Ricordo ancora di ciò che disse il professore quel giorno, spiegando il funzionamento di una cellula vegetale. Si interruppe: "Vedete la complessità della vita?"- Il silenzio fu assordante. Riprese poi a spiegare, come niente fosse. Avevo ragione a non aver parole, solo che me ne sarei reso conto soltanto anni dopo. Un bicchiere vuoto, un posacenere strabordante ed una sigaretta elettronica ad alleviare i sensi di colpa. Se fosse un quadro, direi che qualcosa lo stia divorando a partire dalla cornice. Ho cercato il diavolo troppo a lungo prima di accorgermi che troppi peccatori, in questa macabra colletta, offrono un pezzo di sé per definire il tuo peccato. Dopotutto, va costruito il mostro prima di farlo fuori. Credo che la mia debolezza mi stia trascinando con tutta la sua forza in questo mulinello senza soluzione di continuità. Esso gira, gira; soltanto alla fine ti accorgi delle coazioni a ripetere. Alla fine sei tu il mostro che costruisci, ma sei troppo forte per distruggerti. Alla fine, ciò che decidi esula dalla morale se la vacuità diviene la meccanica dei desideri. E il magnetismo bilaterale non fa altro che suggerire che ogni forza, per quanto intensa, se immagine speculare di se stessa non fa altro che tenerti fermo. Se potessi dire di più, sarebbe una risposta assoluta. Ma, dato che essa non esiste, mi limiterò alla fine del topo, ossia figliare nel labirinto.
1 commento
È da tanto che non scrivo qualcosa.
Quello che si dice è vero: bisogna essere ispirati. Non ha alcun senso mettersi là con la penna in mano e il foglio davanti sperando di scrivere qualcosa, magari non tuo, magari che non ti appartiene. A volte io ho sbagliato. Mi sono sforzato troppo per scrivere cose che magari in quel momento provavo ma non intensamente. Ora, dopo tanto tempo, mi trovo qua a fare i conti con me stesso e con la tua mancanza. Da quando non ci sei ho perso una parte della mia vita. Non riesco ancora a metabolizzare ciò che è successo e quando le persone mi chiedono di te, del tuo futuro e delle tue ambizioni, parlo come se nulla fosse, come se tra noi fosse tutto normale, come se noi ci fossimo ancora. Tu però non ci sei più. C'è solo la tua mancanza. Una mancanza che pesa più di una presenza. Una mancanza che non mi lascia un secondo. È sempre con me, un po' come lo sei stata tu. Mi hai lasciato un vuoto incolmabile che nemmeno le parole di conforto ricevute e qualche distrazione riescono a colmare.
Passerà mi sento dire. A volte dico che è così, passerà come tutto. Poi però, guardandomi attorno, noto come tutte le persone, le parole e i sorrisi sono lì per me, in quel preciso istante, e un attimo dopo non ci sono più. Loro non lo sanno, ma in tutto quello che vedo, riesco ad intravedere te. Tu che non mi hai mai lasciato solo e mi hai sempre sostenuto in ogni mia scelta, tu che hai sognato insieme a me e che hai sempre voluto condividere la tua felicità con me, mostrandoti anche fragile ai miei occhi perché sapevi che loro ti avrebbero capito e aiutata a diventare chi sei diventata adesso.
L'ultima volta in cui abbiamo parlato mi hai detto che ciò ci avrebbe aiutato a crescere e a diventare grandi. Io però, senza di te, non riesco a fare alcun passo avanti perché è sempre stato così: un mio difetto per un tuo pregio. Un mio pregio per un tuo difetto.
Ho ancora bisogno dei tuoi pregi.
Mi manchi.
Quello che si dice è vero: bisogna essere ispirati. Non ha alcun senso mettersi là con la penna in mano e il foglio davanti sperando di scrivere qualcosa, magari non tuo, magari che non ti appartiene. A volte io ho sbagliato. Mi sono sforzato troppo per scrivere cose che magari in quel momento provavo ma non intensamente. Ora, dopo tanto tempo, mi trovo qua a fare i conti con me stesso e con la tua mancanza. Da quando non ci sei ho perso una parte della mia vita. Non riesco ancora a metabolizzare ciò che è successo e quando le persone mi chiedono di te, del tuo futuro e delle tue ambizioni, parlo come se nulla fosse, come se tra noi fosse tutto normale, come se noi ci fossimo ancora. Tu però non ci sei più. C'è solo la tua mancanza. Una mancanza che pesa più di una presenza. Una mancanza che non mi lascia un secondo. È sempre con me, un po' come lo sei stata tu. Mi hai lasciato un vuoto incolmabile che nemmeno le parole di conforto ricevute e qualche distrazione riescono a colmare.
