Io dell'amore conosco
l' ignea bellezza
di un divorante avvampare di sole
e un niveo candore di luna.
Comprendo il buio
che questo sentimento fatale
eppure salvifico
contiene come un otre
che mai ne è colmo.
eppure ne colgo la luce immensa
per cui il cielo è insufficiente.
E so che esso è acqua come arsura,
schiaffo come bacio,
premio come castigo,
spada come scudo,
cibo come veleno,
morte come vita.
E ne vivo e muoio
nella dualità prossima
a ritornare unità.
Io dell'amore non so altro.
Baci appassionati di chi si appartiene.
Le labbra si toccano e intorno il nulla.
Il mondo è la tua bocca.
Migliaia sono stati questi baci.
Ed ad ogni bacio quella sensazione di essere stato il primo bacio della mia vita.
Baci appassionati di chi si appartiene.
I tuoi baci amore mio
tattile carezza sul cuore, nel mattino,
assaporando l'amaro caffè del risveglio.
Giungo come filo di lana sul gomitolo teso,
e ti stringo al mio petto senza nuvole,
ma di sereno rosa so sorridere.
Dentro alla aurea alma mi ritrovo serena,
come lago d'aurora,
e vibrano le sensazioni e le attese.
Sulle foglie gocce di cristallo sono risorsa,
e nello sguardo si è perso il dolore.
Resta la tua impronta che mi lega,
mi depura, nell' attesa del tuo giorno.
Dimmi amore mio
com’è che la distanza non scema questo ardore?
Com’è possibile che io non smetta di pensare a te?
Perchè la voglia di te mi attanaglia fino a stare male?
Cosa siamo noi in questo infinito che ci divide?
Frammenti di stelle filanti
coriandoli d’amore
come brillantini regalano alla pelle luce
tu regali luce alla mia vita
sul lungomare di pietre
riflesse di rosso
nostre ombre di pensieri
proiettate in sofferte emozioni
ci travolgevano
il vento accarezzava le onde
ultimi tuffi della sera
il silenzio non trovava posto
persone sparse sulla riva
l'odore acre della brace
fluttuanti melodie balcaniche
chiacchere in mille lingue
riempivano l'aria al sole morente
noi camminavamo; eravamo soli
solitudine e silenzio dove non ce n'era
l'ombra del crepuscolo si allungava
sul martirio dei nostri sentimenti
avevamo scalato un golgota di carne
oltre i confini del piacere
c'è solo il dolore
Zara non si curava di ciò
la sua bellezza ci ignorava
la festa continuava scavalcandoci
ed io mi immersi nella bellezza
non badando al dolore
rigirando la ruota dei piaceri
per perdermi di nuovo
in un tramonto
dolce malinconia
degli occhi.

Ti voltasti, te ne andasti.
che guardo
stravolgono
quello che vien da dire
pare ondulare
la voglia breve
di spostar
prospettiva
nell'incanto miracoloso
giunge in aiuto
la comprensiva mano
guidando l'istante
verso la bocca assopita
alla ricerca
d'appassionato
spasmo
oppure se c'è il sole.
Capita di dire amore
a volte solo di parole
e quando ti accorgi
di avere sbagliato
è troppo tardi
per metterci il cuore
nel passato.
Capita quando capita
perché mica lo hai cercato
è stato solo il suo sapore
di sale sciolto dentro al sole.
Capita una volta
e della vita ti da una svolta.
Capita sempre o mai
e allora si che sono guai
È capitato anche a me.
In un giorno di sole
le ho detto amore.
Capita a volte capita
e quando capita
I tuoi pensieri
diventano un arcobaleno...
una sola stagione un solo pensiero
restava ai cinquanta e si vantava,
da buon seduttore seguiva il sentiero.
Suadente le disse: “Se vuoi io ti sposo“
ti sposo domani e ti porto a Parigi”.
Era ciò che voleva la bionda moldava,
ormai s’avverava progetto e prodigi
c’ormai da tempo così programmava.
Passarono i giorni da allegri e beati:
premure di un lui, di uomo gaudente,
lei con l’impegno per due innamorati.
Agiato il futuro colei progettava,
vantaggi e conti da gran fiscalista,
da tempo in segreto lei calcolava.
Predisposero il giorno, inviti, la lista,
albergo, vestito, pranzo e l’orchestra
tre giorni soltanto alla data fissata.
Come ogni mattina, aprì la finestra
per dargli il saluto di buona giornata,
non cenni di lui e imposte socchiuse
sotto il portone la gente accalcata.
Scese correndo, cercò, si confuse.
“È morto mia cara, è finita la festa.”
Sorpresa, stupita, mirò fisso avanti,
girò su se stessa e piegata la testa
tornò verso casa con ira e rimpianti.
“Ti porto a Parigi, domani ti sposo”,
un tal strepitò: eterno riposo”.
Ma quando passa la felicità?
Io l’ho vista passare quando la tua mano sfiorò la mia.
Non so come si formano le galassie e le costellazioni.
Però so come è nato il nostro meraviglioso bene.
Non so come fa il tempo a scorrere
e a non avere la tentazione di tornare indietro.
Ma so come e quando ho deciso di contare le mie rughe insieme a te.
Non so come fa l’ape a ritrovare senza eccezione l’alveare.
Ma so perché tu ti sei ritrovato in me.
E ti ringrazio di avermi cambiata.
Io ti appartengo.
Ogni mio atomo,
ogni mia cellula,
ogni mio respiro,
sono tuoi.
La mia voce la adopererò per lodarti.
Sono tua.
Tu eri colui di cui più avevo bisogno,
quando non mi davo alcuna pausa che mi facesse riflette,
che mi facesse dire,
quanto sia meravigliosa l’immensità che ci circonda.
il magico scindersi dei nostri corpi
ormai immemori del tatto
la tua veste che profuma d'onirico amore
il tuo viso che canta
lo spettacolo delle nostre mani che s'intrecciano
il desiderio sempre più forte di non risvegliarci
per poterci sorridere in un'altra realtà
unica concessaci dal malinconico scorrere del tempo.
ora la tua opera s'è spenta
fontana di cocenti riflessi
interrotti in canti rivolti
a una luna ombra di se stessa
Ombra.
L'oscuro incedere dei passi
ch'ebbero un destino
sciolto e ingiusto
mai frutto di miei rami
Il riflettersi di un attimo sprofonda
incombente
nelle tracce del passato
quando lo specchio irriflettente
ospitava la mia sete
di cui il suono dei tuoi pensieri
era liquido terso
che acquietava i tormenti
Gli oblii nati
dall'avanzare della poesia più pura
mai incastonarono i propri cristalli
nella roccia che chiude l'essenza
assopita
ma ancora in vita
Semina, soffia negli
occhi privi di anima
flebili
istanti prima che
a quell'ora tu svanisca
senza fiori
ombre nere
poesia morta
di un fuoco che bruciava
lentamente e si è fatto
inferno consumando
le parole
una chitarra elettrica
suona un requiem grunge
una bottiglia vuota
annuncia un dopo sbornia
di malinconia per le note scritte
e le parole lette
incise in una sanguinante
mancanza
buco nero d'ispide
ispirazioni
corre il tempo
interminabile consunzione
eterna discrepanza tra carne
e memoria
rimane l'inchiostro
battuto su fogli
la musica cantata
in locali sotterranei
il grande vuoto
steso sul Pacifico.
*Anno della scomparsa di Kurt Cobain e Charles Bukowski.











