E resto muto dinanzi all’ombra nera
che nutre i miei dubbi, la sera incalza
e un’immagine riemerge, la stessa
che da bambino mi strozzava in gola
l’urlo di ribellione. E’ lì, è sola
o forse no, mi rivedo che servo messa
alle sei di mattina e ciò che mi strozza
è il vuoto che avanza nella mia sfera.
I lati del cortile, noi malati davanti all’albero
di pistacchi dietro il cancello, il gioco
del dirupo è cominciato allora, nel fuoco
che si è spento alla prima goccia di pioggia
venuta giù dal cielo grigio sulla spiaggia
delle mie fantasie. Ho visto il sacro
e i suoi schizzi di fango, il cuore simulacro
di slanci sbiaditi nell’attimo insincero.
E se ritroverò l’ombra nera nei miei passi
futuri, non la degnerò di uno sguardo
fisserò il vuoto, penserò in astratto
come se fosse un quadro che non mi riguarda
un’emozione da sfuggire o l’onda sorda
che bagna i confini di ogni anfratto
ma poi ripiega e ritorna al porto
e al cielo cui tutti siamo connessi.

Commenti
Nei confronti della terra e del Cielo, non c'è che la libertà e rettitudine di coscienza a poter offrire veri orizzonti di VITA!
CIAO!
si va inevitabilmente, si cammina e il nero è meglio che resti nell'ombra,forse ci segue,perchè è impossibile buttarlo giù dallo stesso dirupo,scioglierne i nodi che ci legano a lui,ma hai ragione,lo sguardo è avanti.
Ciao