Sotto velata veste mi rigiro,tra dolenti ramoscelli penduli
tremante accartocciato sovente respiro,
già morenti aghi accasciati,
passando leggera al suon di violini stonati,
mesta drappeggia scia d'incenso sensa vita,
afflitto e il cuore imprigionato
senza via d'uscita,
dovè la verdeggiante meta più gioiosa,
se il frutto prelibato morente
stenta a germogliare
e nell'oblio riposa,
drappeggia a malapena
sulle vette stanche,
come prigioniere
senza ali tra copiose
nuvole pitturate bianche.

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trovargli uno spiraglio una ricca vegetazione.