Le lettere erano partite
come i tanti treni senza storia
che vanno e vengono a memoria
lungo il ferreo istinto.
Un solco nella nebbia, un vuoto
intorno ai tuoi occhi
che guardavano il silenzio della luce ondeggiare
insieme alla sua ombra, e dentro la memoria
ricordo l'odore borotalco della pelle
morbida infante dalle pieghe ai polsi
un po' di quella bimba magra di carezze.
Leggevo
i tuoi capelli sparsi sulla spalla
e avrei voluto perdermi
nel respirarli ancora, quando sola
allungavi la tua mano sulla tavola, quasi
a volermi toccare la distanza
quella stessa
che si scuce ora
allacciandosi al pensiero
con un filo d'inchiostro
nella voce sorda di un singhiozzo
trattenuto in gola.
Avrei fatto l'amore
con quel tempo versato di parole
lasciando i silenzi nelle tasche della notte
dove si nascondono le stelle, quando gli occhi
riflettono la luce del tuo sguardo
illuminando a giorno il tuo ricordo,
avrei fatto l'amore
con il rumore dei tuoi passi
correndogli incontro
spogliandoli dalle vesti del ritorno.
Con te
avrei fatto l'amore
al buio
delle tue paure e dei miei anni
con te
che ti leggi la vita dentro una fermata
che ti leggi la vita
sfogliando le stagioni
senza trovare
quella pagina strappata
di un amore
di un sorriso
che io
dal giardino dei miei giorni
ho rubato per te.

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