Persèfone, col viso ormai sfiorito,
le troppe lune ancor non sa scordare,
che la trattengono al fosco marito,
lontana dalle terre a lei più care.

E adesso che ogni tempio va in rovina,
un abito odoroso s'è creato,
per danzar nella terra a lei vicina,
sotto lo sguardo materno e beato.

Ma dopo tanto ballare contento,
le spighe or son colonne, fili in rame;
la calce cade giù sul pavimento,
e madre non s'accorge del catrame.

O Persèfone mia, fammi l'incanto:
torna ragazza e sfuggi alle pretese,
lascia Demetra immersa nel suo pianto,
sposa alla Morte, solo per un mese.3 premio
Profilo Autore: Alessandro  

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