Il mio davanzale
scalcinato
pretendeva di partorire giacinti
senza semi e senza terra
Chiamava gli uccelli
a posarsi per il tempo necessario a crollare
ma quelli continuavano a cercare il mare
girando in tondo
Il mio davanzale campo militare di cimici
ricolme della vista di tronchi del bosco
ed una zanzariera
a prendersi i proiettili al posto della pelle
Satura di pruriti e pollini
Sul mio davanzale si posa una tazza di tè
come un viandante stanco nel nulla
Come la cappa di un inceneritore
che fuma embrioni di cumulonembi
Leghe di formiche nere
che battendo bandiere neutrali
credono di raggirare inglesi e terididi
Il mio davanzale
così sporco come i miei pensieri
Così assetato di fiori
e troppo piccolo per non fare cadere un vaso
Affacciato sui tetti e sul porto d'Amburgo
e sul ritorno dei pescatori nel deserto
Su labirinti sotterrati da rinascimenti
e fanghi prematuri
Mi affaccio corteggiato da gatti
mentre gli ingenui cantano
canti colorati e in realtà neri come petrolio
Asfissianti come le aste nelle gole
Ma il mio davanzale no
Non ne vuol sapere di confini
Morde la polveriera del silenzio
e si vede di nascosto con la pioggia obliqua
Aspetta ancora un soldatino che lo vide
Beve il vento alzando le tende
come minigonne trucidate da epoche di libertà
Il mio davanzale si scrosta
perché il prezzo di uno sguardo
è il bruciore delle lacrime sulle gote
Annerisce davanti una cornacchia sui fili
pugnalato alle spalle dai brandelli del camino
Se mi affaccio
divento solo una sua escrescenza
pronta a cadere di sotto
in nome di un profumo meschino
tanto arrogante
da non concedermi più che uno sguardo
scalcinato
pretendeva di partorire giacinti
senza semi e senza terra
Chiamava gli uccelli
a posarsi per il tempo necessario a crollare
ma quelli continuavano a cercare il mare
girando in tondo
Il mio davanzale campo militare di cimici
ricolme della vista di tronchi del bosco
ed una zanzariera
a prendersi i proiettili al posto della pelle
Satura di pruriti e pollini
Sul mio davanzale si posa una tazza di tè
come un viandante stanco nel nulla
Come la cappa di un inceneritore
che fuma embrioni di cumulonembi
Leghe di formiche nere
che battendo bandiere neutrali
credono di raggirare inglesi e terididi
Il mio davanzale
così sporco come i miei pensieri
Così assetato di fiori
e troppo piccolo per non fare cadere un vaso
Affacciato sui tetti e sul porto d'Amburgo
e sul ritorno dei pescatori nel deserto
Su labirinti sotterrati da rinascimenti
e fanghi prematuri
Mi affaccio corteggiato da gatti
mentre gli ingenui cantano
canti colorati e in realtà neri come petrolio
Asfissianti come le aste nelle gole
Ma il mio davanzale no
Non ne vuol sapere di confini
Morde la polveriera del silenzio
e si vede di nascosto con la pioggia obliqua
Aspetta ancora un soldatino che lo vide
Beve il vento alzando le tende
come minigonne trucidate da epoche di libertà
Il mio davanzale si scrosta
perché il prezzo di uno sguardo
è il bruciore delle lacrime sulle gote
Annerisce davanti una cornacchia sui fili
pugnalato alle spalle dai brandelli del camino
Se mi affaccio
divento solo una sua escrescenza
pronta a cadere di sotto
in nome di un profumo meschino
tanto arrogante
da non concedermi più che uno sguardo