Passerà mi sento dire. A volte dico che è così, passerà come tutto. Poi però, guardandomi attorno, noto come tutte le persone, le parole e i sorrisi sono lì per me, in quel preciso istante, e un attimo dopo non ci sono più. Loro non lo sanno, ma in tutto quello che vedo, riesco ad intravedere te. Tu che non mi hai mai lasciato solo e mi hai sempre sostenuto in ogni mia scelta, tu che hai sognato insieme a me e che hai sempre voluto condividere la tua felicità con me, mostrandoti anche fragile ai miei occhi perché sapevi che loro ti avrebbero capito e aiutata a diventare chi sei diventata adesso.
L'ultima volta in cui abbiamo parlato mi hai detto che ciò ci avrebbe aiutato a crescere e a diventare grandi. Io però, senza di te, non riesco a fare alcun passo avanti perché è sempre stato così: un mio difetto per un tuo pregio. Un mio pregio per un tuo difetto.
Ho ancora bisogno dei tuoi pregi.
Mi manchi.
Quanto vento si sta liberando
quante debolezze
profonde mutavano ma non capivi
quali errori dovevi eliminare
Forse ora lo sai, allontanata
dai frastuoni, dalle incessanti
frustrazioni, che si commentavano
da soli, sparite nella terra insieme a te
che resteranno nel cuore di tutti noi
quante debolezze
profonde mutavano ma non capivi
quali errori dovevi eliminare
Forse ora lo sai, allontanata
dai frastuoni, dalle incessanti
frustrazioni, che si commentavano
da soli, sparite nella terra insieme a te
che resteranno nel cuore di tutti noi
Appare la speranza
in una stanza vuota
appare misteriosa
si china pregando
e nel pregare sogna
di potercela fare
ma pensa a ciò
che è stato, un solo piccolo
istante, soffiato dal vento
fra mani chiuse, con rigidità
che vorrebbero lavare
tutta quanta la sporcizia
della disonestà
Io non credo alle gare
Quelle tra poeti
sanno di Stalin: Esenin\Majakowskji
di gas: Sexton\ Plath
oppure di gravità: Ruggieri\Rosselli
e di alcool Thomas\ Kerouac
Corda, caduta libera e colpo di pistola
Sento nell’aria
Sempre
Il resto è rumore di gnu e coccodrilli
Quelle tra poeti
sanno di Stalin: Esenin\Majakowskji
di gas: Sexton\ Plath
oppure di gravità: Ruggieri\Rosselli
e di alcool Thomas\ Kerouac
Corda, caduta libera e colpo di pistola
Sento nell’aria
Sempre
Il resto è rumore di gnu e coccodrilli
Quando si passeggia per le vie di Roma,
Ogni angolo desta meraviglia.
I suoi monumenti raccontano la storia di un popolo grandioso.
La luce del giorno sembra illuminare il set di un film, dove il tecnico Delle luci risalta i colori di uno spettacolo senza tempo.
IlTevere sembra un diamante grezzo incastonato in un anello prezioso e ogni Chiesa che si puo' ammirare,
contribuisce a rendere eccezionale questa citta' antica ma sempre attuale.
Ogni angolo desta meraviglia.
I suoi monumenti raccontano la storia di un popolo grandioso.
La luce del giorno sembra illuminare il set di un film, dove il tecnico Delle luci risalta i colori di uno spettacolo senza tempo.
IlTevere sembra un diamante grezzo incastonato in un anello prezioso e ogni Chiesa che si puo' ammirare,
contribuisce a rendere eccezionale questa citta' antica ma sempre attuale.
Le notti in ospedale si vivono in così tante maniere, questo era per me un pensiero ricorrente mentre aspettavo buona ,buona il giorno del mio intervento.In effetti la mia notte non era certo uguale a quella della mia vicina di letto, una povera donna di quasi ottant’anni malata di Alzheimer e di non so più quale malattia per la quale era stata portata in ospedale dalla figlia, una notte ,la sua ,fatta di continui tentativi di fuga verso la lontana masseria nella sua amata Puglia, dove secondo lei la aspettava sua madre.
La mia notte non era sicuramente uguale a quella dell’altra donna, quella del letto 22 che attendeva impaziente di sottoporsi ad un intervento che le avrebbe donato un seno perfetto , che lei già vedeva e accarezzava ; piccole tette sode sul corpo di una sessant’enne, che si era ricoverata senza dire niente a nessuno ,neanche alla sua unica figlia che ignara le telefonava, e alla quale lei con un pò di timore rispondeva di trovarsi in vacanza con una sua carissima amica .
