Sotto le fodere piegate di sera
Che pulci stanziano da vero podere
Ci sto io morso, arso da tutto;
Non di mostri o tizzoni vittima sono,
Né mi prestan ausilio i dolci pensieri
Morti che fur per la mia tempesta.
Un caldo da cani, fuori un mondo freddo,
Nel talamo moribondo mi diletto
A non pensare, viver nemmeno.
Tanto che c’è da aspettare se non te
Vattene, sì, come mi conci poi te
Che bagno, salo, un lago il mio letto.
No, non m’alzerò all’incedere del Sole,
La spessa pelle del telo me l’impone.
Credo nel buio, obietto al rossore.

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