Aspettava le parole grevi
insospettabili nel mezzogiorno di Giugno;
ma aveva il vento fra le dita
il Maestrale del roseto,
una stagione di pane imburrato,
di succo di stella di mare.
Lui la cercava all’ombra di un fiore
ramarro del grano di sabbia,
formica che riempie la noia del saggio.
Lei offriva le ali al respiro del popolo
e volava in spirale sui vicoli vuoti,
all’ora di pranzo,
quando il ricordo è più chiaro
nel semplice dei panni stesi,
nelle vedute che rubi al Golfo;
francobolli da decifrare, età lontana.
Loro sapevano prevedere l’Autunno
studiarlo attraverso lo sputo,
scovarlo sul fondo di botti di rovere.
Portofino, Charlie Parker, una candela puntata
sugli occhi;
mondi di sabbia, sovrapposti, creati nel vetro
perché l’iride li possa riflettere.
Lui aveva antenati scolpiti dalle onde
cullati nel ricordo dal beccheggio,
preziose conchiglie portate dalla marea.
Lei portava nel sangue Marechiaro e Far West,
Meridione flamenco e Napoli carioca;
tutti i colori più cari a Picasso.
Ci sono parole che non si dissolvono nell’aria
fossili, corallo, radici, e carte da far fruttare;
menti impegnate dal volo delle mosche.
Ci sono la passeggiata sul mare
e il sentiero del bosco,
il buio indiscreto della casa sull’albero,
lo scoglio, la ghiaia, i mattoni rossi;
tanti piccoli girasole contenti di non sapere
parlare.
Piangete amanti!! scivolate nel collo del fiore,
in questa corolla mediterranea,
piccolo gioiello di un giorno che fu.
Bellezza chiara solo ai vostri occhi.

Commenti
odori,sapori..come incipit di un racconto donato alla vita come il messaggio in una bottiglia