Molti altri vivevano notti agitate e insonni ,un mare di menti piene di perché, un mare di corpi tormentati da ansie e dolori.
Tutto sotto lo sguardo vigile dei medici di turno e degli infermieri. Notti fatte di stanchezza e insoddisfazione per alcuni , altri invece pieni di rabbia per turni assurdi , per una carriera che non riesce a decollare, o per quello che li aspetta fuori.
La mia notte quindi, carica di pensieri non miei, di paure e gemiti non miei, la mia notte vuota, vissuta in un eterno stato di incoscienza, come se niente di ciò che stava accadendo riguardasse realmente me, come se l’ago cannula non fosse conficcato nel mio braccio. In fondo ho sempre avuto la sensazione di vivere in una specie di stato ipnotico ,o meglio in un continuo letargo che mi allontana da tutto ,anche da me.
Solo quando il silenzio aveva ormai avvolto l’intero reparto e tutti dormivano o cercavano di farlo, sentii forte il bisogno di dare un ultimo sguardo al mio corpo ancora integro, così mi alzai entrai in bagno e davanti allo specchio mi spogliai e inumai mentalmente il seno che ben presto mi avrebbe lasciata, una cerimonia intima senza lacrime, quelle sarebbero venute dopo appena tornata a letto.
La luce del mattino piano si faceva strada nella stanza, e il via vai nel corridoio ricominciava, medici, infermieri, malati, terapie e termometri tutto come ogni giorno, tranne il bicchiere pieno di tintura di iodio dall’odore nauseante, che l’infermiere di turno mi aveva lasciato sul comodino raccomandandosi di lavarmi completamente con quello.
In piedi, nella vasca da bagno scrostata, ho iniziato a passare sulla mia pelle il disinfettante, la mia pelle si tingeva di giallo e questo mi faceva sentire marchiata, segnata, proprio come quella vecchia pubblicità sull’aids , ecco , dopo quel bagno colorato e maleodorante tutti avrebbero saputo, tutti avrebbero visto e capito che ero una bambola rotta .
Per fortuna il mio lato bambinesco non mi ha mai abbandonata , e quella mattina appena mi consegnarono il camice verde col quale si saliva in sala operatoria, lo indossai e per rallegrare le mie compagne di stanza offrii loro una sfilata del tipo piccolo diavolo, “modello Giuditta”, due risate ci volevano, poi via verso quel sonno profondo e innaturale che mi avrebbe messa per sempre davanti a una nuova vita.
Ho sognato che un giorno camminavo tra le vie dell’indifferenza
e tutte queste conducevano nella piazza dell’infelicità.
Ho attraversato vico...li dove i palazzi che vi si affacciavano aprivano i loro portoni,
all’odio, cattiveria e egoismo,
entrandovi tutti ti portavano a vivere nelle stanze della solitudine.
Ho visto città dove i suoi abitanti erano tutti ciechi e sordi,
incapaci di pensare e di vedere la loro vita, perché avevano delegato le loro scelte in mani altrui.
Ho visto un burattinaio grosso, grasso e felice, tirare i fili dell’umanità,
giocando con le vite, di uomini senza fede e speranza.
Ho visto un misero uomo rassegnato e senza futuro.
Ma forse questo è solo un sogno e quando mi sveglierò la realtà sarà migliore.
e tutte queste conducevano nella piazza dell’infelicità.
Ho attraversato vico...li dove i palazzi che vi si affacciavano aprivano i loro portoni,
all’odio, cattiveria e egoismo,
entrandovi tutti ti portavano a vivere nelle stanze della solitudine.
Ho visto città dove i suoi abitanti erano tutti ciechi e sordi,
incapaci di pensare e di vedere la loro vita, perché avevano delegato le loro scelte in mani altrui.
Ho visto un burattinaio grosso, grasso e felice, tirare i fili dell’umanità,
giocando con le vite, di uomini senza fede e speranza.
Ho visto un misero uomo rassegnato e senza futuro.
Ma forse questo è solo un sogno e quando mi sveglierò la realtà sarà migliore.
Mi chiedo se la mente
può avere un pò di pace
mi chiedo se le vie che percorrono
sentieri tortuosi avranno
un filo di ragione e consumata
nell'acqua stagnante potrà risvegliare
quei sentimenti assopiti da sogni infiniti
distratti dai suoni, delle voci che urlano
e non finiscono mai di agitarsi
e se ne fregano se qualcuno soffre
vivendo nel dolore più profondo
senza essere capito, mi domando
qual è la cosa da vivere davvero
mentre ogni cosa sembra inutile
quando svanisce anche il silenzio
Ho passato la vita
ad esaurirmi
come si esaurisce una foglia
quando inizia ad arrivare
il freddo.
