Cosa ne sai di come sono fatto,
con quali occhi leggo la mia vita?
Ho modi di amare che sono tutti miei:
io non confondo mai cose diverse
e delle cose ho la mia lettura,
sempre una lettura provvisoria,
sempre una lettura insufficiente,
che quando riesco spingo verso il vero
con la certezza di non riuscirci mai,
Le mie letture?
Sono letture fuori sintonia,
fuori dai cori, fuori dai consessi
fuori, tout court, per quello che vuol dire,
secco e deciso e zeppo di rifiuti
come a proteggere la mia intelligenza,
quel poco che mi resta di invenduto:
la mia famiglia, il bene che ti voglio,
l'amore per gli uomini che non si fanno gente,
l'amore per i ricordi che conservo,
per i miei figli, tutti quanti grandi.
E tu mi dici di starmene tranquillo:
la vita, dici, possiede una saggezza,
un modo tutto suo di scrivere percorsi,
tracciare mappe, scrivere altre storie...
Sarà come tu dici, a me non pare,
anzi mi pare che scorra casualmente!
Prendi le Feste, le luci di Natale,
il nuovo anno, i festeggiamenti,
lo stare intorno a tavole imbandite
in barba ai poveracci, a chi non mangia,
a chi di niente si copre contro il freddo.
Lo so, mia cara, sono luoghi comuni,
riflessioni prodotte in questi giorni,
parole stanche che presto spariranno,
Parole scritte da chi si sente in colpa
per quell' in più dovuto solo al caso,
ad un giro di ruota, alla fortuna...
però rifletto nel modo laico in cui riesco a farlo:
non è un povero Cristo che stiamo ricordando?
