Saltello tra un tetto e una stella
L'uno ardente, l'altra fredda,
mentre il cielo plumbeo è morto
e l'aria diviene densa come gelatina
si attacca addosso e non vuol saperne di andar via
e ti tira giù
mordendoti e frenando i tuoi piedi per spingerti in basso.
Mordi con le dita la tegola di un tetto
e il freddo penetra le carni come amante non richiesto;
tutto ciò che hai da dire è l'urlo incoerente del dolore
con l'altra mano mozzata che gocciola dal basso
e la pozza del tuo icore che brama ciò resta di te
chiamandoti giù
Ora sei giù, e nulla ha più senso
le tue carni un vago ricordo d'uomo
dimentica ciò che sei, per ricordare il solo dolore
ben al di là dell'umana comprensione
ben al di là della ragione.
Commenti
il malessere interiore visto come un girare sui tetti.. piu' in alto che si può..eppure non si riesce a decollare..
Peccato che Daemonia non abbia più pubblicato