremmo se non ci fosse il ritorno ai prodotti della terra?
Sarebbe ora che qualcuno si muovesse per agevolare il lavoro di questa povera gente che, malgrado i loro sacrifici, per gli esosi costi di produzione, non riesce a portare a casa neanche un pezzo di pane per dar da mangiare alla propria famiglia!
Buona, dolce e serena giornata a te e famiglia, poetessa speciale!
Un affettuosissimo abbraccio!
Ci tengo a precisarlo perché già portano la nominata che non vogliono lavorare. P.S. Anche i giovani del nord espatriano per un futuro migliore, non solo quelli del sud.
Il discorso purtroppo è troppo lungo per poterlo affrontare qui, si andrebbe incontro solo ad incomprensioni se si dicono cose con un numero ristretto di parole in un commento.
Per la poesia in se... è ottima.
Sono d'accordo con tutto quello che dici ma, una poesia deve esprimere in poche parole il concetto di quello che si sente nell'anima e senza entrare nei dettagli.
Certo non sono i giovani a rendere la vita difficile ma a rendersela difficile perchè da una parte sono esigenti ma, da un'altra è il costo della vita di oggi che glielo impone.
La mia poesia è un invito rivolto ai giovani contadini del sud affinchè ritornino a coltivare la loro terra anche se costa tanti sacrifici in cambio di un misero guadagno ma, è anche un invito ai signori politici affinchè si rendino conto che bisogna aiutare i contadini ed investire per portare il lavoro della terra ad una stabile ed accettabile condizione!
Buon pranzo, Clorinda!