
Diciassette marzo 1985, pomeriggio inoltrato...
Una rossa luminosità invadeva la città di Dornoch, affacciata sul mare del Nord, nella Scozia nord-orientale.
La contea del Sutherland faceva da contorno con tutto il suo storico passato.
Le Highlands richiamavano vicende lontanissime: storie di clan e di battaglie.
La risacca del mare lentamente si spegneva sulle spiagge.
Le case in fila sembravano quasi confondersi con i toni del cielo.
Un vento insistente soffiava sulle strade che correvano lungo la costa, trasportando spruzzi d'acqua sul suolo.
La sera cercava di strappare gli ultimi bagliori di luce prima di chiudere la finestra del cosciente per abbandonarsi nel sogno onirico del silenzio.
Notte.
Come tante altre, tutte uguali una all'altra.
La città sonnecchiava da un po' mentre una foschia tenue ricopriva tutta la pianura.
La strada che conduceva al mare era deserta.
Alberi spogli sparsi qua e là lasciavano intravedere un autunno inoltrato.
Un'auto si dirigeva verso il centro della carreggiata illuminando la strada con i suoi gialli fari.
Un gatto fermo nel centro.
I suoi occhi accesi come lampioni.
La morte sfrecciò accanto... sfiorò.
L'auto si fermò, scese qualcuno. Una carezza leggera sul muso, mani che sollevarono e caldo tepore d'un sedile. Poi, le luci della targa s'allontanarono nella nebbia.
Un segnale stradale, vecchio e arrugginito, barcollò come un ubriaco, cadendo in terra. Una scritta: “Benvenuti”.
Sì: benvenuti in questa storia.
Piana di Nightingale.
Un'auto ferma: Bentley Musalnne nera. Una porta si apre lentamente. Foschia. Un'eterea figura s'intravede. Si spengono le luci d'una casa illuminata a giorno.
Il rumore d'un mazzo di chiavi tintinna nel silenzio, un cancello cigola lamentandosi; sul selciato, stivali schiacciano pian piano sassolini bianchi.
Un viale, con ai margini delle siepi e alcuni alberi, porta in fondo al buio senza che di esso si veda la fine. Dimora antica custodita con gran cura: ogni aspetto architettonico è sapientemente gestito. Giardino perfetto.
Proprietari molti ricchi sicuramente.
Una voce dall'auto: “Buona sera miss Jane, al solito posto?”
La donna sale, quasi fosse priva di peso per la sua magrezza.
“Vai George, solito posto”
Sempre più notte nel Sutherland.
Whitedark pub, un quarto a mezzanotte.
Parcheggio.
Lattine di birra intorno: bidoni dell'immondizia che emanano profumi inebrianti.
Stridono pneumatici, si ferma l'auto.
Figura esile scende: capelli lunghi, lisci e neri; trucco sul viso appena accennato. Jeans, maglione sportivo, giubbino di pelle e l'unico vezzo un paio d'anonimi “anfibi” ai piedi.
Famiglia borghese la sua: benestanti da generazioni e uno zio alla camera dei Lords.
Modi raffinati e aspetto da ragazzina non ancora cresciuta.
“George, tardo un po', questa sera voglio divertirmi; ne ho abbastanza del collegio e degli insegnanti e poi ho una gran fame questa sera. Mi raccomando non dire dove sono ai miei, ti prego fallo per me. Fra un paio d'ore puoi venire a prendermi”
“Va bene miss”
Gente sfatta, avara della vita: l'indolenza non è un accessorio.
Un mondo di visioni governa il locale.
Fumi e odori salgono sulle travi di legno: le impregnano, le sodomizzano al loro gusto.
Chi entra ne esce vestito a nuovo: un nuovo che sa di schifo, quello della società.
Una ragazza di così alto rango in quel locale?
L'esser giovani e ricchi non implica né morali indotte o altre coercizioni dell'animo, quindi...
“Una birra doppio malto per lavarmi la bocca”
Jane sussurra con voce roca che par venga dritta da chi mastica tabacco da una vita.
Anche le corde vocali paiono aver cambiato timbro.
Ragazzi distratti pendono dal bancone, quasi arrampicati a esso in un gesto d'estrema salvezza.
“Thomas, guarda che bel bocconcino questa sera”
“No sono stanco, vacci tu Robin”
I due sono amici da tempo, ma amici di cosa?
Noia in loro: li prende e li seduce di notte, quando vestono i loro veri panni.
Il giorno alla Royal Insurance: polizze vita il ramo.
La notte, beh la notte è uguale per tutti: balordi con modi da damerini e damerini con modi da balordi... cosa c'è di meglio della notte.
Cambiarsi la pelle è come un semplice quanto accurato cambio d'abito.
Il giorno dopo basta riporre il vissuto in un profumato armadio alla naftalina.
