in un azzurro infinito,
diventeranno poi
pioggia o neve
secondo la stagione.
Ricami di fiori
su davanzali,
specchi di vita familiare,
oltre il bene
ed il male quotidiano.
Ricami di cuori
nella notte tra
corpi che si amano
e poi dormono,
respiri lievi
di bimbi
che sognano
ancora innocenti.
al suo cospetto incompreso,
immobile dalla mattina alla sera,
alla stregua di una banale bomboniera,
Lontano mi appare quel Natale,
quando scaldare i cuori era normale,
rimango in compagnia di un umidificatore,
privo di acqua e anche di amore.
Mi ci vorrebbe proprio una vacanza,
sarebbe sufficiente cambiare stanza,
ma di me nessuno se ne accorge,
e passando neanche mi si scorge.
Arriverà di nuovo la fredda stagione,
quando mi ritroverò sulle terga del mio padrone,
ma allora servirò la mia fredda vendetta,
che egli si ritroverà nella sua bolletta.
sono il tuo accappatoio,
attendo verticale il mio momento,
che tu proceda al mio indossamento.
Come un gobbo passo i giorni,
aspettando che tu ritorni,
quando entri in bagno son sempre sugli attenti,
anche se vieni solo per lavare i denti.
Quando finalmente mi afferri per il collo,
comincia il mio agognato ammollo,
inizio il mio lavoro certosino,
asciugandoti pian pianino.
guardo come pettini i tuoi capelli,
con il phone te li fai belli belli,
intanto asciugo bene la tua pelle,
anche sotto le tue opinabili ascelle.
Poi mi lanci sul pavimento con disinvoltura,
neanche se fossi spazzatura,
e anche se esci senza salutare ,
io il giorno dopo ti tornerò ad amare.
tra corsie e medicine,
ma la sera
cercheremo
il nostro passo
doppio...
Passi felpati
lungo corridoi
ascettici,
passo doppio
nella mente
fa vibrare i nostri
corpi stanchi, malati,
ma ancora vivi...
Passo doppio
per tornare a vivere,
oltre il male.
senza pioggia però...
Quanto durerà?
Oltre la primavera
errano pensieri,
tra aspre realtà.
Il rosa ed il giallo
della natura
cozzano con il
profondo grigio
di anime spente,
tra nero e rosso
di rabbia a
sprazzi.
Primavera
ridacci il
tuo incanto...
un mondo diverso
fa capolino.
Niente più feste
in piazza, raduni.
Torniamo alla
semplicità,
ad apprezzare
le piccole cose,
come falò accesi
su rive ghiacciate,
pettirossi vibranti
al freddo,
la natura che
ti sorride con
i suoi colori
argentati...
mi vestirò di verde
con un patè di ghiande antico
sgocciolate tra i rami del terrazzo
i panni le cornacchie e questo inverno
già finito mentre siamo all'inizio
al collo metterò dei tagli
di una falce di vetro
occhi sbarrati
ancora congelati. Certe visioni
ma tu che ridi Aquilante?
non senti da lontano tuoni di guerra?
e grida e nel dolore quasi una bandiera
senza colore.
l'amore è strano su questa terra vuota
ma esisterà qualcosa
che non capisco io
- stai attento ora, dritto!
apro le braccia, l'aria sarà l'amante
insieme siamo spazio, batti zoccoli nudi
ti abbraccio, mi tengo. Sei caldo
non mi farai del male vero? Vai. non sento
ma
tu no tu no Aquilante
il manto equino è fulvo
il nero si sposa col caffelatte
panna liquida col verde dei boschi
la mia sciarpa impazzita mi avvolge
in un gioco di chiaroscuri sonori
si assottiglia in filamenti minacciosi
in nodi inestricabili come guglie
arabescate
in piramidi e giungle si alternano
i merletti, i fori danzanti
i fiori danzanti...
Svanita è questa sera
di magica atmosfera.
illuminano la mia notte triste
come un drago sputo mille rivoli
d'argento
qua e là, rivoli d'argento e oro
fiammelle di pioggia dorata.
Lungo le mie guance
scorrono fiumi in piena.
Sto con gli occhi sbarrati
aspettando la notte dell'Aquila.
Notte splendida notte
potente e misteriosa
portami fasci di luce
granate e mandarini
rubini, splendidi e zaffiri
preziose pietre
per adornare il mio capo di Vendetta.
ci butto il fuoco, come un drago triste.
Io invece, sulle mie ferite, ci getto l'acqua che brucia
conchiglia di mare mi sento
una stupida, pazza Venere
un po' brilla.
Se tra il fumo che esce dal fuoco o dall'acqua
vedrai il mio viso
per un attimo
lungo come un giorno in metropolitana
allora potrai gettare questi veleni di cui si nutre il tuo cuore
vivo
in un mare di ghirlande cangianti.
di una città diversa,
ogni settimana,
una città per cantare,
ora che non c'è più
la giovinezza.
Ma tu ci sei,
con il tuo sorriso
e gli occhi ambrati,
oltre gli anni,
le rughe.
Insieme viaggeremo,
una città per cantare
ancora,
oltre i sogni.


