Il diavolo è morto.
Ora pongono le secche
ostili reliquie
in lucide urne etrusche.
Vogliamo poterlo vedere,
toccare.

I saggi del villaggio
afflitti,
scalzati
da giovani in gruppi,
con rinnovati terrori.
Non infantili
precarie lagne.
Dal limite della foresta
il loro passo percepiamo.
Vibrante,
Incombe,
sconosciuto,
senza volto.

Chi freme, provocato
da questo ritmo da un altro mondo.

Chi cade, strozzato
dal proprio nauseante dolore.

Sono ossessioni amiche,
che ora innalziamo
ad un sacro quotidiano.
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Profilo Autore: P. Kito  

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