Quel bel pomeriggio
di un mese di aprile
a cui piacquero tanto
le tue dita da piano
che così riservate
e assai più plateali
da poter essere nate
per diritto assonante
col dovere da sempre
riaccordarsi alle mie
intrecciandosi al sole
nelle mie mani e le tue
dando gesti alla musica
per tenerci in concerto
a ogni tocco e carezza
le fece sue e proprie
alla fine e del tempo
quando il dolce dormire
va svegliandosi ebbro
alle illusioni di maggio
per tenerle nel grembo
dentro ai nostri ricordi
come il momento felice
dell’abbraccio promesso
tra un uomo e una donna
che si dovevano assieme

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