Non solo quiete d’estati antiche
o verde nell’azzurro
né a largo slarghi di mare scuro
dove in eterno è l’affondare.

Non il vagare al vento avvolto
o il sale in faccia
né abbraccio d’acqua, rifugio nero
- orgia d’assoli, silenzio, nulla, e tutto.

Non navi bianche al porto
approdo a luci vive
né sguardi verso l’Ellade
deviati dal timone.

Ma quelle mille barche a traboccare
il popolo più antico
cacciato dalla terra al mare amico
nell’Europa
dimentica, già allora
secca di sangue d’anima.

Ma quelle mille bocche tutte lorde
illiri o non illiri - incerto ceppo -
a terra occhi-Balcani
quegli occhi neri su mani molle,
e tre parole da mille antenne
torte di là dal mare, strozzate in gola.

Barriera e sfogo, via-ponte-fuga
- un mare madre che accoglie e mescola.
Come la terra mia
è un impeto mai pago
misericordia memore
d’unione primordiale.
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Commenti  

Rita Stanzione*
+1 # Rita Stanzione* 18-12-2017 22:28
Complimenti, poeta. La tua bravura si conferma ogni volta.

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