Quando il nostro intimismo si farà universale,
di certo avremo ancora destini intrecciati:
noi, due anime in viaggio sulla stessa linea d’onda,
due mani pronte a nascondersi sotto la sabbia.
I palmi saranno aperti e la fronte corrugata dalla paura,
quando scopriremo d’essere un’accozzaglia casuale di materia,
quasi completamente inutile, quasi superflua,
e da sempre totalmente priva di senso.
Forse l’inclinazione della luce ci dirà se ci troveremo
sul circolo dell'equatore, fermi sul pianeta blu, oppure no.
Forse ci scopriremo persi, invidiabilmente soli,
in questo spaventoso vuoto cosmico,
in un universo grande, confuso, arbitrario e senza scopo.
Così alla fine, per fari coraggio, berremo il bicchiere della staffa,
per nulla intelligenti, per nulla preparati,
ma fortuitamente vicini alla comprensione completa:
io già lo sogno, sai, il nostro nightcap,
sogno il divenire, la materia, il tempo e lo spazio,
sogno del nostro futuro più remoto,
e mi godo la vista che solo l’upside down sa regalare.

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