Adoro l’odore salmastro che impregna le narici,

e gli occhi saturi delle parole che alloggiano

nel poema Isocronismo; e adoro non aver radici.

E su di una piccola barca da diporto videro la luce

pure i canti de Inumato fuorimano, che come varici

dei fiume poi espansi e ripresi in una successiva fase.

Una sera all’ancoraggio un quartiermastro gattofìlo

m’ispirò i canti di Piazzetta Gattamelata: forse un dì

avrò il mio gozzo, anche se nella mia vita il drittofilo

per ora non fa sperare che il giornalmastro mi sorrida.

Il capimastro che portava sempre la figliola all’asilo

mi suggerì l’antologia Opificio della Poeteria, ma

un inatteso blocco mi portò in casa con vista autosilo

nei pressi del Pschorr Garage per un periodo sabbatico.

Qui il protomastro di un cantiere abile a farsi nemici

fra le maestranze con i suoi atteggiamenti scontrosi,

mi indusse a partorir una nuova antologia tra gli edifici

Affinchè la poesia non veda la morte di chi non vuole

morire: codesta chissà come arrivò fin negli uffici

del borgomastro che non riuscendo a pronunziare il

mio nome, durante una delle nostre passeggiate in bici

mi battezzò master dichter, ovvero MastroPoeta.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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