e ti dirà chi sei
fagli capire che il fondo
non è un abisso per te.
Non ti hanno detto mai
che i tuoi occhi
sono colmi d’amore
e che il tuo cuore è grande
immenso come il mare.
Ora lui cerca di leggere
quello che hai scritto dentro.
Un amore finito male
e una vita da dimenticare.
Fagli capire se vuoi
ti potrebbe consolare
raccontandoti di una stella
che come i tuoi occhi
disse di si alla luna.
Le mie poesie
le scrivo nella strada
con la penna dei miei passi.
Parole
che il mio incedere assorto
scandisce
e scritte nell’asfalto
con il graffio della mente.
Parole poi
spazzate via dal vento
e regalate al cielo
assieme ai miei pensieri.
Lassù…
dove osano le emozioni…
dove osano i poeti.
come un pugnale
senza un ragionevole motivo.
Penso
a quanto sia inutile
nascondere il sorriso
mentre il dolore devasta.
L’illusione di pensare
che tutto vada bene
che tutto sia a posto.
In fondo
occorre sacrificare
ogni cosa della vita.
Con l’idea di esser forti
ed andare avanti
nascondendo il dolore.
gravide di
solitudine antica
nel vento ostile
che spariglia carte
cammino in questa
densa nebbia
sotto i gelidi fili
di un tram
nell'insoluta ricerca
lungo freddi binari
di una aurora che
tradisca col suo bacio
il buio della notte...
sul vascello d’espressioni evase
tra le barre della paura,
per penetrare il tuo ascolto
con il primordiale dei sentimenti; l’Amore!
I tuoi occhi muti ascoltano
lo strimpellare di voci nuove
che fluiscono talvolta intimidite,
per il giudizio e pregiudizio …
Indugiano libere in questo A-Mare.
Il timone delle emozioni,
volge verso te, la meta
per carezzarne l’anima…
In attesa la speranza mira
il temerario istinto
che incoraggia il viaggiare oltre.
Assieme sminuiremo,
le dolenzie di anime intimorite
da questo amore, prostrato
al sonar di ricchi metalli
che occhi fan brillar
quasi più d’ogni Dea.
Sono il marinaio, lo scrivano
di rotte sconfinanti della notte.
Giungo a te Poeta e non,
a chieder man forte
per donare all'uomo,
il coraggio del sognare ancora!

A disincantar evenienze
è un corpo in volo
fra tenebre a sonno lieve,
rem, ove sognar allunga ore alla vita..
Pensier a mutar in solitudine
ove la morte attende il risvegliar del sole,
bacio al giorno e all'altro
finchè luce appar alle pupille.
Inverno ad allungar il sonno,
percorso statico ove freddo e
letargo ad unisono,
van ad hibernar gloriosi.
Sonno a declinar ogni volere,
ad energia di ritorno fra
primavera ed estate.
Dormano pennuti e tartarughe,
dormano ogni specie di animale e
l’uomo s’alzi allegro se il giorno,
nasce povero di luce e con brevità d'ore
il buio avvolge lo spazio.
Dorme la fanciulla con amori
ad incontri brevi e
l'inverno anche il cielo dorma.
Al calar della sera assonnati sogni
son rami spogli di vegetazione,
ma, nelle case l’amor unisce i cuori,
famiglie a vibrar ad union di sentimenti.
L’inverno è lungo e le
famiglie al tepor di un focolare
parlano e con amor sorridono!
Un passo, un passo
Questo cammino originato in una piccola valle sfregiata
Ha attraversato città e boschi.
Lavarsi i piedi nel mare e
Oltrepassare le montagne.
Cadere tante volte, rompersi
Le caviglie e perdere
Il senno.
Quasi arrivato ma prima
Voltati.
Sporco e a pezzi
Persone immacolate sono arrivate più lontano ma
Non sorridono, e come
Potrebbero, non hanno mai provato l’ebrezza
Di sfilare dei sassi appuntiti dalle proprie
Piante.
Accasciati pure a terra adesso e falli proseguire.
Un viaggio è tale
Solo senza destinazione
Voglio godere
di ogni istante
inebriarmi di esso.
Voglio riscattarmi da quel tempo
di quando il pensiero
seguiva l’onda
di un veliero alla deriva
e dove la vita
era soltanto
effimera sembianza
che adesso prende forma
dentro un gigante
che la mente con fatica
riesce a contenere.
