ombrellone aperto
in mezzo al deserto
un altro pomeriggio
giù nell'orto

occhieggia l'amica
dal muretto
all'arco di cicale distesa
crogiolando le stesse attese

m'addormento
alla graticola
cotto d'afa
zanzare e canicola

una sera più stanca arriva
guizzando via la lucertola
come un riflesso ai vetri
e il gatto al cancello

con le voci che tornano
dal vicolo
la vecchia tra i vasi
curva al tramonto

m'alzo alla fine
per una doccia
se a cena
avrò certi ospiti

la solita compagnia
d'ombre a tavola
poi un solitario a carte

chiusa l'osteria
di medesima sorte

ma non aver paura
tanto c'è luna
sui tetti
altri sogni dunque
stanotte
sul cuscino di piume
materasso a molle
ancora versi di musa
che palle



Profilo Autore: puerlongaevus  

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Che cos’è? Né speranza né attesa.

Solo il fuoco che gela il cuore,

l’agone di una vita già arresa

all’assurdo, a un cieco dolore.

Guardi il cielo, cristallo rovente,

sogni la fresca pioggia, un Suo cenno,

raggio in un mondo indifferente,

ma ignora il caso direzione e senno.

Se inaridiscono le tamerici,  

la morte giace nei cespugli storpi,

in lievi crepe sulle superfici,

tra file di salme simili a corpi.

Che cos’è? Né anelito né slancio.

Il dardo nero di un rondone, secchi

rintocchi amplificati dallo sguancio.

Barbagli tra i rami, schegge di specchi.

Profilo Autore: Oudeis  

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D'arido squarcio  
l'astro maggiore 
irraggia 
Il  contrasto maleficato 
di quarte dilette 

Concepite 
da poli traversi 
transitano 
algide eclissi 

Rimate a stento.
Profilo Autore: Simone*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-03-2023

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Persèfone, col viso ormai sfiorito,
le troppe lune ancor non sa scordare,
che la trattengono al fosco marito,
lontana dalle terre a lei più care.

E adesso che ogni tempio va in rovina,
un abito odoroso s'è creato,
per danzar nella terra a lei vicina,
sotto lo sguardo materno e beato.

Ma dopo tanto ballare contento,
le spighe or son colonne, fili in rame;
la calce cade giù sul pavimento,
e madre non s'accorge del catrame.

O Persèfone mia, fammi l'incanto:
torna ragazza e sfuggi alle pretese,
lascia Demetra immersa nel suo pianto,
sposa alla Morte, solo per un mese.3 premio
Profilo Autore: Alessandro  

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Pensieri verdi,
dove perdersi,
quando, il sole brucia i muri,
e, la gente, si nasconde, dietro tende, e tapparelle,
quando, rondini, volano alto,
quando, nelle valige, traslocano, cassetti, ed armadi,
per scappare,
verso monti, e mare,
è estate,
vietato, stare in città.
Un sorriso,
è, sempre condiviso,
e, i bar, chiudono presto, alla sera,
cambia l'atmosfera,
le cicale, sugli alberi,
cantano, a squarciagola, le loro canzoni, mono note,
è tempo, di angurie, e gelati,
dietro ai monumenti, ragazzi, miagolano amore, come gatti,
è, un'estate,
che ogni notte, apre vetri, e finestre, in ogni città.
Si cerca fresco, sotto alle stelle,
nei pub, all'aperto, in collina,
dove, si aspetta, la prima luce, della mattina,
con un caffè freddo, ed amaro,
scrivendo in fretta, una riga, di poesia,
per questa stagione, che mette allegria,
e, che, fa dimenticare, il freddo inverno,
pieno di malinconia,
è estate,
ancora, per un istante, lasciamola qua.
Ogni anno, la aspettiamo,
e, quando c'è, la odiamo,
quei giorni di sabbia, e sole,
che da bambino, mi venivano regalati,
in un attimo, sono passati,
e, ancora sento, sulla pelle, quel calore,
che, mi incendiava, il cuore!
Profilo Autore: FABIO RINALDI  

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Ma chi fa ombra al ciliegio?
Ci provano le formiche,
ma sono un velo nero passeggero.

Sceglie nuovi rifugi
l’ape.

Il fantasma dei fiori si beve la luce.

Il vento dorme sulle colline di polvere,
inchiodato a ciò che vive d’immobilità.

Il legno dell'albero cede le sue membra.
L’asfalto in lontananza cancella i contorni.

Cieco io, cieco il mondo.
Il giorno è solo giorno.

L'estate toglie il respiro agli uomini.

Le radici stringono la pietra,
aspettano aghi di pioggia.

Ma a chi fa ombra il ciliegio?
Un poco a me,
sognante e resistente.
Profilo Autore: Sarah Tubaro  

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