“Ciao, sai che sei carina?”
“Dai, lasciami stare, sono qui solo per bere un drink: non sono mica una di quelle, cosa credi!”
“Come ti chiami, questo me lo puoi dire almeno?”
Nonostante il tono della voce tirato fuori prima, un leggero rossore in viso lascia trasparire una certa timidezza in Jane. Però la notte impone rudezza oggi e lei è divenuta rude quanto basta.
“Ti ho detto di girare al largo eppoi voglio prima mangiare qualcosa, sono affamata”
“Di sesso?” Sussurra Robin.
Lei sorride facendosi ancora più rossa: “mi chiamo Jane e tu?”
“Io Robin, bevi una birra insieme a me, non vorrei che qualche poco di buono t'abbordasse: questo locale è pieno di tipi non proprio puritani, di me ti puoi fidare, lavoro nelle assicurazioni...”
“Mi piace assaggiare il sapore della birra fino al fondo del bicchiere”
Sussurra con voce dolce Jane, lasciando da parte la finta vocalità impostata.
“Ok, prendiamo due doppio malto red”
Ribatte Robin.
Uno dopo l'altro vanno via i boccali: un'arsura che sembra essere un deserto in fiamme.
Robin intanto bofonchia qualcosa facendo cenni all'amico lontano: “Imbecille vieni. Thomas, vieni... è strafatta di birra, ci divertiremo nel parcheggio”.
La prendono sottobraccio ed escono ridendo; anche lei ride: penserà magari a una avventura da brivido per scrollarsi l'aria da collegiale. Manca ancora un' ora all'arrivo di George, c'è tempo.
Auto in sosta.
Cominciano a strattonarla e lei ha un sussulto: la tragica realtà appare ora chiara nella sua mente da ragazzina.
La schiaffeggiano, cercando di strapparle i vestiti di dosso.
Jane d'improvviso inizia a ridere.
“Questa è tutta fatta amico, questa sera bottino grosso: tira fuori l'argomento che iniziamo a spassarcela”
Mentre la frase prosegue, improvvisamente Jane cambia tono, la risata si fa lugubre e la voce diviene tenebrosa e cupa.
I due hanno un'incertezza, si spostano d'un passo indietro.
Lei tira fuori dal giubbino una mannaia.
L'aria si spacca, urla al suo roteare.
La testa di Robin si apre in due.
Thomas rimane impietrito: il cervello dell'amico gli inonda la giacca lordando il suo viso e impedendogli di vedere.
Jane con forza soprannaturale lo afferra: alza nuovamente la mannaia gli tronca una mano di netto, poi il braccio.
Cade in terra esanime: domani non andrà al lavoro certamente.
Sangue sulle auto e nel parcheggio.
Bava alla bocca, sguardo soddisfatto e occhi di fuoco.
La mattanza è finita.
Trascina i corpi vicino alla Bentley, che nel frattempo ha parcheggiato non molto distante; strappa le carni, assaggia il loro sapore e li divora con inumana ferocia.
Ossa spolpate sino al midollo sull'asfalto del parcheggio del Whitedark.
Finisce la sera di Thomas e Robin, l'ultima da padroni del loro nulla.
“George andiamo a casa, hai mantenuto il segreto con i miei?”
“Certo signorina, ho detto loro d'averla accompagnata dalla figlia di sir Jonstone.”
“Grazie George, senza te non so cosa farei. Accidenti avevo una fame... questa sera la carne era ottima, però domani voglio andare al Downlake!”
“Va bene miss Jane”
Goodnight.
Una Bentley musalnne nera entra nel vialetto, si ferma.
Una figura corrucciata avvolta nel buio attende. Jane scende.
“T'ho detto mille volte di non andar in giro in quei locali malfamati, sai che ti conosco e so benissimo cosa sei capace di fare, e poi tua madre non vuole che importuni gli uomini!”
“Ma papà oggi è il mio compleanno!”
Un sorriso, un braccio sulla spalla e s'incamminano verso la fine del viale.
S'intravede un piccolo cancello.
Una scritta: “Dornoch Monumental Cemetery”
Sulla sinistra immediatamente dopo l'entrata una lapide bianca in pietra. “Jane Born: 17 march 1700-17 march 1722”, dad and mum, rest in peace” Null'altro inciso.
Un gatto siede accanto e con una zampa pulisce le orecchie.
Una notte è trascorsa. Un'altra storia è morta.
Un'altra passerà...
“Ah... dimenticavo di dirvi: l'ultima strega in Scozia fu bruciata viva nel 1722 a Dornoch.
Si chiamava Jane Born” E non era una strega, o si?

Commenti
descrizione della Scozia e delle Highlands: ho letto tanti romanzi ambientati in quei posti e mi
piacerebbe Visitarli. Complimenti per questo notevole racconto. Un caro saluto, Grace