Troppo grandi
i frammenti
che incidono la carne
lasciando un amaro sapido
di momenti non vissuti
gettati a piene mani
nel baratro dell’orgoglio
che vanifica ciò
per cui vale la pena
di stare al mondo.
Ora del vivere
resta solo la pena
di non risalire più la china
e so che la vita
mi aspetta
in cima alla montagna.
Con le unghie dovrò scavare
il sentiero dalla terra
che coprirà la croce
issata sul talamo
del mio dolore.
Quei ricordi di domani dentro le orecchie
il mare Frastuono di silenzi mai taciuti
Seduto su uno scoglio voglio restare qui, con i piedi nell’acqua.
Tra onde e alghe e pezzi di bottiglia
Messaggio mai letto
In un'altra lingua
L’acqua non oppone resistenza. Mi rinfresca il sangue scorre tra le mie dita,
Le mie orecchie e i capelli bagnati L'acqua bagna la poesia
Ombrelloni che riparano dal sole Luglio volgare
L’acqua non è un muro, è una strana sostanza
Si beve, si tira, e se zampilli alla fonte
Sei tutta d'acqua antica e trasparente è senza forma,
hai il colore del cielo Degli occhi di ieri Il sole illumina l’acqua e la rende trasparente.
Lancio un sasso, Fa cerchi concentrici Che invadono il sogno il mio buco nell’acqua
Come sempre E per sempre
Poi lo tappo con la sabbia Rimango qui.
Non voglio più stare con i piedi per terra
Non voglio volare Se non sbatto le braccia
Nella mia testa
È tutta una festa
Io amo l'opposto Buon Natale a voi Il quindici agosto
Ogni uomo ha la sua ombra.
Ogni mano ha le sue dita.
Ogni bimbo ha la sua mamma.
Ogni rosa ha le sue spine.
Ogni piede ha la sua scarpa.
Ogni passo ha la sua orma.
Ogni fiore ha i suoi petali,
ogni copia il suo originale,
ogni dito la sua unghia,
ogni ruscello la sua acqua.
Ogni mare ha i suoi pesci,
ogni persona la sua età.
Ogni cielo ha il suo sole.
Ogni città ha il suo nome
Ogni persona ha la sua storia.
Ogni giorno ha la sua notte.
Ogni notte ha il suo giorno.
Ogni casa ha i suoi mattoni.
Ogni oggi ha i suoi ieri.
Ogni cosa ha il suo posto.
Ogni gamba ha il suo passo.
Ogni principessa ha
il suo principe azzurro.
Ogni notte ha i suoi incubi
e...i suoi sogni.
Ogni inizio ha una sua fine...
Ingorgo della mente
Mi rigiro tra dune di lenzuola
Scaccio pensieri
neri come corvi
Rovisto nei cassetti dei ricordi buoni
ma spiritelli dispettosi rimbalzano
dentro i miei occhi chiusi
Scompigliano equilibri
spianano illusioni
Molecole impazzite
che scendono come
grani di sabbia a
sedimentare l'anima
E alla fine in questa
notte di battaglia
si fa largo il giorno...
ostello del pensiero,
rifugio dell'eternità.
Erano momenti nuovi che mi atterrivano
che mi rendevano estraneo
in quel loculo morente della vita.
Non sapevo districarmi da quel labirinto
di tavoli e sedie
di persone troppo comuni,
lascivi esseri dal senno scomposto in troppi frammenti
perché io possa comprenderli,
nella logica esilarante
che mi sono costruito su di colui che vive.
La morigeratezza che avevo perseguito
era per me sinonimo di una forma essenziale,
inscindibile dal sublime
unica via attraverso cui si può fuggire
dell'ipocrisia del vivere,
triste suicidio del non lasciarsi morire.
Ritorno spesso
con la memoria al passato.
Un viaggio a ritroso
della mia mente
per capire chi ero
e chi sono adesso.
Reminiscenze
difficili da mettere a fuoco
velate
dalla patina del tempo
trascorso
rivendicando al giorno
quello che la notte
non mi ha mai negato.
Bruciavo la mia vita
all’addiaccio dei sentimenti
e amavo delle rose
solo le spine
che diventavano corone
sulla testa di re profani.
Ritorno spesso
con la memoria al passato.
Un viaggio a ritroso
della mia mente
per capire chi ero
e chi sono adesso.
Solo reminiscenze
nel baratro dell’oblio.
Sparsi frammenti
che non voglio più ricomporre
ed il figlio che ero
madre mia
non lo sono più…
adesso.








