Umidi specchi
inginocchiati premono
nel triangolo ingarbugliato
un sapore languido
nel fremito la lingua
comoda s'accomoda
sfiora l'altalena
senza tregua percorre
a piedi nudi
su bianchi sassolini
la mantide pura
bianca e morbida
tra lune irte
nel ciel che dona
stelle e fili argentei
in un sussulto d'amplesso
potrei morir or ora
eppur ancor ingorda
tramo la trama
per trattenere
l'estasi d'amor.

Commenti
Gentilissimo Gigggi.
Ciao
Ciao Elisa
ciao.
Confesso, e mi sembra di averlo già detto, non amo dare il titolo alle mie poesie ecco perchè quando ho scritto questa il titolo era MANTIDE...alla fine prima di pubblicarla l'ho cambiato mettendo...quello che c'è.
E' probabile che il significato, cambiando il titolo, sia diverso da quello che in fondo è...ma, è vero che ogn'uno da l'interpretazione che sente.
Grazie per la tua attenzione...buona poesia.
Ciao, Ambra...
Grazie Giò...ciao!