Dietro vesti d'una primavera quadra -stolta-
la mia guardia digiuna in nome di purpureo nastro
ad esser dono -Dio sa- di che cangiare
Volle allora il destino far da riva al corso
di parole restaurar poeta
allo spogliarsi di rosa in Maggio.
Cellula sana
torbidi i sensi
ma puliti giacquero in sull'addome
su ventre, Eva
sul petto, Adamo
Non fu più notte al sorgere di mala sorte
e mai fu pallido quel pensare austero
che Lui concesse agli umidi
-ulivi
zagare
fior di ciliegio
tele senza pezze-