Ho ubbidito già prima di nascere,
e già al primo vagito
mi dicevano di stare zitto.
Poi il primo giorno di scuola non ne parliamo
che paura
quando facevo qualche marachella.
Come un lampo è arrivata
l'ora di andare a lavorare
cavolo come ero felice!
Non ci stavo nella pelle
intanto gli anni passavano
così veloci
come passano le nuvole
quando finisce un temporale.
E' stato tutto come un sogno,
mi son trovato subito
alla mezza età
all'inizio non sapevo nemmeno
cosa fosse,
poi ho perso il lavoro
ed ho capito, ho perso tutto
non dormivo la notte
e non mi vergogno a dirlo
piangevo..
Quanti come me
nella mia stessa situazione,
non ci pensavo per niente
ed invece è la triste realtà,
ieri eri un Dio oggi non sei niente
nemmeno un numero.
Per dire la verità ci ho riprovato
a ributtarmi nel mondo del lavoro
ma tutto è cambiato
ora ci sono i contratti a chiamata i voucher
oggi sei qua domani la
e tiri a campà.
Una volta i contratti erano indeterminati
ora di indeterminato è rimasto solo
quando ti fanno il funerale.
Ho passato una vita a ubbidire
ad ascoltare senza parlare,
ma ora sono stanco
mi voglio sfogare
e mandare al diavolo
questa assurda società
perché ognuno di noi
ha una dignità
che vale molto di più
di uno sporco ipocrita
contratto...
ad esaurirmi
come si esaurisce una foglia
quando inizia ad arrivare
il freddo.
Ho ubbidito già prima di nascere,
e già al primo vagito
mi dicevano di stare zitto.
Poi il primo giorno di scuola non ne parliamo
che paura
quando facevo qualche marachella.
Come un lampo è arrivata
l'ora di andare a lavorare
cavolo come ero felice!
Non ci stavo nella pelle
intanto gli anni passavano
così veloci
come passano le nuvole
quando finisce un temporale.
E' stato tutto come un sogno,
mi son trovato subito
alla mezza età
all'inizio non sapevo nemmeno
cosa fosse,
poi ho perso il lavoro
ed ho capito, ho perso tutto
non dormivo la notte
e non mi vergogno a dirlo
piangevo..
Quanti come me
nella mia stessa situazione,
non ci pensavo per niente
ed invece è la triste realtà,
ieri eri un Dio oggi non sei niente
nemmeno un numero.
Per dire la verità ci ho riprovato
a ributtarmi nel mondo del lavoro
ma tutto è cambiato
ora ci sono i contratti a chiamata i voucher
oggi sei qua domani la
e tiri a campà.
Una volta i contratti erano indeterminati
ora di indeterminato è rimasto solo
quando ti fanno il funerale.
Ho passato una vita a ubbidire
ad ascoltare senza parlare,
ma ora sono stanco
mi voglio sfogare
e mandare al diavolo
questa assurda società
perché ognuno di noi
ha una dignità
che vale molto di più
di uno sporco ipocrita
contratto...
Troppo lontano,
l’ito passato cancelliamo;
al futuro distante non pensiamo,
lo scordiamo e non lo prepariamo.
Ma il Natale ogn’anno ci ricorda
che i millenni non sono che un istante.
Che quel fatale dì non ci rimorda
d’aver capito male il suo “vegliate”.
Vuote le mense o apparecchiate,
sarà soltanto un mese o solo un’ora,
quel giorno arriverà come l’altr’anno,
senza avvertire o mutar dimora.
Sicché sarebbe meglio illuminare,
senz’abusar in fasti ed altri sfoggi,
l’anima nostra, e non le piazze e vie,
onde pentita faccia bella mostra
ove l’ieri, l’adesso e l’avvenire
nel meglio stia per esordire.
l’ito passato cancelliamo;
al futuro distante non pensiamo,
lo scordiamo e non lo prepariamo.
Ma il Natale ogn’anno ci ricorda
che i millenni non sono che un istante.
Che quel fatale dì non ci rimorda
d’aver capito male il suo “vegliate”.
Vuote le mense o apparecchiate,
sarà soltanto un mese o solo un’ora,
quel giorno arriverà come l’altr’anno,
senza avvertire o mutar dimora.
Sicché sarebbe meglio illuminare,
senz’abusar in fasti ed altri sfoggi,
l’anima nostra, e non le piazze e vie,
onde pentita faccia bella mostra
ove l’ieri, l’adesso e l’avvenire
nel meglio stia per esordire.








