Tasti bianchi e neri
violentati
dal disprezzo
e dalle dita
di chi alla buona musica
ha preferito
invece
la sinfonia omicida.
Sulle note
struggenti
di una supplica
che diventa
un grido.
Poi più niente.
Nel nome
della madre
soffoca
il respiro.
In ricordo di George Floyd, l’afroamericano ucciso dalla follia razzista di chi lo doveva, invece, proteggere.